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Se pronunci la parola Barolo ti vengono in testa nomi immensi: Mascarello, Cappellano, Rinaldi, Conterno. Svettano più alti dei bricchi che lavorano. Intanto c'è tutto un movimento di produttori giovani che in questi anni hanno ascoltato, bevuto, fatto esperienza, avendo mitici esempi davanti a sè.

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E da qualche anno escono anche con le loro bottiglie.  Non imitano, semmai emulano, con una gran voglia di stare al passo e di trovare un proprio spazio.

Così, durante l’ultima edizione di Nebbiolo Prima – rassegna dedicata ai vini a base nebbiolo ad Alba – ho scelto di far visita a tre cantine piccole e ai più sconosciute. Non tanto per “giudicare” i loro vini (in realtà con poche annate in commercio), quanto per valutare cosa si muove di nuovo in terra di Barolo.

 

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La cantina-mondo di Gianluca Viberti si chiama Casina Bric 460. E’ in frazione Vergne, a Barolo, ed è tra le più alte del comprensorio, a quota 460 metri. La sua storia è appena iniziata, ma Gianluca ha 20 anni di vendemmie alle spalle seguite nell’azienda di famiglia. Poi la voglia di mettersi in proprio ha preso il sopravvento e ora è alle prese con vigneti, cantina e al contempo con la fine dei lavori in cascina. Corre Gianluca e non solo per arrivare pronto alla prossima vendemmia, ma perché è un maratoneta, uno che ama le sfide e in auto ha sempre tutto il necessario per allenarsi alle gare di triathlon. Vive la natura a tutto tondo e non è un caso che si sia occupato di agricoltura biologica già dal 1989 con la sua tesi di laurea.

 

La cantina è un esempio perfetto di funzionalità  e bellezza. Piccoli spazi ma sfruttati al meglio che colpiscono per semplicità e pulizia.

 

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Davvero belle le vasche di cemento fatte su misura, dotate di piastra inox interna per il controllo delle temperature. Qui la macerazione si fa ancora con “steccatura” delle vinacce. In pratica queste vengono immerse nel vino tramite doghe in legno provenienti dallo smontaggio di botti usate e posizionate a incrocio.

 

 

Solo due etichette, un Barolo e un blend nebbiolo e barbera che si chiama Ansj’(“è così” in piemontese). Ci sono anche prove di spumantizzazione di nebbiolo che promettono bene. L’assaggio è stato minimale: un paio di botti del 2011, ma il nebbiolo provieniente dal Bricco delle Viole è davvero buono, con note nette di viola, gelso nero e sottobosco.

 

Alberto Voerzio non ha ancora 30 anni. Ha anche un cognome impegnativo in Langa. I Voerzio più noti sono suoi cugini. La sua minuscola cantina è nella frazione Annunziata e la puoi girare con uno sguardo. E’ così da quando è nata l’attività nel 2006 e piccolo vuole rimanere Alberto. Quattro ettari in tutto, di cui due di proprietà a La Serra, dove vien fuori l’uva per il Barolo. I vigneti hanno un’età compresa tra i 10 e 40 anni. Piuttosto alta la densità dei vigneti, tra i 6600 e 6800 ceppi per ettaro. Alberto ha scelto solo barrique, un 25% di legno nuovo, tutto il resto è di quarto e quinto passaggio. Con la vendemmia 2012 arriveranno anche un Dolcetto e una Barbera.

 

 

Per ora le etichette aziendali sono due, il Barolo La Serra (circa 1200 bottiglie) e un Langhe Nebbiolo (circa 1000 bottiglie).

 

Qui facciamo una piccola verticale di Barolo e Alberto si scusa per non avere un tavolo di degustazione. Assaggiamo i suoi vini sull’uscio della cantina. Partiamo dal 2008 per arrivare al 2006. Sono senza dubbio vini d’annata che molto raccontano delle peculiarità vendemmiali. La Serra 2008 è complesso, speziato e con note fumè sul finale. Ancora piuttosto alcolico, ma con un tannino già piuttosto risolto. Il 2007 è annata più elegante e meno potente. Gioca su note terrose e di sottobosco. La Serra 2006 è il più tradizionale dei tre: bei sentori terziari, humus, fungo, foglie.

 

  

 

Simone Scaletta è un forestiero. Un torinese, uno di città che ha scelto la Langa e la vita di campagna.  In un’altra vita si occupava di pezzi per stampanti fotografiche professionali. Oggi sta finendo di costruire la sua casa-cantina a Monforte D’Alba, in frazione Manzoni. Viglioni, Sarsera, Chirlet e Autin’d Madama sono le quattro vigne che danno il nome ai suoi vini, Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo e Barolo. La scintilla è stato un corso di degustazione sul vino organizzato da Slow Food. L’insegnante era Gianni Fabrizio, ora curatore della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Simone comincia la ricerca del suo pezzo di terra come si cerca una casa, sulle inserzioni dei giornali. Lo trova e nel 2002 inizia l’avventura, dormendo in un camper a due passi dal cantiere. Di mezzo un bel po’ di esperienza in diverse cantine della zona per imparare il mestiere. Cinque ettari, di cui tre a nebbiolo per il Barolo.

 

 

Arrivano i vini. Il primo Barolo è del 2003. Simone cerca il suo stile senza forzare la natura delle cose. Il 2008 è l’annata più equilibrata, sia per il Langhe che per il Barolo, con beve fruttate e croccanti. Sono vini comunque che non “gridano”, che prediligono l’eleganza alla potenza.

 

Francesca Ciancio

30/05/2012