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Si appresta a diventare la più grande Doc italiana, con una superficie di 33mila ettari, superiore a quella del Prosecco (Doc e Docg) che arriva a 25mila. Per la Doc Sicilia si contano, infatti, oltre 7mila domande d'iscrizione presentate alla Regione entro lo scorso aprile.

 

E visto il gran numero di

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adesioni, l’assessorato regionale all’Agricoltura guidato da Francesco Aiello riaprirà in settimana, e per circa un mese, i termini per l’iscrizione. Nel dettaglio, secondo dati degli uffici regionali, il 50% delle richieste riguarda la provincia di Trapani, seguita per un 25% da quella di Agrigento.

 

Buona la risposta delle cantine cooperative (70% dei volumi prodotti) su questa operazione che ha portato a una Doc ombrello, che rappresenterà il 30% dell’intera superficie vitata regionale pari a 113mila ettari. In particolare, la Cantina Settesoli (2mila soci, 6mila ettari di vigneti, 50 milioni di fatturato) è una delle protagoniste di questa rivoluzione, con richieste d’iscrizione per ben 5mila ettari.

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“Ci abbiamo sempre creduto e siamo riusciti a convincere i nostri soci della bontà del progetto – dice a Tre Bicchieri il direttore Salvatore Li Petri – e ora abbiamo l’opportunità di sfruttare questo brand, soprattutto sui mercati esteri dove, se tutto va per il meglio, ci attendiamo crescite a due cifre”.

 

Tuttavia, il percorso che ha portato alla Doc unica è stato a dir poco tortuoso: nata da un’idea della Cia regionale, la Doc Sicilia fu bocciata a fine anni ’90 dal Comitato nazionale vini; il progetto rimase per dieci anni nel cassetto e fu ripreso nel 2008 (assessore Giovanni La Via); seguirono lunghe discussioni sulla scelta dei vitigni a cui si aggiunsero le diffidenze e lo scetticismo delle oltre 20 Doc territoriali, timorose di vedere dissipata la propria identità in un unico marchio, fino al via libera del 2011.

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Oggi la musica è cambiata. Due giorni fa è nato il Consorzio di tutela, con Antonio Rallo (Donnafugata e Assovini) alla presidenza. Lo affiancherà un cda di sei consiglieri, espressione di Coldiretti, Confagri, Cia, Lega Coop, Agci e Confcooperative. Avrà sede a Palermo e punterà, in primis, a sfruttare al meglio i fondi Ocm per la promozione, oltre a garantire ai consumatori un prodotto controllato. E dalla prossima vendemmia le aziende potranno utilizzare le diciture Doc Sicilia o Igt Terre siciliane.

 

“Ci siamo presi una bella rivincita contro chi diceva che il progetto non avrebbe avuto futuro – commenta soddisfatto il direttore di Assovini, Giuseppe Longo –. Questo risultato dimostra che il percorso intrapreso non era frutto della fantasia di qualcuno, ma una scelta ragionata e, soprattutto, condivisa dalla gran parte del settore”.

 

I tetti che daranno al Consorzio la rappresentatività dovranno attestarsi al 35% dei viticoltori che hanno rivendicato vigneti e almeno al 51% del vino prodotto nell’area. Occorrerà, quindi, attendere il momento delle rivendicazioni, ma la strada sembra in discesa.

 

“E grazie al ruolo di tutela del Consorzio – osserva il neo presidente Rallo – potremo garantire la qualità dei nostri prodotti che, non dobbiamo dimenticare, portano il nome della Sicilia in ogni parte del mondo”.

 

Gianluca Atzeni

11/06/2012