C'è la crisi: bevete Champagne

7 Feb 2012, 16:43 | a cura di Gambero Rosso
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Et si l’on venait à manquer de Champagne? E se venisse a mancare lo Champagne? E se, già nei prossimi anni, la domanda mondiale di Champagne fosse così forte da mettere in crisi il più importante segmento della wine industry francese? In Italia si saprebbe già la risposta: niente Champagne? Che i

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l mondo beva Prosecco, Trentodoc, Franciacorta, Asti e le altre bollicine italiane.

 

Ma qui, in Francia, il giorno in cui il colosso Lvmh di Bernard Arnault ha diffuso i primi dati del bilancio 2011 (23,6 miliardi di fatturato e 5,2 di utili) da cui risulta che solo il settore  wine&spirits ha prodotto 1,1 miliardi di profitti, l’interrogativo che si è posto un analista della banca d’affari parigina Aurel-Bcg, Jean-Marie L’Home, in un report che sta facendo il giro di tutti i Comité professionali e di tutte le grandi maison della Champagne, è terribilmente serio.

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Perché, come spiega a Tre Bicchieri il portavoce del Civc (Comité interprofessionnel du vin de Champagne), la regione ha, al momento, una capacità produttiva di circa 400milioni di bottiglie e nessuna innovazione agronomica, nessun aumento della resa per ettaro può spingere più in alto questo che viene definito il “meilleur niveau”, il livello massimo possibile a invarianza qualitativa. Non resterebbe, allora, altra scelta che l’allargamento del perimetro della denominazione: faccenda difficile, per non dire impossibile dal momento che va a colpire interessi consolidati e strategie industriali di grandi maison private e grandi cooperative di produttori.

 

In ogni caso, nessuno, tra Reims e Parigi (dove hanno sede gli uffici marketing e commerciali dei colossi mondiali dello Champagne) mette in dubbio la previsione di Aurel- Bcg, nessuna la considera una “fuga in avanti” in un momento di crisi economica e di contrazione dei consumi. Per una ragione molto semplice: i primi consuntivi delle vendite del 2011 forniscono un’indicazione in linea con le previsioni della banca d’affari.

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L’anno scorso, infatti, il mondo ha bevuto qualcosa come 330 milioni di bottiglie di Champagne, con una crescita del 2-3% rispetto al 2010 (a seconda dei mercati), sfiorando quasi il record dei 340milioni di bottiglie nel 2007, l’anno prima della Grande Crisi americana con il crollo dei subprime e il fallimento di Lehman Brothers. E ci sono mercati come quello tedesco cresciuti del 15% per non dire della domanda dei “noveaux clients”, i consumatori cinesi, indiani, russi, brasiliani.

 

“La Champagne a retrouvé un rythme plus classique de progrès” commentano con soddisfazione al Civc e ricordano a Tre Bicchieri che il tasso di crescita della domanda mondiale è stata sempre in media del 5% all’anno negli ultimi 50 anni, con poche interruzioni come il -9% di vendite del biennio 2008-2009 (gli anni forse più duri della crisi mondiale, già dimenticata) a cui la wine industry dello Champagne ha reagito dando un taglio drastico di almeno il 20% (a seconda delle marche) ai margini operativi (e riducendo, quindi, i prezzi al consumo).

 

Tutto finito, a quanto pare: “le Champenois savourent la sortie de la crise” e si godono un fatturato (per ora stimato) di 4,3 miliardi di euro (pari al valore di tutte le esportazioni di vino italiano) con crescite che vanno dal +3,3% per le cooperative al 4,5% per le grandi maison. Quindi, se il trend, come pare, dovesse proseguire e stabilirsi al “livello storico” del +5% all’anno, il rischio che il mondo resti senza Champagne è più che un’esercitazione statistica di una banca d’affari.

 

E se l’offerta difficilmente potrà superare i 400milioni di bottiglie, allora non resterà che “monter ancore le prix pour selectionner la clientèle” come spiegano con un sorriso negli uffici della Laurent Perrier. A la santè!

 

di Giuseppe Corsentino

07/02/2012

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