Intervista al direttore generale di Veronafiere a poco più di due mesi dall'inizio dell'evento che dal 6 aprile porterà a Verona oltre 150mila visitatori da tutto il mondo.
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Spazi espositivi sold out, e cifre record: superati per la prima volta i 100mila metri quadri netti espositivi e l’obiettivo di portare a oltre un terzo la quota di operatori esteri. È un Vinitaly ambizioso quello che aprirà i battenti il prossimo 6 aprile. E il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, in questa intervista al Gambero Rosso, ci spiega le aspettative della più grande fiera del vino italiana.

Direttore Mantovani, Fieragricola si è recentemente chiusa con numeri record, questo significa che il 2014 inizia per Veronafiere secondo le previsioni. Cosa c’è da attendersi da Vinitaly, rispetto allo scorso anno, sul fronte dei numeri?
Vinitaly negli ultimi anni ha operato per razionalizzare le presenze che si sono attestate su una media di 150 mila operatori dei quali quasi un terzo esteri, da 120 Paesi. L’aspirazione è quella di incrementare ulteriormente la già rilevante quota di quelli provenienti dall’estero, in particolare di buyer e operatori del canale ho.re.ca, ragione per la quale abbiamo operato importanti investimenti. A confermare il ruolo di Vinitaly come leader a livello internazionale, dal punto di vista delle presenze di espositori, abbiamo superato, per la prima volta, i 100 mila metri quadrati netti e registriamo, a poco meno di due mesi dall’inizio della rassegna, il sold out degli spazi espositivi.

Ammonta a 3 milioni di euro il finanziamento previsto nel bilancio di Veronafiere all’incoming internazionale tra Vinitaly e Marmomacc. Quanto è stato destinato in particolare a Vinitaly e perché secondo voi è così importante investire sull’estero?
Abbiamo sempre sostenuto l’importanza del mercato interno, dal momento che, anche se in costante decremento, l’Italia rimane tra i primi due paesi al mondo per consumo. Aumenta invece la qualità, con vini che si inseriscono in segmenti più alti di prezzo. Ciò implica trovare sempre nuovi sbocchi commerciali con target medio-alti per le nostre etichette e per tale ragione l’estero, che assorbe il 50% della produzione totale di vino annua, è di fondamentale importanza e Vinitaly come strumento di marketing è il luogo ideale per coinvolgere i più importanti operatori esteri.
Per questo, abbiamo espressamente dedicato agli incontri b2b la nuova iniziativa di Vinitaly chiamata International Buyers’ Lounge, che coinvolge consorzi di tutela e singole aziende espositrici da una parte e buyer esteri dall’altra, dove sono previsti incontri commerciali e degustazioni di vini appositamente selezionati dalle aziende per i mercati internazionali. Così come, nel nuovo Padiglione “i” con Vininternational, abbiamo concentrato in un’unica area tutte le presenze estere alla rassegna che favoriscono l’appealing internazionale di Vinitaly e nel cui àmbito sono già confermate le presenze di produttori e vini da Francia e Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Ucraina, Slovenia, Russia, Azerbaijan, Argentina, Cile, Spagna e Kosovo, che trovano in Vinitaly il momento ideale per proporsi non solo al mercato italiano, ma soprattutto a quello estero contando sulla presenza di 50mila operatori esteri.
Puntiamo molto anche sulla cultura del vino sui mercati esteri e con Vinitaly International da quest’anno, partendo da New York per arrivare a Mosca, abbiamo dato vita alla Vinitaly International Academy, di cui è direttore scientifico Ian D’Agata, iniziativa educazionale che ha l’obiettivo di semplificare la complessità, spiegando, divulgando e trasmettendo le caratteristiche del vino italiano a tutti i livelli, dal principiante all’esperto, con corsi su misura per ogni singolo mercato internazionale sul quale siamo presenti con le iniziative di Vinitaly International.

