Crisi consumi? A qualcuno piace autoctono

7 Feb 2012, 18:03 | a cura di Gambero Rosso
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Bere meno ma bere meglio e soprattutto autoctono. Ecco la ricetta anti crisi suggerita dall’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna.

 

“Una volta andavano molto di moda i vini strutturati, passati in barrique, vanigliati e dalle grandi tostature.

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Oggi i clienti sembrano preferire vini fruttati e leggeri ma soprattutto del posto”. Maurizio Manzoni, responsabile dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna, l’ente che si dedica alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio vinicolo della regione, dall’alto della Rocca Sforzesca di Dozza e soprattutto della sua esperienza, traccia un piccolo identikit del nuovo consumatore: più informato,  e deciso a riscoprire i prodotti del territorio. “I consumi non sono calati. Il vero deterrente per i ristoratori è l’alcol-test che spinge le persone a consumare meno perché poi devono mettersi alla guida, ma chi viene in Enoteca solitamente è per consumare a casa. L’idea? Offrire vini alla mescita o permettere ai clienti del ristorante di portarsi la bottiglia a casa. Un vino tipo poi non esiste, quello che i clienti cercano ogni volta dipende dalle circostanze”.

 

L’Enoteca, fondata nel 1970 e che coinvolge oltre 250 realtà imprenditoriali tra produttori di vino e di Aceto Balsamico Tradizionale, consorzi, cantine sociali, enti pubblici e associazioni di sommelier espone a rotazione almeno 800 etichette. “Una volta arrivati quassù – continua Manzoni- almeno una bottiglia i clienti se la portano via. Ci sono esperti che prendono l’Enoteca come punto di riferimento e amatori che qui trovano la maggior parte dei prodotti della nostra regione. Con entrambi mi piace parlare, consigliare, approfondire”.  E le donne? “Sono le clienti più affezionate e sempre più appassionate. E’ da sfatare il binomio donna-vino dolce. Vogliono saperne sempre di più sugli abbinamenti e non si accontentano del primo che capita”.

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Un po’ amico, un po’ psicologo, Manzoni cerca di coinvolgere sempre più persone riuscendo sempre ad appassionarle. “Mi piace parlare con loro di annate e di storia, paragonare vini, soddisfare curiosità. Insomma, mi metto in gioco anche io”. La consulenza è d’obbligo, specie con i ristoratori che “non hanno tempo ad andare in giro per cantine,  elaborare una carta dei vini. La tendenza? Ancor una volta cibo e vino dello stesso territorio”.

 

Per aiutare nella scelta, l’Enoteca ha creato anche un archivio ragionato, un osservatorio consultabile direttamente online, uno spazio di informazione non mediata orientato a tutti coloro che desiderano conoscere la realtà vitivinicola della regione attraverso l'approccio diretto ai dati statistici. E poi, corsi, degustazioni, serate a tema.

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“Il nostro è un punto di osservazione particolare –spiega- qui da noi passano clienti di tutti i tipi. Non solo perché attratti dalle bellezze della zona (Dozza, con i suoi murales, è tra i più bei borghi d’Italia), ma anche perché certi di trovare un’ampia scelta. Dai turisti stranieri (non solo europei ma anche russi, giapponesi e sud americani), ai curiosi della domenica, dalle donne sempre più informate ed esigenti al pensionato che chiede un buon vino da abbinare al pranzo che intende preparare ai nipoti, sono sempre di più i clienti che chiedono vini autoctoni.  Le persone – aggiunge- sono sempre più legate al radicamento del territorio, e se vengono in Emilia non vanno a cercare un Sauvignon o un Cabernet Sauvignon, vogliono prodotti della zona. Scelgono un’Albana, piuttosto che un Sangiovese. E poi; Gutturnio, Lambrusco o anche vini di nicchia come un Centisimino o un Pignoletto”. 

 

Michela Di Carlo

07/02/2012

 

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