A pochi giorni dalla chiusura, è tempo di capire se c'è stato un ritorno anche fuori da Rho: premiate le iniziative dei consorzi, soddisfatte le associazioni. Ma al di là dei numeri, l'Esposizione sembra aver stimolato la promozione e le idee: adesso l'Italia ci crede.

Pubblicità

Forse l’immagine di una curva ascendente potrebbe essere quella giusta per descrivere l’Expo di Milano ormai giunta alla sua conclusione: dal fallimento annunciato al successo inaspettato. Se fino a cinque mesi fa si discuteva di Padiglioni ancora da finire, visitatori stranieri non pervenuti, scontento generale per come (non) stavano andando gli affari, oggi, a pochi giorni dalla fine, si discute di file troppe lunghe, ipotesi (improbabile) di prolungare il semestre, e nuovi record di presenze da fissare, dopo aver incassato la settimana scorsa quello prefissato dei 20 milioni di visitatori. Ma cosa è successo nel frattempo fuori da Expo? Com’è andato il turismo, quello del vino in particolare, nei territori italiani limitrofi e in quelli legati a doppio filo con l’Esposizione di Milano? Il barometro dell’ottimismo sembra prevalere sull’intera penisola, e gli effetti potrebbero anche essere più duraturi di quanto si pensi. Semplice effetto placebo che ha restituito all’Italia un po’ di fiducia nei propri mezzi, o c’è di più?

 

I numeri delle strutture alberghiere

Partiamo da Milano city. Secondo la ricerca ‘Expo e Turismo’ diffusa dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza (realizzata su oltre 700 strutture alberghiere di tutta Italia), l’indotto di settembre, per la sola città, ammonterebbe a circa 49,6 milioni di euro con l’82,7% delle strutture che ha dichiarato l’aumento medio del 37,2% di presenze per Expo. In crescita gli stranieri che, nei primi mesi dell’esposizione, erano i grandi assenti dell’evento. Adesso la quota di turisti non italiani è del 53,3%. Buone notizie anche dalla Brianza dove, grazie alla sua vicinanza all’Esposizione, sempre nel mese di settembre, 7 strutture su 10 hanno dichiarato di aver registrato un aumento di presenze derivato da Expo rispetto allo scorso anno, del 30,8%. Spostandoci ancora di mese e di luogo, la situazione sembra omogenea: a ottobre sono aumentate le presenze anche negli altri capoluoghi lombardi e della zona dei laghi: +8,7% per la zona laghi (generando un indotto legato ad Expo di 1,2 milioni euro) e +16,4% per gli altri capoluoghi della regione (658 mila euro l’indotto).

Pubblicità

E cosa succede fuori Regione? A Venezia, il 13,7% degli albergatori dichiara un aumento delle presenze motivato dall’evento del 5,6%, rispetto al medesimo mese dello scorso anno, con un indotto per il territorio di circa 948 mila euro. A Firenze il 10,3% delle strutture dice di aver beneficiato dell’effetto Expo, registrando un aumento di presenze del +11,7%, pari a 1,2 milioni di euro di indotto.

 

Identikit del turista di Expo a Milano

Trascorre in città da 2 a 3 giorni, e spende in media 250-300 euro, albergo escluso (gli stranieri anche di più). Per cosa? Ristorante (35,5%), cultura (21,8%) e shopping (13,6%). Il 55% proviene da fuori Regione, il 13% dall’estero (Europa, Cina, Giappone, Nord e Sud America). Un turista su due è a Milano appositamente per l’esposizione. Tra gli stranieri il 25% visita solo Milano, mentre il 10% combina la sua esperienza in Expo alla scoperta del territorio italiano: in primis laghi, mare, Venezia o Roma. Un visitatore su due trova la città più attrattiva grazie a Expo: voto 8. (Indagine della Camera di commercio di Milano e Comune di Milano su circa mille turisti in Expo a settembre 2015)

 

