Dicembre tempo di bilanci: come è andato il 2014 per i maggiori brand del vino italiani? Nonostante la contrazione dei consumi e le difficoltà i maggiori marchi chiudono bene, anche grazie all'export.
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Tutto considerato è stata un’annata positiva per le prime dieci aziende del vino italiano. Secondo un sondaggio di Tre Bicchieri Settimanale, realizzato a dicembre, il 2014 sta per andare in archivio con un mercato nazionale in pari o in lieve calo ma con un export determinante, in ascesa, che non tradisce le aspettative di un anno fa. Da Giv a Zonin e Botter, da Antinori a Enoitalia e Caviro (marchi che assieme valgono oltre 2 miliardi di euro), l’anno che precede Expo ha consentito comunque di portare a casa risultati che lasciano ben sperare per il 2015.
Il Gruppo Giv, presieduto da Corrado Casoli, prevede una sostanziale stabilità in chiusura d’anno: “Il fatturato consolidato sarà intorno ai 348 milioni di euro, con 221 milioni realizzati dalla capogruppo. Chiuderemo a 90 milioni di bottiglie” spiega Casoli “ma a parità di volumi col 2013 il mix del venduto è migliorato in termini qualitativi, segno che il Gruppo è riuscito a spostare le vendite su marche strategiche piuttosto che sulle private“. Bene, in particolare, i brand Bolla, Lamberti, Nino Negri, Rapitalà e Castello Monaci. Tra i Paesi: Nord America, Cina e Russia segnano le migliori performance. Mentre in Cina tutto è pronto per l’esordio della nuova società di trading (non più solo consulenza) Giv Shanghai. “Per il 2015” aggiunge “prevediamo una crescita di volumi e fatturato che potrebbe superare il 5%“. Gli spumanti, Prosecco in primis, saranno una delle chiavi di volta, con Bolla, Lamberti e Cavicchioli sull’estero e Carpenè Malvolti per l’Italia. I vini veneti, infine, saranno protagonisti in alcuni progetti futuri, che sono in fase di studio. Per quanto riguarda la controllante Riunite & Civ, l’anno fiscale chiuso al 31 luglio segna ricavi per 205 milioni di euro, con previsioni stabili sul 2015. “Tra i maggiori incrementi” sottolinea il dg Vanni Lusetti “i vini a Doc Lambrusco Reggiano e Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, tra i rossi, e il Pignoletto tra i bianchi, con progressi significativi anche grazie all’apertura di mercati esteri“. Per il 2015, è previsto un leggero aumento dei volumi complessivi con l’obiettivo di superare quota 130 milioni di bottiglie. “Importanti investimenti” conclude Lusetti “sono programmati all’estero con un focus per il Nord-America col lambrusco, nostro prodotto bandiera“.

Stime positive anche per Caviro (28% di ricavi esteri) che prevede di chiudere l’anno con un +5% a valore e a volume rispetto ai 320,6 mln dell’anno precedente. Tuttavia, la coop romagnola, e il suo Ceo, Sergio Dagnino, temono la perdurante crisi dei consumi italiana nel 2015: “E per l’estero” aggiunge Dagnino “preoccupano le turbolenze di alcuni mercati come Russia e Ucraina. L’Italia si dovrà anche guardare da Cile e Spagna, sempre più competitivi su prezzo e qualità“. Il prossimo anno sarà inoltre dedicato al completamento del portafoglio vini superpremium e l’allargamento di gamma del marchio Tavernello.

La divisione vini di Campari (228 milioni di euro nel 2013) ha fatto segnare alti e bassi, considerando i primi nove mesi, a seconda delle tipologie. I marchi Montoro e Riccadonna hanno realizzato in 9 mesi una crescita del 15,5% (+20,3% nel solo terzo trimestre) in particolare in Russia e Nuova Zelanda; il marchio Cinzano (Vermouth compreso) segna -5,6% in nove mesi e +0,2 nel terzo trimestre; mentre Sella&Mosca, Enrico Serafino e Teruzzi&Puthod segnano +2,2% nei primi nove mesi e -5,1% nel solo terzo trimestre. Su quest’ultima categoria degli still wines restano in campo le voci di cessione (che avevamo anticipato il 13 novembre), nell’ambito di una rifocalizzazione del Gruppo sui marchi a più ampio margine.

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Si concentra fuori confine anche la crescita del brand Antinori, che prevede una chiusura d’anno a +4%: “Il fatturato caratteristico sul vino” dice l’ad Renzo Cotarella “dovrebbe farci raggiungere 157 mln di euro, mentre quello globale a 170 mln considerando i proventi dalle altre attività. La stima di crescita in valore per il 2014 va di pari passo con un calo dei volumi (a 22 milioni di bottiglie). “Pesa la minore disponibilità di vino dell’azienda e uno spostamento del mix dei prodotti verso l’alto con meno vini di fascia bassa“. Nel dettaglio: l’Italia (35%) chiuderà piatta; bene Usa, Germania, Canada. “Per il 2015” rileva Cotarella “è possibile prevedere una leggera crescita dei ricavi“.

