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Ci sono produttori di vino che non riescono a tenere testa e cuore dentro lo spazio dei propri ettari. Scelgono di vivere altrove, per amore e per lavoro. Con il pensiero fisso però sulla terra, sulle piogge che non arrivano o su una grandinata che potrebbe buttare tutto all'aria. 

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Giampaolo Paglia
, il vignaiolo maremmano di Poggio Argentiera, vive in Inghilterra. L’estate però la passa in Toscana con tutta la famiglia: c’è da occuparsi della vendemmia fino a ottobre. Poi ci sono gli “uomini ombra”, quelli di cui ti fidi ciecamente, che sono corpo e spirito dell’azienda, con i quali si pensa all’unisono, perché si ha lo stesso obiettivo: fare un vino che piaccia prima di tutto alla proprietà. L'”ombra” di Giampaolo è Antonio Camillo e sarebbe riduttivo chamarlo direttore tecnico di Poggio Argentiera. Lui è il Paglia che non è partito, perché le vigne le scruta palmo a palmo e fa assaggi di botte tutte le settimane.

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Questo non è un articolo su Poggio Argentiera, ma su due vini aziendali che portano il nome di Antonio Camillo. Due etichette, un base, il Ciliegiolo Principio e un crù, il Ciliegiolo Vallerana Alta. E questa è anche una storia maremmana di tre fratelli, Corrado, Aristeo ed Alessandro. Diversi loro e diversi i pezzi di vigneto di loro proprietà. Antonio queste vigne le ha cercate a lungo. Fino a quando è capitato sulla collina di Vallerana, a Capalbio, e lì ha trovato il ciliegiolo che cercava: vecchie vigne di 50 e 60 anni  e un terroir differente tra i diversi ettari. Non è stato facile convincere Corrado, Aristeo e Alessandro a dare in affitto i terreni. Oggi i due fratelli (Alessandro non c’è più) si godono insieme ad Antonio e Giampaolo i tanti riconoscimenti nazionali e internazionali conquistati dal vino.

Nel Ciliegiolo Vallerana Alta  2011 (campione ancora di botte) non c’è il vino di Alessandro che invece finisce nel Principio. L’idea è quella di un’etichetta di selezione dove finisce solo il miglior ciliegiolo. La  vigna di Corrado – un ettaro – ha ancora filari “maritati” agli olivi che risalgono ai tempi degli scassi fatti dall’Ente Maremma. Qui il terreno è argilloso e dalla forte componente ferrosa. L’assaggio pre-assemblaggio rivela un vino dal colore scarico ma dal tannino fine e dall’acidità netta.

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La vigna di Aristeo invece è poco più di mezzo ettaro. Anche qui le piante hanno una sessantina di anni e sono a impianto molto fitto. Il terreno è lo stesso ma è disposto più in basso con un’insolazione minore. Per questo motivo il vino risulta più fresco e beverino del precedente, con un finale piuttosto sapido.

La vigna di Alessandro è la più “grande”: un ettaro e mezzo piantato su un’argilla più bianca, priva di scheletro e per questo più grossolana. Anche il vino risulta meno fine e più potente e non entra nella cuvée finale. In passsato tutte le vecchie piante attaccate dal mal dell’esca (una grave malattia di origine fungina che porta alla morte della pianta per occlusione dei vasi) furono slupate (viene tolto con un coltello il marciume). Tra i tessuti ripuliti fu inserito un sasso, in modo da far circolare l’aria e far cicatrizzare la ferita perfettamente. Questa pratica passa di mano in mano, ancora oggi.

Tornando al Vallerana Alta, abbiamo assaggiato quattro annate:

2008: solo dalla vigna di Corrado, è la prima annata dell’etichetta. Più che un vino si tratta di un
esperimento. Si capisce che c’è una ricerca di equilibrio, che tuttavia fa fatica a trovare. Il vino nel bicchiere è scomposto, dalla beva calda e un po’ cotta, sentori leggeri di smalto riconducono a una volatile ancora  alta.
2009: qui c’è lo scatto di reni rispetto all’anno precedente. La grande voglia di questo vino di farsi adulto. Limpido e scarico nel colore, un frutto non preminente, ma dalle belle note organiche e terrose, una beva che sa molto di humus con tannini fitti ed eleganti. Il finale è sapido e croccante.
2010: qui il frutto è più presente, c’è la susina e la ciliegia. Torna la nota organica in una beva che si
presenta  più ricca e calda. Un pelo meno brillante dell’annata precedente ma con una rusticità simpatica.
2011: abbiamo già detto che si tratta di un campione da botte ( da 5/10 hl e di secondo passaggio). Il tannino è ancora scalpitante e grezzo, ma gli accenti pepati di questo vino stuzzicano la beva. Il finale è già ampio e lungo.

La persona del video è Antonio Camillo. Sono pezzi “rubati” in giro per vigne. Contano molto la sua faccia, il suo camminare tra i filari, la contentezza e al contempo la preoccupazione che ha nello scrutare l’andamento dell’annata. Qui siamo nella Maremma pura. Altro che shire.

testo e video di Francesca Ciancio

19/07/2012

ciliegiolo

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