A quasi tre anni dalla nascita della denominazione dell'Isola, il punto su produzione e obiettivi: nel 2014 oltre 21 milioni di bottiglie e un potenziale di 200 milioni. Prossime tappe? Sicilia en Primeur ed Expo 2015.
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VIGNETO SICILIA
Il vigneto siciliano, nonostante la cura dimagrante cui è stato sottoposto nell’ultimo decennio, oggi si estende per più di 104 mila ettari a fronte dei 130 mila del passato. Una superficie che pone direttamente la Sicilia e il suo sistema vinicolo, in competizione con i sistemi di altri Paesi che, per dimensioni e capacità produttive sono confrontabili: l’Australia (133 mila ettari), il Cile (132 mila ha), il Sudafrica (100 mila ha), la Nuova Zelanda (35 mila ha). Se il paragone tra le superfici vitate presenta delle omogeneità, per quanto riguarda la produttività, le medie per ettaro sono assai differenti tra loro: si va dai 94 ettolitri/ettaro del Sud Africa ai 90 del Cile, dagli 81 dell’Australia ai 71 della Nuova Zelanda, rispetto ai 52 della Sicilia. Ciò vuol dire che la regione ha una produttività molto contenuta, comparabile alle aree produttive più blasonate, dove le rese sono inferiori. Nella Gironda, 130 mila ettari di vigneto, le rese delle Dop bordolesi si aggirano sui 49-50 hl/ha. Anche dal punto di vista della biodiversità, a fronte di una sostanziale omogeneità degli altri Paesi, la Sicilia offre un panorama assai ricco che si basa essenzialmente sugli autoctoni e solo in misura minore sugli internazionali. Infatti nei Paesi di confronto, Syrah, Cabernet, Merlot, Chardonnay e Sauvignon blanc rappresentano la parte preponderante, mentre in Sicilia da soli Catarratto, Nero d’Avola, Grillo e Insolia sono quasi il 60% della varietà presenti nei vigneti alle quali vanno aggiunte almeno una quindicina di altre uve (Zibibbo, Frappato, Perricone, Nerello Mascalese, Nocera, ecc.) con superfici vitate più ridotte. Chardonnay e Syrah, le due varietà alloctone più diffuse in Sicilia, pur essendo una presenza importante, a malapena raggiungono il 10% del totale della regione.

VARIETA’ PEDOCLIMATICA
Ma l’elemento strutturale che distingue il sistema viticolo siciliano è che nei fatti è un vero e proprio continente dove la variabilità pedoclimatica è incredibilmente vasta, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista della qualità. Le uve, ad esempio, sono coltivate anche a quote basse, nelle aree costiere, dove il clima, spesso torrido, è mitigato dalle brezze marine che preservano gli aromi mentre in altitudine, nelle zone etnee, gli importanti sbalzi termici favoriscono la finezza e l’eleganza. I suoli possono essere di origine vulcanica, ma anche rossi come in Coonawarra in South Australia oppure calcarei o ancora argillosi. La Sicilia non solo è posta nel centro del Mediterraneo, ma è anche nel centro della “fascia del sole” (tra il 30° e il 50° grado di latitudine nord ed il 30° e 40° grado di latitudine sud) dove le condizioni di luminosità e di temperatura sono ideali per la vite e il vino di qualità. Non a caso le viticolture più importanti sono situate nel nord della fascia del sole, vigneti americani ed europei mentre in quella sud si trovano i vigneti sud-americani, sud-africani ed australiani. Questo panorama viene completato ed ulteriormente arricchito da tante piccole isole (Eolie, Pantelleria, Egadi, Pelagie, Ustica) che contornano la regione e che da sole rappresentano una realtà a se stante all’interno del continente Sicilia dove la viticoltura è ormai presente quasi dappertutto. Per questo la Sicilia è un sistema vinicolo complesso e diversificato dove la vendemmia si svolge in un arco temporale di 90 giorni, dalla raccolta dello Chardonnay in agosto a quella del Nerello Mascalese in ottobre.

LA DOC SICILIA
La Doc Sicilia è nata in questo contesto e rispetto ad altre denominazioni regionali, non è un “cappello “o un “ombrello” con livelli qualitativi differenziati, ma cambiando l’ordine geografico di produzione dà l’opportunità alle Doc già esistenti, come ad esempio, Riesi, Menfi, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, ecc., di incerta collocazione geografica in Italia e ancor di più all’estero, di accostare al proprio nome, la denominazione geografica aggiuntiva Sicilia in etichetta. Dice Antonio Rallo, presidente del Consorzio tutela vini Doc Sicilia: “La Doc Sicilia è uno strumento condiviso, messo a disposizione dell’intero sistema produttivo. Gli impegni che abbiamo assunto, come la partecipazione a Expo 2015 e l’avvio del progetto di comunicazione negli Stati Uniti, sono volti alla brand-awareness (conoscenza del marchio) internazionale e promuovono la Sicilia come sistema che genera valore”.

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D’altra parte gli obiettivi dichiarati dei promotori della Doc erano, e rimangono, di incrementare in modo sostanziale la percentuale di vino siciliano imbottigliato – ancora ridotta rispetto alle potenzialità – e di portare un aumento del valore aggiunto a tutta la filiera di produzione siciliana. Oltre a questi obiettivi c’è innalzare in modo significativo il ricorso alle denominazioni di origine che in Sicilia – in controtendenza rispetto alle altre regioni italiane – per oltre trent’anni non ha mai superato il 2-3 % del totale prodotto. Un percorso iniziato nel 2013 quando sono state certificate come Doc Sicilia quasi 16 milioni di bottiglie che nel 2014 hanno superato i 21 milioni. Tutto ciò a fronte di un potenziale di circa 200 milioni di bottiglie e quindi con dei margini per migliorare molto ampi visto che l’imbottigliato attuale è solo il 10%. In questo àmbito il prezzo medio rilevato per bottiglia – 3,50 euro – viene considerato positivamente. Aggiunge Francesco Ferreri, presidente di Assovini Sicilia: “La Sicilia, unica regione italiana partner diretta di Expo attraverso il Bio-Cluster Mediterraneo, per cultura e posizione geografica è un interlocutore ideale per i temi della biodiversità e della sostenibilità, gli stessi che saranno al centro di Sicilia en Primeur (Taormina 17-18 Aprile). La Doc Sicilia è una strategia di ampio e lungo respiro basata sul controllo della qualità presente e futura del nostro vino rappresentato come unico ma nella diversità dei territori”. Insomma la Doc Sicilia è un brand territoriale che può diventare realmente il riferimento dell’intero comparto sia per gli investimenti (il piano di promozione negli Usa prevede un impegno finanziario complessivo pari a 1.492.000 euro), sia per elaborare strategie comuni, sia per gestire un Consorzio di tutela – destinato a diventare uno dei più importanti d’Italia – con la responsabilità di un patrimonio vitivinicolo – 104 mila ettari – che non ha eguali nelle altre denominazioni.

SICILIA EN PRIMEUR
La XII edizione dell’anteprima mondiale dell’annata 2014 per la prima volta si svolgerà a Taormina dal 17 al 18 aprile. E c’è un’altra novità: Assovini Sicilia ha deciso di aprire le porte ai winelovers di tutto il mondo, con la degustazione, il 18 aprile (ore 16-22), di vini prodotti da 40 cantine diverse. Dove? Al Grand Hotel Atlantis Bay di Taormina.

a cura di Andrea Gabbrielli

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 26 febbraio
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