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Partire dalla storia per comprendere il valore del patrimonio vitivinicolo italiano, mettendo per due giorni in un'unica stanza produttori di spicco - come Planeta, Feudi di San Gregorio, Col d'Orcia, etc. - docenti universitari (Attilio Scienza, ad esempio), giornalisti, studenti, sommelier e master of wine.

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L’iniziativa Wine and Ruin è il frutto di un’amicizia, siamo in Norvegia.

I protagonisti sono Lars G. Rein Helliessn (foto qui sopra), fondatore di Gaia Wines, azienda leader nell’importazione di vini italiani in Norvegia, e Jon W. Iddeng (foto qui sotto), ricercatore in storia antica all’Università di Oslo.

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“Abbiamo deciso di mettere insieme le nostre conoscenze in ambiti diversi per proporre una lettura sul vino diversa, che possa stimolare curiosità e conoscenza”, ci racconta Lars. A scanso di equivoci, questo primo wine symposium organizzato all’Istituto norvegese a Roma è stato un autentico successo.

 

 

Per la qualità degli interventi, per la quantità di spunti critici da approfondire, magari, in una seconda edizione della manifestazione. Per l’approccio tecnico ma allo stesso tempo informale, divulgativo, giocando anche con la carta dell’ironia. Ci sono stati momenti di confronto vero, con la creazione di tavole rotonde per chiarirsi, raccontarsi, dibattere. Riprenderemo, dunque, il ciclo di lezioni in più capitoli. Abbiamo deiso d’invertire l’ordine delle lezioni, partiremo dalla fine, dall’attualità, per poi tornare indietro.

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Oggi analizziamo com’è cambiato il mercato norvegese del vino e la crescita esponenziale della richiesta di vino italiano.

 

 

La lezione è stata tenuta da Ken Canaiolo Engebretsen (foto qui sopra), presidente della Norwegian Sommelier Association. Il primo dato eclatante: le importazioni di vino italiano sono più che raddoppiate dal 1999 ad oggi; e dal 2008 l’Italia si è posizionata in prima posizione per quanto riguarda il consumo di vini rossi. “C’è una connessione fortissima con tutto ciò che è italiano”. I norvegesi amano viaggiare in Italia, ci sono molti più voli diretti e al loro ritorno vogliono ritrovare nel vino quel mix di storia, arte e gusto.

 

Negli ultimi quindici anni si è verificata una vera e propria rivoluzione dei costumi e delle abitudini dei norvegesi che cambiato il quadro di fondo. “La Norvegia si sta trasformando da un Beer Drinking Country a un Wine Drinking Country”. I giovani si avvicinano sempre più al mondo del vino, con un consumo non più strettamente legato solo alle occasioni festive. Cresce il consumo domestico, e uno sviluppo abbinato alla tavola.

 

E’ la ristorazione il centro propulsore di questo cambiamento. Negli ultimi anni la ristorazione norvegese sta vivendo un momento di svolta, con picchi qualitativi mai raggiunti in passato. Basti pensare al caso del ristorante Maaemo di Oslo, capace di ricevere due stelle Michelin già dalla sua prima valutazione. Le carte dei vini dei ristoranti stanno rinnovando l’offerta dei vini reperibili in Norvegia, soprattutto italiani e di qualità. Dal 1996 i ristoranti possono importare vini e lo stesso possono fare le aziende private. E’ stato così parzialmente modificato il Vinmonopolet, il Monopolio di Stato sugli alcolici fondato nel 1922, a seguito di alcuni anni di proibizionismo, che mantiene il controllo sulla vendita ai privati. Mentre dal 2002 sono iniziate le vendite online. Perché questi cambiamenti? Gli input sono partiti direttamente dalla Comunità Economica Europea.

 

Oggi sono oltre 11.000 le etichette disponibili in Norvegia, con 275 store sull’intero – vastissimo -territorio norvegese che conta solo 5 milioni di abitanti. “In nessun paese c’è una percentuale così alta di persone che hanno voglia di approfondire la loro cultura enologica. C’è tantissima curiosità”, ci racconta Ken Canaiolo Engebretsen. Sono piene le scuole di sommelier, e di conseguenza si trovano sempre più vini di nicchia e un’offerta molto variegata. Nei negozi del monopolio da pochi anni c’è una persona qualificata che segue e consiglia i clienti. Il mercato è ancora molto giovane e rimane molto alta la percentuale di vini venduti in bag in box. “Rappresentano ancora circa il 50% del mercato, ma anche in questo campo sta aumentando il livello dei vini proposti”, chiosa Lars G. Rein Helliessn. 

 

Per informazioni:
www.wineandruin.com
www.vinogruin.blogspot.com

 

Lorenzo Ruggeri
11/06/2012