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Nessuno scontro, nessuna rivalsa, nessuna sfida. Solo un piacevole incontro, una celebrazione, la festa tra due delle nazioni che più di tutte hanno svolto un ruolo di primo piano nell’enogastronomia mondiale: Italia e Francia. Una kermesse-degustazione che si è celebrata alla Città del gusto di Roma nell'ambito di Vive l'Italie, Forza Francia!

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La storia del nostro Paese, almeno quella degli ultimi decenni, è costellata di dualismi, da quelli politici sino a quelli calcistici e passando per tutto ciò che vi può essere nel mezzo. Italia e Francia sono sempre state dipinte come nazioni-cugine tanto vicine quanto distanti, soprattutto in ambito enogastronomico: la disputa su chi abbia realmente impugnato per prima lo scettro dell’alta cucina è viva, così come quella su chi produca il vino migliore, chi il più naturale, chi il più venduto e amato nel mondo.

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La Città del gusto ha celebrato così la classicità dei vini francesi che hanno incontrato l’estro e le peculiarità territoriali di alcuni grandi vini italiani, con il solo scopo di comunicare il piacere che queste due culture sanno regalare. Tra seminari, degustazioni e continui confronti, alcune tra le più note aziende vitivinicole nostrane e d’Oltralpe hanno raccontato la loro tradizione nazionale.

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da sx Marco Sabellico e Thierry Desseauve

La grande sala del primo piano della Città ha ospitato i diversi produttori con le loro etichette, mentre al Teatro della Cucina Thierry Desseauve e Marco Sabellico hanno presentato un focus su cinque grandi vini francesi.

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Un bianco di Borgogna elegante, morbido, fresco e carnoso ha aperto la strada a quattro rossi di Bordeaux: Pouilly-Fuissé “Vers Cras” Château de Beauregard della Maison Joseph Burrier, annata 2010. Il terreno calcareo su cui si trovano le viti di questa Maison, regala al vino acidità e note mediterranee ben più accentuate rispetto ai vini prodotti nella vicina Cablis. Ha destato piacevoli sensazioni un eccellente rosso Margaux Château Brane Cantenac di Société Viticole H. Lurton del 2000, fine ed elegante, non particolarmente estrattivo, ma persistente, vellutato e ricco di mineralità.

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Grande bevibilità e piacevolezza, ma anche la tipica profondità dei grandi rossi di Bordeaux, si riscontra nel Sainte-Foy, Château Hostens Picant, Cuvée d’exception Lucullus del 2009. Il calore di un tannino avvolgente, regala note di caffé, cacao e una tensione acida spiccata. Il rosso a seguire, un Saint-Esèphe Lafon Rochet del 2005, rappresenta perfettamente l’archetipo dei Bordeaux, area Médoc, nato da un terreno ghiaioso. Un vino complesso, delicato, teso sul palato, ma che raccoglie un bouquet di aromi di frutta rossa, assai pregiato. L’ultimo vino presentato in questa degustazione è stato il Saint-Esèphe Château Montrose del 2003, annata particolarmente calda che ha reso quindi questo assaggio estremamente interessante. Un’uva che potrebbe essere troppo matura e bruciata, risulta invece fresca, acida, mediterranea e dolce con note di prugna e frutta rossa. 
   

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Nel frattempo, nel salone principale, c’è stata la possibilità di degustare molti tra i Tre Bicchieri premiati nell’ultima edizione della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. L’azienda di Arnaldo Caprai, Umbria, ha portato tra gli altri, il Montefalco Sagrantino Collepiano 2008. Si tratta di un rosso dai tratti balsamici ricco di erbe alpine e frutti rossi, con una bocca snella, nonostante abbia una trama tannica importante. Rimanendo in Umbria, abbiamo assaggiato il Montiano 2009 della Falesco con il suo bouquet ampio dai sentori di prugna, chiodi di garofano, olive nere. Regala al palato classiche note di tabacco, spezie e frutti neri.

Ci spostiamo quindi in Toscana con Podere Sapaio e il suo Bolgheri Superiore 2008, un vino da grande invecchiamento. Rosso imponente, con richiami alla  tostatura, un aroma di ribes nero e mirtillo e pienezza della bocca, verticale e distesa, di assoluto rilievo. Passando ai bianchi, la nostra attenzione è stata catturata soprattutto dal Friuli. Il Collio Friulano 2011 della Cantina Produttori di Cormòns ha saputo regalare note minerali intriganti e moderne, mentre il Collio Bianco Broy 2010 di Eugenio Collavini affascina per struttura e personalità, con la sua frutta tropicale e le note agrumate a sostenere un bianco fresco e godibile.

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E poi, dulcis in fundo, gli Champagne: cinque grandi nomi del panorama francese sono stati lo spunto per proseguire il viaggio virtuale nella terra delle più note bollicine al mondo, confrontati con l’opulenza dei vini spiccatamente mediterranei. Lo Champagne de Saint Gall, un Blanc de Blanc, è stato il primo di una batteria che ha saputo regalare intense emozioni e note culturali interssanti. Tra i millesimati lo Champagne de Venoge Blanc de Blancs Chardonnay 2002, lo Champagne Blanc des millénaires di Charles Heidsieck del 1995 e lo Champagne Deutz Cuvée William Deutz del ‘99. Ricchezza, ma anche un carattere caldo e solare tipico dell’area mediterranea, si ritrova nel Vin de pays d’Oc Mas du Novi, un bianco del Domaine Saint Jean du Noviciat – area Languedoc del 2010 – e nel Banyuls Thérése Reig 2011 del Domaine de la Rectorie – area Roussillon. 
 

L’appuntamento è per il prossimo anno, all’insegna di un nuovo incontro tra i due colossi dell’enologia mondiale.

Per chi non fosse stato presente è possibile rivivere alcuni momenti delle serate all’indirizzo @ilGamberoRosso di Twitter, con foto e testimonianze live.


Testi di Alessio Noè e Stefania Annese
Foto di Francesca Ciancio e Saverio De Luca
Video di Michela Di Carlo

11/07/2012

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