L'altra faccia dell'aglianico

24 Gen 2012, 13:05 | a cura di Gambero Rosso
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Quante facce può avere l'aglianico? Il vitigno più nobile del Sud Italia - presente in Campania e Basilicata soprattutto - è conosciuto per la sua austerità, per profumi varietali primari non netti, per la capacità di tradurre in vino le caratteristiche pedoclimatiche del territorio in cui cresce. E' la base de

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l cosiddetto "Barolo del Sud", il Taurasi, il vino rosso irpino che per storia, longevità e struttura non
ha nulla da invidiare ai grandi rossi del mondo. Qualcuno lo ha vinificato in bianco, qualcun altro lo ha voluto in versione spumante.

 

L'azienda Mastroberardino ne ha cercato l'aspetto "più morbido". Nascono con questo intento gli aglianico passiti, vini che hanno perso la "scontrosità" dell'uva madre per regalare una beva senza spigoli. Quest' altra faccia dell'aglianico ha i nomi di Halconero e Antheres. Entrambi Irpinia Aglianico passito DOC, questi vini sono accomunati dal processo di appassimento dell'uva in pianta.

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La raccolta dell'uva, già tardiva da queste parti, si protrae fino agli inizi di dicembre per consentire una maggiore concentrazione zuccherina e del quadro aromatico. I vigneti sono tra i 610 e i 650 metri di altezza nella tenuta di Pastanella a Montemarano, posto ideale grazie alle importanti escursioni termiche  giorno/notte. Una volta in cantina il vino destinato all'Halconero affina circa un anno in barriques e due in bottiglia.

 

Sull'Antheres, la storica azienda di Atripalda si è spinta oltre: quello che era già conosciuto come un vino liquoroso, ottenuto dalla fortificazione con alcol del vino aglianico, oggi diventa uno dei rari esempi di vino rosso da muffa nobile. La botrytis cinerea - la stessa dello Chateau d'Yquem per intenderci - ha trovato sulle pendici della tenuta di Montemarano un habitat ideale. L'Antheres, dopo due mesi di appassimento, sei mesi in barriques e otto mesi in bottiglia, può dirsi un vino muffato (o botritizzato), che, grazie alla muffa nobile che si nutre degli zuccheri dell'uva, finisce per essere sì dolce, ma anche ben bilanciato dall'acidità. L'altra faccia dell'Aglianico nasce sopratutto dalla volontà di Piero Mastroberardino, come ci racconta in questa video-intervista.

Francesca Ciancio
24-01-2012

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