Meno contatti, ma quelli giusti: questa per molti espositori è la sintesi del ProWein. Ma come è andata la fiera di Düsseldorf?

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Anche quest’anno l’Italia è il primo paese per numero di aziende alla ProWein. E questo ai tedeschi proprio non va giù”, ci confessa Michael Degen, direttore della Messe Düsseldorf. 1500 le cantine italiane, raccolte anche quest’anno in 2 padiglioni.

 

ProWein: la fiera business oriented

Partiamo dalle certezze: la ProWein è la più internazionale delle fiere del vino. Lo è sia dal punto di vista degli espositori, 6200 da 59 paesi, che per la vocazione globale dei suoi visitatori. E per un approccio business oriented con pochi eguali. Il dato finale che sarà annunciato è di 55mila visitatori; +6% rispetto al 2015, provenienti da 123 paesi. Una manifestazione solida – era la ventitreesima edizione – che dopo anni di crescita sembra aver trovato una sua dimensione: la qualità dei visitatori rimane molto alta, anche se non mancano critiche.
Per chi è abituato a bagni di folla come al Vinitaly o Fornovo, questi potrebbero sembrare padiglioni vuoti. Magari arrivano pochi contatti ma sono quelli giusti. Oggi ho trovato un importatore irlandese che mi ha ordinato 180 bottiglie. Poche bottiglie ma per me si è aperto un mercato che non avrei potuto raggiungere altrimenti”, ci racconta Stefano Papetti Ceroni dell’azienda abruzzese De Fermo. E c’è chi cavalca un trend senza averne capito molto: “In tanti ci chiedono 10mila litri di vino certificato biologico o demeter a prezzi ridicoli”, continua Stefano. Abbiamo fatto una certa fatica a staccarci dalla sua ultima uscita, il Montepulciano d’Abruzzo Concrete 2014, spontaneo e golosissimo.

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I visitatori del ProWein

Gli importatori del nord Europa sono il fiore all’occhiello di questa fiera fondata nel 1994. Non solo Germania, ma un bacino che va dai paresi dell’Est Europa, alla Scandinavia alla Svizzera, al Belgio. In crescita la presenza americana, fanno notare gli intervistati. Il monopolio canadese dell’Ontario quest’anno ha scelto d’inviare i loro agenti alla Prowein, preferendolo al Vinitaly.

Più che per gli agenti tedeschi, sempre più impegnati a esporre i propri prodotti, qui si viene per incontrare il mondo. Per un assaggiatore è una torre di Babele, per un produttore un’occasione importante. Anche se l’impressione è che alla crescita degli espositori degli ultimi anni non sia corrisposta una parallela crescita dei visitatori. “Nei prossimi anni non abbiamo intenzione di allargare il numero delle aziende ma ci concentreremo ancora di più sul profilo dei visitatori internazionali. Offriamo già abbastanza e non vogliamo aumentare le distanze tra i padiglioni. Investiamo tantissimo all’estero, con presentazioni e incontri tutto l’anno”, racconta il Direttore della ProWein. Quando gli chiediamo del servizio internet a pagamento a 40 euro al giorno, il direttore scarica la colpa sulle compagnie telefoniche e sull’impossibilità di controllare un numero indecifrabile ma crescente di devices.

 

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Le voci degli espositori

Torniamo alla fiera. Contentissimi i produttori del Nuovo Mondo, a cominciare dai cileni: Per noi è l’appuntamento dell’anno, anche quest’anno incontri di altissimo livello”, ci dice Antonia Feres Hoppe dell’azienda Cono del Sur, tra i primi a produrre Riesling in Cile nella Valle di San Antonio. Dello stesso parere l’austriaco Niki Moser, contento del nuovo spazio dedicato alla sua nazione. Controcorrente il pensiero di Silvano Brescianini della Barone Pizzini e vicepresidente del Consorzio Franciacorta: “Siamo soddisfatti, ma negli ultimi 10 anni ho visto il Vinitaly crescere molto e la ProWein peggiorare”.

Per la risposta del Vinitaly, alla soglia del traguardo dei 50 anni, manca poco meno di un mese. Il giorno d’apertura, il 10 aprile, si rinnoverà l’evento Tre Bicchieri, che ha segnato il calcio d’inizio della ProWein con un numero, un’intensità e una qualità di visitatori internazionali davvero entusiasmante. “L’Italia ha raggiunto volumi importanti, a volte anche esagerati, ora deve saper crescere in valore”, chiude il Direttore della Messe Düsseldorf. Il prezzo medio di esportazione del vino italiano è di due euro e cinquantadue centesimi.

a cura di Lorenzo Ruggeri