Il primo Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti

2 Dic 2011, 17:25 | a cura di Gambero Rosso
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Sono gli ultimi romantici del vino, i paladini del legame con il territorio o, come amano definirsi, i “produttori-contadini”. Quelli che il vino lo fanno seguendo la tradizione piuttosto che le ragioni economiche d'impresa. Seicento produttori in tutta Italia, proprietari di aziende di piccole dimensioni che limitano l’us

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o di additivi e rifiutano il “maquillage” di cantina, e che, nel 2008, hanno deciso di mettersi insieme nella Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (che conta oggi 6mila ha, 50milioni di bottiglie e un fatturato aggregato di 600 milioni di euro, non pochi per la verità).

 

Domani sarà il loro battesimo di mercato come organizzazione: si ritroveranno a Piacenza nel primo Mercato del Vino e dei Vignaioli Indipendenti organizzato in Italia (con 200 produttori italiani e 13 vignerons francesi). Due giorni per incontrare i consumatori, raccontare il loro vino e venderlo senza altri intermediari, sul modello dell'ormai consolidato “Salons des vins des Vignerons Independants” che in Francia è un appuntamento fisso da oltre vent'anni. 

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“Per l'Italia è una vera e propria rivoluzione -  dice con orgoglio a Tre Bicchieri  il presidente Costantino Charrer, 25 ha di vigneto in Val D'Aosta, 230mila bottiglia  – Vogliamo metterci la faccia sui nostri prodotti, secondo quella che è la nostra filosofia: essere garanti della tracciabilità totale del nostro vino”. La due giorni di Piacenza sarà anche l'occasione per parlare di temi importanti come “L'identità e il ruolo del vignaiolo nello scenario della globalizzazione”.

 

“Non ritengo che il vignaiolo globalizzato sia un male – chiarisce subito Charrere – anzi, anche noi dobbiamo entrare dentro a questo sistema per non diventarne vittime servendoci anche del web per comunicare in modo ancora più diretto con il consumatore.”

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Se la globalizzazione, quindi può essere un'onda da cavalcare, quello che invece preoccupa i vignaioli è l'eccessiva burocrazia che strangola il settore. “In media, otto giorni al mese servono per gli adempimenti burocratici - denuncia Charrere – un sistema così non può funzionare e lo diremo chiaramente anche all'Ue”. Proprio la rappresentatività in Europa è un altro tema caldo per i vignaioli. Charrere si chiede:“Perché non siamo inseriti nella lista di chi, come Copa-Cogeca (che rappresenta i gruppi industriali e le cooperative; n.d.r.) ha diritto di parola a Bruxelles”?

 

E di cose da dire i vignaioli ne avrebbero, come dimostrano i dossier che domani a Piacenza saranno illustrati al pubblico dal legale della Fivi, Guido Carlo Alleva. Dossier scottanti: dall'etilometro  all'abuso di mosto concentrato (in un anno come questo con scarsa produzione fa venire il sospetto che l'Mcr serva alla sofisticazione) per finire alla liberalizzazione dei diritti d'impianto. Vedremo se a Roma e a Bruxelles li ascolteranno.

 

di Loredana Sottile

02/12/2011

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