Pubblicità

Movimento Turismo Vino

Se questa è la situazione generale, vediamo cosa succede in ambito strettamente vitivinicolo. Di certo un Expo dedicato al tema “Nutrire il pianeta” con un Padiglione – per la prima volta nella storia – totalmente sul vino, non poteva non mettere in moto la sempre più ampia cerchia degli enoturisti. Da una ricognizione interna al Movimento Turismo Vino,si stima per il trimestre settembre, ottobre e novembre 2015 – anche grazie all’appuntamento settembrino di Cantine Aperte in Vendemmia e a quello autunnale di Cantine Aperte a San Martino – un +25% di presenze sullo stesso periodo del 2014, con oltre 240 mila visitatori in cantina. Solo in Lombardia si prevede un +35% rispetto a settembre, ottobre e novembre 2014.

Ma insomma, Expo è stato un acceleratore per l’enoturismo italiano? “Non possiamo certificare che l’incremento sia del tutto legato all’Esposizione” dice il presidente Mtv Carlo Giovanni Pietrasanta ma di sicuro questo semestre ha smosso qualcosa, dando una risposta a quell’Italia che continua a piangersi addosso. Tutto il mondo ha parlato positivamente del nostro Paese e le richieste, anche da parte degli stranieri, per visitare città e cantine, sono aumentate. Adesso, sull’onda lunga dell’Esposizione, dobbiamo sapercela giocare bene senza personalismi”.

Rimpianti, occasioni perse o propositi per i prossimi mesi? “Probabilmente si poteva anche fare di più” prosegue Pietrasanta “ma i tempi di azione sono lunghi e il mondo del vino avrebbe dovuto prepararsi anni prima. Penso ad esempio a dei pacchetti enoturistici all inclusive. È un po’ il gatto che si morde la coda: per spingere sul turismo del vino, bisognerebbe prima avere i mezzi per farlo, come ad esempio una legge che permetta di fatturare le visite in cantina. Adesso comunque l’importante è rimboccarsi le maniche: come Movimento Turismo del Vino abbiamo già delle richieste da inserire nel libro bianco che presenteremo al Governo. Tra queste la legge di accoglienza in cantina e la possibilità di gestire, per la parte vino, il portale Italia, oggi molto carente in materia.”.

 

Città del vino

Bilancio positivo anche perle Città del vino, l’associazione che raggruppa 450 comuni vitivinicoli su tutto il territorio nazionale. “L’attenzione che Expo ha posto sul made in Italy, sul cibo e sul vino ha fatto sicuramente bene a tutto il Paese” dice Paolo Corbini, del comitato direttivo dell’associazione“Come Città del Vino non abbiamo svolto attività direttamente legate all’Esposizione, ma i singoli Comuni hanno colto l’occasione, utilizzando il brand Expo per iniziative sul territorio. E i nostri sindaci sembrano soddisfatti di come siano andati questi mesi. Un’occasione in più per proporre iniziative e prodotti territoriali”.

 

Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l’Agriturismo

Non la pensa allo stesso modo l’Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l’Agriturismo (Isvra), che pone l’accento sui dati pubblicati da Banca d’Italia sul turismo in Italia. Attenzione, però: il riferimento è al periodo luglio-maggio, quindi ai mesi meno positivi per gli arrivi all’Esposizione. “Il bilancio complessivo” fanno sapere“si ferma ad un modesto +2,4%, probabilmente sproporzionato rispetto al grande sforzo economico ed organizzativo richiesto da Expo. Gli imprenditori agricoli e turistici rurali che aspettavano tanti nuovi ospiti sono evidentemente delusi”. Secondo i dati in questione, le regioni che hanno registrato gli andamenti migliori da gennaio a luglio 2015 sarebbero Sicilia (+16,5%), Calabria (+16,3%) e Lombardia (+13,6%). Segno meno, invece, per Basilicata (-73,3%), Umbria (-30,7%) ed Emilia Romagna (-19,9%). Ma per avere un quadro completo e poter fare un riferimento diretto ad Expo, bisognerebbe aspettare gli stessi rilevamenti sul periodo luglio-ottobre. Anche se, continua l’Isvra “dai primi segnali ricevuti dai nostri associati non sembrerebbero esserci grandi novità”.

