Bruno Vespa e i vini. C'è un amore di lunga data che lega il noto giornalista e la vitivinicoltura di qualità. E non solo come consumatore di bottiglie di pregio ma, da un paio di anni, anche come produttore, con la complicità di Riccardo Cotarella e Marcello Zaccagnini.

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Una volta tanto, non si trattava di presentare l’ultimo libro o di assistere a un concerto (ha raccontato di essere un grande appassionato di musica classica e opera e di venire spesso al Regio). Bruno Vespa lo scorso giovedì 24 novembre era a Torino per presentare i suoi vini, nella sede dell’Ascom e della Città del gusto del Gambero Rosso (per ora i vini non si trovano in enoteca a Torino). E lo ha detto subito: “c’è voluta una certa faccia tosta a venire a parlare di vini, dei miei vini, in Piemonte, terra del vino per eccellenza”. Ma Vespa ci ha messo la faccia e ha raccontato di una passione nata trent’anni fa, quando ha conosciuto ad Asti l’avvocato Goria, gran gourmet, ed è stato conquistato dal mondo del vino, così come ha raccontato del desiderio che il vino – il suo vino – comunichi emozioni proprio come riesce a fare la musica, senza bisogno di parole. Vespa poi ha confessato l’ambizione di immaginare che nei 15 paesi del mondo dove i suoi vini sono presenti ci siano persone che nello stesso giorno, in ore e momenti diversi, provino la stessa emozione degustando un suo vino, scusandosi per quel tanto di presunzione contenuto in questa sorta di sogno enologico-emozionale.

 

Agli chef e ai pasticceri d’eccellenza (tra cui Fabrizio Galla, premiato dalla guida Pasticceri & Pasticcerie 2017 del Gambero Rosso) presenti in sala ha raccomandato di “ricordare sempre il posto dove siete nati e cosa avete mangiato da piccoli”. Un monito importante, quello di rinsaldare il legame che unisce qualsiasi artigiano del gusto al territorio e alla propria memoria sensoriale, inserito in un incontro che ha srotolato assaggi e aneddoti divertenti, come quello dei cardinali che si fanno versare più volte proprio il suo vino di punta il rosso Raccontami, Tre Bicchieri nella guida del Gambero.

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Raccontami. L’intervista

Bruno Vespa nei panni di produttore di vino, ma soprattutto di appassionato conoscitore e consumatore attento, ha tanto da raccontare. A partire dalle storie di coloro che fanno il vino: è questo il suo modo di interpretare una bottiglia e di parlarne nei suoi articoli. Questa volta in una sorta di gioco lo facciamo parlare della sua “lucida follia”, come lui stesso la definisce, quella di farsi vignaiolo nel progetto che condivide con i figli Federico e Alessandro. L’abbiamo incontrato a Torino presso la Città del gusto in occasione della presentazione dell’azienda Futura 14 e della linea di prodotti.

 

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Un successo recente, il Bianco dei Vespa a Buckingham Palace in occasione di un gala dinner in onore degli artisti del Royal Opera House. Come è andata?

Purtroppo non ho potuto partecipare perché impegnato con la mia trasmissione, ma i vini c’erano, e non solo Il Bianco dei Vespa, fiano in purezza, ma anche il rosso Helena, nero di Troia annata 2014, che uscirà in 6 mila bottiglie numerate la prossima primavera. A rappresentarmi mio figlio, che ha presentato le nostre etichette al principe Carlo d’Inghilterra, rimasto sorpreso che si trattasse di vini pugliesi e non di toscani!

 

Lei ha costruito un triangolo d’oro: Bruno Vespa personaggio pubblico, Riccardo Cotarella, enologo di fama internazionale e presidente dell’Assoenologi, e l’amico di sempre Marcello Zaccagnini, vignaiolo abruzzese. Non pensa che tutto questo abbia influito sulla fama dei suoi prodotti?

Non c’è dubbio, il nome però è un’arma a doppio taglio. Ma senza Riccardo Cotarella e la logistica di Zaccagnini, in attesa della costruzione della mia cantina, non avrei mai iniziato la mia avventura. Ho avuto una grande fortuna a incontrarli e a condividere con loro la mia passione e la mia idea.

 

Tiriamo le prime somme. Come sta andando l’avventura come vignaiolo?

Non amo parlare bene miei vini, ma sono andati al di là delle mie stesse aspettative. E poi c’è un punto di forza: l’ottimo rapporto tra prezzo e qualità.

 

Premi significativi, Tre bicchieri del Gambero con Raccontami, il top di gamma, espressione della terra di Manduria e non solo.

Secondo anno consecutivo per i Tre Bicchieri: una grande soddisfazione, soprattutto perché quest’anno non è stato facile, è stato valorizzato molto il Primitivo di Gioia del Colle e poco quello di Manduria.

 

Futura 14 è il nome della sua azienda. Che rivela subito uno sguardo verso il domani a partire dal 2014, anno di fondazione, e anche attraverso due figli impegnati nell’attività. Il Vespa vignaiolo come vede il futuro?

Sono ottimista, la Puglia può fare tantissima strada: una regione sfruttata che ha sprecato quasi un secolo per rinforzare i vini degli altri ma che da qualche anno sta vivendo il suo momento magico. Si producono vini di alta qualità che rappresentano il territorio e danno sensazioni forti. I miei figli sono coinvolti, a loro le redini dell’azienda in futuro. Sono spaventati per l’impegno, ma affascinati dalla passione.

 

Nel suo ultimo libro C’eravamo tanto amati un intero capitolo èdedicato alla grande rivoluzione in cantina e in cucina. Si parla di Giorgio Pinchiorri, di Riccardo Cotarella. Nemmeno un accenno ai suoi vini?

Mai, conflitto di interessi.

 

Dove si vendono i suoi vini?

Al momento, qui, solo on line. Non sono ancora presente in Piemonte: entrare con un vino pugliese qui non è facile, infatti uno degli scopi della mia visita è quello di trovare un distributore che ci creda.

 

a cura di Rosalba Graglia e Piera Genta