Il vino italiano si mobilita contro la guerra in Ucraina. Ecco come

4 Mar 2022, 13:24 | a cura di Gambero Rosso
L'emergenza umanitaria conseguente all'attacco della Russia all'Ucraina impone dei provvedimenti. Così il mondo del vino, in Italia, fa le sue mosse.
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Mentre si continua a combattere la guerra in Ucraina e continuano a schizzare verso l’alto prezzi di gas e grano, si moltiplicano le iniziative solidali nei confronti della popolazione civile. E il mondo agricolo, incluso quello degli agriturismi, e vitivinicolo non è da meno.

Ucraina: iniziative di solidarietà dal mondo del vino

Bottega apre le porte ai profughi ucraini

C’è chi, come l’azienda vinicola Bottega, si è subito prodigata per ospitare 50 profughi dall’Ucraina (i primi 6 sono già arrivati). “È un dovere umanitario” commenta l’imprenditore Sandro Bottega, la cui azienda sta per diventare una benefit company “un atto di giustizia e d’amore e il minimo che possiamo fare; prenderemo degli appartamenti in affitto dove li sistemeremo fino a quando sarà necessario e ci prenderemo cura di loro, possibilmente dando loro anche un lavoro”. Sui rapporti commerciali con i due Paesi in guerra, l’imprenditore veneto spiega come siano da sempre ottimi: “Abbiamo ricevuto la visita dei nostri importatori sia dalla Russia sia dall’Ucraina, proprio due mesi fa e nessuno si aspettava questa escalation. Per noi sono due mercati importanti, con clienti, amici e consumatori che ci apprezzano da decenni; e vogliamo continuino a vivere in pace come meritano tutti gli uomini del mondo. Già nel 2014 avevamo subito delle perdite di fatturato (quasi 500mila euro) quando la Russia aveva invaso la Crimea: là non abbiamo mai più potuto metterci piede”.

Bernabei mette al bando la vodka

Presa di posizione molto dura nei confronti della Russia da parte di Bernabei. L’enoteca specializzata nelle vendite online ha annunciato la sospensione della vendita di tutte le bottiglie prodotte in Russia. “Non c’è posto per la guerra, tantomeno su Bernabei.it è il loro messaggio. Sul portale, quindi, sono stati rimossi tutti gli alcolici di fabbricazione e marca russa. “Nonostante tali etichette (principalmente Vodka) rappresentino circa il 25% del fatturato della categoria di riferimento” spiegano “in un periodo storico simile, le valutazioni sulle performances devono necessariamente lasciare spazio al valore etico più alto del ripudio di un conflitto bellico”. E per l’occasione, il loro storico logo bordeaux si è colorato di blu e giallo, in segno di solidarietà al popolo ucraino.

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Questo articolo è stato pubblicata sul Settimanale Tre Bicchieri del 3 marzo 2022

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