Dovrebbe chiudere con un +5% il fatturato del gruppo trentino Mezzacorona (163 milioni il bilancio precedente, chiuso ad agosto 2013). “Prosegue il trend positivo osservato la scorsa stagione e, pertanto, siamo soddisfatti” afferma il dg, Fabio Maccari “nonostante un anno con qualche difficoltà di mercato, a causa soprattutto di un euro forte“. A registrare i migliori risultati sono gli spumanti, soprattutto negli Usa e nei Paesi Scandinavi. Ma sono cresciute anche Russia e Cina, piazze non da grandi numeri assoluti ma dove si sta lavorando con figure specifiche come i resident manager, per fidelizzare il mercato. “Continueremo poi a puntare su Germania, Stati Uniti e Italia, che rappresentano assieme l’80% circa del fatturato. Per il 2015, è probabile che, col recente indebolimento della moneta unica, a trarre beneficio sarà soprattutto l’export. Il nostro obiettivo è rafforzare le marche e insistere sul legame tra brand e territorio“. Fratelli Martini conferma la tenuta del fatturato a 159 mln di euro “nonostante la complessa congiuntura economica e grazie alla rapida reattività ai mutamenti dei mercati e al continuo investimento su nuove arene competitive” spiega il patron Gianni Martini. “L’export si conferma il core business con circa 90% del fatturato. E grazie al buon momento delle esportazioni italiane, ci aspettiamo un 2015 interessante in cui consolideremo i mercati storici e cercheremo nuovi sbocchi“. La società prevede di lanciare nuovi prodotti e attuare un restyling di quelli attuali. Prosegue anche l’ampliamento “nel rispetto dell’ambiente” dello stabilimento di Cossano Belbo.

Chiude con il segno più anche Casa vinicola Zonin. “Nonostante la vendemmia anomala il fatturato 2014 salirà a 160 milioni, con +4% rispetto ai 153 del 2013” dice Michele Zonin, financial controller dell’azienda, che sottolinea le performance dell’export (+6%), soprattutto in Inghilterra e Canada (dove è in evidenza il Chianti Classico di Castello d’Albola), con gli Usa in pareggio sul 2013 e il dato positivo dell’Australia. “In Italia vendite stabili” aggiunge “dove stiamo spingendo sui vini delle tenute di Puglia e Sicilia. Per il prossimo anno proseguiremo a valorizzare le tenute di famiglia“. Cresce del 3,7%, soprattutto per merito dell’estero, il fatturato 2013/2014 del consorzio di cantine trentine Cavit (158,5 mln di euro, 4.500 viticoltori) il cui export, che vale il 79% dei ricavi, segna +4,7% rispetto al più modesto +1,1% del mercato domestico. Risultato netto a 5,6 milioni di euro sui 4 del bilancio 2012/2013. Spumanti in spolvero col +12% di vendite: settore strategico per la compagine presieduta da Adriano Orsi, che ha perfezionato quest’anno l’acquisizione della tedesca Kessler. Usa, Canada, Cina, Russia e Giappone i mercati su cui si è concentrato il lavoro, che ha incluso la riorganizzazione della rete vendite Italia. Nel 2015, Cavit proseguirà col progetto Pica, piattaforma tecnologica per l’implementazione di una viticoltura sostenibile e di precisione: strumento che ha consentito nella vendemmia 2014 di “valorizzare il raccolto e ammortizzare gli effetti negativi del clima“. Stabili i ricavi per Casa vinicola Bottera 135,77 mln di euro (95% derivante dall’estero). L’azienda diretta da Michele Fornasier, protagonista di ottime performance nel 2013, prevede nel dettaglio di chiudere con ricavi sull’export a +0,5% a fronte di un -4% in quantità; Italia a -39% a volume e -35% a valore (4,27 mln). Buone le previsioni 2015: con una risalita dell’Italia (a 4,5 mln di euro) e con un estero stimato a 138 mln di euro (+5%). “Nel 2015 concentreremo i nostri sforzi su Usa, Germania e mercati Asiatici” dice Fornasier “e punteremo su Prosecco Doc e Docg, Pinot Grigio e sui vini del Sud Italia: dal Negroamaro al Primitivo, alla Falanghina“.

Infine Giorgio Pizzolo, presidente di Enoitalia (128 milioni di euro, 75% all’estero), non ha dubbi sull’anno che sta per chiudersi: “Sarà senz’altro positivo: i volumi previsti a budget verranno rispettati pienamente. I ricavi hanno tenuto pur in presenza di un calo di consumi strutturale e uno spostamento della domanda, in alcuni casi, verso prodotti più convenienti di altri Paesi“. Il 2015 per l’azienda di San Martino Buon Albergo “prevede un aumento di volumi e fatturato anche grazie alle buone performance degli spumanti“. La novità 2015 è il lancio del primo di una serie di speciali progetti di filiera sul territorio, focalizzati su un “brand tutto italiano“. Da promuovere innanzitutto in Italia, perché “in un momento di forte contrazione” osserva Pizzolo “è un’occasione per valorizzare il lavoro di chi meglio riuscirà a comprendere i cambiamenti in atto“. Come dire: se vuoi essere forte fuori casa, devi esserlo prima in casa.

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a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri dell’11 dicembre.
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