 

Le iniziative dei Consorzi

Andiamo, infine, alla partita giocata dai consorzi del vino. Alzi la mano quello che nel corso del 2015 non ha mai usato la dicitura Expo – propriamente o meno – per uno dei propri eventi sul territorio, che siano state degustazioni, tour, serate a tema. O anche lanci di iniziativa già esistenti, ma fino a prima di Expo, poco visibili. Il fenomeno, al di là di tutto, ci dice come tutti abbiano in qualche modo capito le potenzialità dell’evento e si siano, più o meno bene, messi alla prova.

 

Consorzio del Chianti Classico

Partiamo dal Consorzio del Chianti Classicoche – anche se non vicinissimo geograficamente – ha instaurato con Expo una sorta di gemellaggio, grazie al progetto scelto e finanziato per 117 mila euro dal Mipaaf nell’ambito dell’Esposizione (ricordiamo che in ambito vitivinicolo è stato l’unico consorzio selezionato). Sforzi ripagati dai circa 3 mila visitatori alla Casa del Chianti Classico (nel Convento di Santa Maria al Prato a Radda in Chianti) nella stagione estiva, di cui 70% stranieri, con prevalenza di americani, tedeschi e nord-europei. “Siamo molto soddisfatti di come sia andata” ci dice il presidente Sergio Zingarelli il convento, in realtà, era un’acquisizione del Consorzio degli anni ’90 ma, grazie alla leva Expo e al contributo ministeriale, lo abbiamo ristrutturato e allestito come spazio Expo fuori da Expo, cercando di rispettarne il tema. La risposta del pubblico è stata significativa, soprattutto per quanto riguarda gli stranieri. Molti di loro sono venuti in Italia proprio per visitare l’Expo e, visto la preminenza del tema vino, ne hanno approfittato per girare anche i territori. Ho rilevato una presenza importante anche di francesi e, devo ammettere, questo mi fa molto piacere”.

Ma vediamo com’è stato allestito lo spazio museale. La visita inizia già fuori con ilBiopark, una versione chiantigiana dell’area tematica di Expo Milano 2015, per proporre al visitatore una collezione di vitigni che sono spina dorsale del Chianti Classico. Dentro c’è l’esposizione sensoriale, completa di degustazione, teche di terreno, pannelli con scala cromatica del vino, fotografie e giochi interattivi. “Questo periodo è stato un modo per testare cosa può funzionare e cosa meno” continua Zingarelli “diciamo che abbiamo gettato le basi per l’anno che verrà. Un anno altrettanto importante per il Consorzio, visto che è il 300esimo anno dall’editto di Cosimo III de’ Medici con cui furono delimitati i confini del territorio di produzione del Chianti Classico. Insomma Expo è stata un’ulteriore spinta per le nostre tante attività e un modo per farle conoscere al mondo. Credo che abbiamo colto appieno l’occasione e adesso continueremo su questa strada”.

 

Bergamo Wine

Passiamo alla Lombardia dove, a Bergamo, quindi a 50 km da Milano, proprio in occasione di Expo, è stata inaugurata la kermesse Bergamo Wine 2015. Centro nevralgico dell’evento è stato per tutto il semestre la Domus Enogastronomica, un palazzo di vetro creato ad hoc per l’Esposizione. Fiore all’occhiello dell’iniziativa sono stati i 100 vitigni autoctoni rappresentativi della biodiversità italiana, con i relativi vini in degustazione permanente. Non sono mancati gli eventi a tema, sotto il coordinamento del Consorzio Valcalepio. Tra gli appuntamenti fissi che hanno riscontrato maggiore interesse, il format I Famosi del Vino e Drink Pink, in collaborazione con l’associazione Donne del Vino. “Non abbiamo ancora dei dati attendibili sulle presenza” ci dice Raoul Tiraboschi dell’associazione culturale Signum (promotore dell’iniziativa, con la gestione del gruppo Alta Qualità) “ma vi sono stati periodi con picchi significativi di alcune migliaia di persone a settimana legati a eventi importanti per la città che avevano base in Domus”. Semestre soddisfacente, quindi, tanto da voler trovare una continuità alla struttura anche per il dopo Expo. Si parlava di un possibile spostamento, non ancora dato per certo. Di sicuro non cambierà il ruolo di perno della promozione turistica ed enogastronomica del bergamasco. “L’amministrazione comunale” prosegue Tiraboschi “non ha ancora deciso in merito alla collocazione della Domus, ma vi è un progetto di continuità legato all’eccellenza enogastronomica e alla promozione turistica che vede Domus Bergamo in Piazza Dante come perno centrale. Credo che per la fine del mese di novembre la destinazione finale verrà definita”.

