Enoturismo: ecco il wine operator

31 Gen 2012, 18:09 | a cura di Gambero Rosso
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In trecento, tanti sono i delegati e gli ospiti del Congresso internazionale degli operatori del settore agrituristico, se lo chiedono: ma chi è l'enoturista? Qual è la sua formazione culturale? Qual è la sua conoscenza del vino? Come definisce le sue scelte e come sceglie le sue vacanze? 

 

Al second

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o giorno dell’International Wine Tourism Workshop la risposta arriva da uno studio del Movimento Turismo Vino sulle oltre mille cantine associate, in collaborazione con il Centro Italiano di Studi Superiori sul Turismo e sulla Promozione Turistica di Assisi. L’enoturista si colloca nella fascia degli under cinquanta (lo sono almeno sette ospiti su dieci), e appartiene alla generazione X (nata dal 1965 al 1980), ma soprattutto alla generazione dei Millennials (dagli anni ’80 in su). Una generazione “2.0” che  confronta prezzi e offerte sui social network e sceglie le più convenienti. Se già una ricerca del Censis, lo scorso anno, aveva calcolato una spesa media di 193 euro giornalieri per ogni enoturista, oggi lo studio del MTV ci dice di più: dai 50 ai 100 euro di quel budget vengono spesi in cantina, per l’acquisto di vino. Infine, al contrario di altri turisti, quelli del vino sono destagionalizzati, anche se maggio rimane il loro mese preferito.

 

Svelata così l’identità dell’enoturista, rimane ancora un’altra domanda a cui Tre Bicchieri prova a rispondere. Chi c’è dall’altra parte della barricata? Come si muovono gli operatori? 

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Focalizziamoci, intanto, sugli italiani: le figure più presenti qui a Perugia sono gli export manager delle aziende vitivinicole. “Siamo qui perché vogliamo capire chi è il nostro interlocutore, chi viene a visitare le nostre cantine e soprattutto vogliamo sapere come comportarci”, confidano a Tre Bicchieri. Ma in realtà le idee le hanno abbastanza chiare. “Sappiamo cosa manca: il coordinamento dell'offerta: dobbiamo essere in grado di suggerire altri agriturismi,  città d’arte, eventi. Creare  tour  su misura, wine bus che facciano il giro delle cantine e non aspettare che il turista chiami direttamente la cantina per avere informazioni o rinunci alla visita per mancanza di mezzi propri. Non basta essere associati al Movimento Turismo Vino per avere visibilità sul loro portale,  avremmo bisogno di inserirci in un programma più globale”.

 

Manca una cabina di regia, insomma. È questo quello che dall’inizio della Conferenza ha ripetuto più volte e insistentemente la presidente nazionale dell’MTV, Chiara Lungarotti. Ma chi dovrebbe farlo?

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“Quando parlo di una regia mi riferisco alle istituzioni – chiarisce a Tre Bicchieri -  perché le associazioni come la nostra possono solo suggerire. Ad esempio non possiamo organizzare dei tour, perché in Italia la legge dice che solo i tour operator possono farlo. Tuttavia  siamo sulla strada giusta. Noi abbiamo acceso i riflettori sul settore, adesso tocca alle cantine andare in scena, con un direttore che ne curi la regia. L’appoggio del ministro del Turismo, Piero Gnudi alla nostra iniziativa ci fa ben sperare”. 

 

Anche se il livello dei prezzi in Italia: (ne abbiamo parlato ieri) è più alto (almeno del 25%) che in Francia e Spagna. Risposta della Lungarotti: “Colpa della pressione fiscale: in Italia l’iva sulle strutture ricettive è la più alta d’Europa: 21%”. Se abbassare i prezzi, quindi, sarà difficile, forse altri piccoli  accorgimenti per migliorare il sistema ci sono. Qualche suggerimento viene da Anthony Swift, il patron dell’intera manifestazione che oggi ha lanciato il suo imperativo: Shut up! Stare zitto. “Bisogna ribaltare il paradigma del produttore che parla ininterrottamente del proprio vino finendo per annoiare il turista – spiega - la tattica è fare in modo che sia il turista a  parlare di vino, a volerne sapere di più, stimolato dalle informazioni che riceve”.  E Swift pone l’accento sull’importanza di far incontrare il turista con il produttore: “Gli americani adorano l’Italia anche per questo. In  Napa Valley il produttore incontra il turista di rado e solo se si tratta di personaggi importanti  – continua  – Inoltre le cantine italiane hanno un’esperienza centenaria da raccontare. Al contrario di altri esempi virtuosi per l’enoturismo, come i paesi del Nuovo Mondo ( soprattutto Sud Africa, Australia e California)  dove è nata prima l’idea turistica e poi il vino”. 

 

A questo si aggiunga anche l’arte, un altro veicolo che di certo non manca in Italia. Lo testimonia la presenza alla conferenza di Perugia di Marcello Lunelli, vicepresidente delle Cantine Ferrari che presto presenterà la sua nuova cantina della Tenuta Castelbuono di Bevagna, la Carapace (tartaruga). Il progetto, destinato a diventare un’attrazione enoturistica come poche, porta la firma di Arnaldo Pomodoro.

 

Loredana Sottile

31/01/2012

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