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A fine marzo, proprio Vinitaly International sarà in Cina per un evento a Chengdu. Tuttavia, il mercato cinese ha mostrato nel 2013 segni di criticità. È ancora da considerarsi l’Eldorado del vino?
Si tratta della fiera storica per il mercato del vino e dei liquori in Cina, con novant’anni di storia e dedicata esclusivamente a importatori e distributori. Nella seconda metà dell’anno, in novembre, Vinitaly International sarà di nuovo in Cina a Hong Kong dove abbiamo una partnership consolidata con l’HTDC e portiamo ogni anno oltre un centinaio di cantine italiane.
La Cina è cresciuta come consumi da 0,3 litri pro capite di dieci anni fa agli attuali 1,3, con particolare riguardo al vino rosso. È un mercato da presidiare con attenzione e proprio per questo siamo presenti in modo organizzato e continuativo dal 1998.
Oltre a sostenere l’intensa attività di incoming in occasione della rassegna a Verona, che già dal 2012 registra la Cina nella Top Ten delle presenze di operatori esteri, nell’ottica di fare sistema e sostenere gli sforzi dei produttori che approcciano la Cina, nell’ottobre scorso abbiamo aperto un ufficio di rappresentanza a Shanghai presso l’ICE a con l’obiettivo di supportare l’immagine dei prodotti vitivinicoli italiani e di dare più efficacia agli investimenti delle aziende.

A Vinitaly 2014, da cosa nasce la suddivisione delle due categorie di Vini artigianali e Vini biologici/biodinamici?
Dalla normativa europea. La cesura è netta tra quei vini bio certificati secondo i requisiti del Regolamento europeo e quelli che non lo sono. Vinitalybio, pertanto, è il nuovo salone specializzato di Vinitaly, organizzato con FederBio, dedicato ai vini biologici certificati e pensato per valorizzare le produzioni enologiche prodotte secondo le norme del regolamento Ue n. 203/2012 sulla produzione e l’etichettatura del vino biologico, entrato in vigore il 1° agosto 2012, Vinitalybio vuole andare incontro alle richieste di una nicchia di mercato sempre più interessante che si sta sviluppando in particolare nei Paesi del nord Europa, dell’America del Nord, ma anche dell’Estremo Oriente. Vivit, invece, è nato prima dell’emanazione del regolamento comunitario sulla produzione di vino biologico e rimane ora la vetrina esclusiva dei vini artigianali, frutto del lavoro di quei produttori che si riconoscono nell’autenticità di un territorio e nella loro individualità.

Internet e Vinitaly. Alla luce delle difficoltà pratiche riscontrate da utenti e operatori nelle passate edizioni (soprattutto sulla copertura del segnale), quali accorgimenti avete preso quest’anno?
I problemi, di cui soffrono tutte le fiere internazionali, anche estere, a Vinitaly ci sono stati solo nel 2012. Già a partire dalla edizione 2013 abbiamo operato importanti investimenti, per potenziare la copertura del segnale per i dispositivi mobili. Mentre per internet abbiamo ampliato e aggiornato la rete WiFi con apparati di nuovissima generazione, estendendo in modo consistente la capacità di accesso e la banda disponibile.
Tutti i padiglioni e centri servizi sono coperti da una rete WiFi capillare fruibile da espositori e visitatori. I visitatori possono acquistare la connettività con carta di credito o tramite scratch card presso i punti di vendita all’interno del quartiere, mentre è stato attivato un numero telefonico di supporto per gli espositori. Nei centri servizi presenti in quartiere sono state create delle WiFi free zone dove è possibile navigare gratuitamente. Il servizio free offerto esclusivamente nelle aree indicate è disponibile in modalità best effort.

Parliamo del forum sul mondo del vino “wine2wine” che è stato annunciato. Quando partirà e cosa vi attendete da questo evento?
È in calendario il 3 e 4 dicembre 2014 e si configura come forum dedicato ai produttori di vino e alle più importanti aziende della filiera, pensato in particolare per gli espositori di Vinitaly. Sono previsti numerosi work shop, case history nazionali e internazionali in chiave business e di sviluppo dell’internazionalizzazione delle aziende. È un evento trasversale, dedicato alla formazione e aggiornamento dei nostri clienti. Una formula nuova che sta già incontrando l’interesse delle aziende e che presenteremo nell’ambito della 48ma edizione di Vinitaly.

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a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 20 febbraio
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