 

Barolo Express

C’è poi chi si è attrezzato per creare un collegamento diretto e fisico tra il territorio ed Expo. Com’è il caso delle Langhe. Qui, dall’unione tra diversi enti è nata l’iniziativa Barolo Express, che ha fatto da spola tra Alba e Milano. Lo slogan che ha accompagnato l’iniziativa è “Come on holiday in Langhe Monferrato Roero hills, we will take you to Expo2015”. In pratica si tratta di tre limousine-bus di diverse dimensioni che hanno accompagnato – e continueranno a farlo – complessivamente circa 3.000 persone, tra locali e turisti, con oltre 160 tour a Milano e sul territorio. Ma non chiamatelo semplicemente bus.“Si tratta di un pacchetto completo a cinque stelle” ci dice il presidente del Consorzio turistico Langhe Monferrato Roero, Ferruccio Ribezzo accanto al servizio di trasporto, e al biglietto Expo, abbiamo previsto anche dei piccoli assaggi dei prodotti del territorio e calici di vino. Infine offriamo il racconto del territorio, affidato a delle hostess che accompagnano gli ospiti a destinazione. La prima grande scommessa vinta è stata mettere d’accordo tutti i consorzi: ognuno nella propria individualità ha sposato l’iniziativa. Poi essere riusciti a far salire sul pullman anche i piemontesi: non ci credevamo neanche noi, ma alla fine hanno rinunciato alla macchina e noi abbiamo dovuto incrementare le corse previste”. E gli stranieri? “C’erano anche loro. Più difficile portare gente da Milano alle Langhe, tramite questo servizio: avremmo dovuto tappezzare la città. Ma, anche indipendentemente dal mezzo, di sicuro il binomio Expo-Unesco ha funzionato: siamo circa a +3-4% di incremento turistico l’anno. Diciamo anche che l’Esposizione è coincisa con un periodo particolarmente fortunato per le presenza sul nostro territorio”. Scommessa vinta, quindi.

Ma cosa succederà adesso quando i riflettori su Expo saranno spenti? “La nostra è una macchina (ma sarebbe il caso di dire, un pullman; ndr) che non si ferma: finito Expo, toglieremo la scritta 2015 e rimarrà la scritta Barolo Express. Questo semestre è stato un banco di prova andato bene. Per fortuna il riconoscimento Unesco ha un appeal a lungo termine e quindi, se adesso abbiamo portato gli ospiti a Milano, nei prossimi mesi li porteremo in giro per le Langhe. Cosa che già in parte facevamo, ma adesso possiamo dire di esserci perfezionati, grazie anche alla collaborazione delle cantine e dei consorzi”. Consorzi del vino (quello del Barolo Barbaresco Alba Langhe Dogliani e il Consorzio Piemonte Land) che hanno finanziato l’iniziativa per 60 mila euro, a cui si è aggiunta la fornitura in bottiglie del Consorzio dell’Asti per i viaggi verso e da Milano. “Ci siamo presi il rischio tutti insieme e i numeri ci hanno dato ragione” è il commento del direttore del Consorzio del Barolo, Andrea Ferrero sia l’Unesco sia l’Expo hanno riposizionato il turismo sul nostro territorio. Turismo che di solito era concentrato nei mesi autunnali e invernali e che, invece, quest’anno ha coperto anche la stagione estiva”. E il Barolo Express, oltre al giro delle Langhe, potrebbe essere pronto anche per oltrepassare le Alpi. Work in progress…

 

a cura di Loredana Sottile

 

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 22 ottobre

Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. È gratis, basta cliccare qui