L'oro delle bollicine

16 Dic 2011, 16:23 | a cura di Gambero Rosso
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Il Prosecco Docg celebra il successo di quest'anno con 66 milioni di bottiglie vendute in tutto il mondo. Resta il problema-chiave: come distinguersi dalla Doc?

 

“Il Prosecco Docg non sente la crisi”. Parola di Giancarlo Vettorello, direttore del

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et="_blank">Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene, mentre snocciola i numeri della denominazione trevigiana che continua la sua travolgente ascesa. Secondo il consueto Rapporto annuale elaborato dal Centro studi del distretto che Tre Bicchieri ha letto in anteprima, la produzione del Conegliano Valdobbiadene ha raggiunto nel 2010 un volume di 65,7 milioni di bottiglie, con una crescita media del 9,5% dal 2003, e un valore al consumo pari a 400 milioni di euro.

 

“Nei primi sei mesi del 2011 – anticipa Vettorello a Tre Bicchieri – le vendite segnano un +5%, prevediamo di chiudere l'anno con un lieve aumento sul 2010”. In crescita anche la superficie, che ha raggiunto i 5.272 ha dai 3.932 del 2003 (+34,1%), mentre ammontano a poco meno di 6mila ha le superfici iscritte all’albo Docg. Crescono le versioni a spumante (Spumante Docg, Superiore di Cartizze Docg, di cui si producono 1,39 milioni di bottiglie su 106 ha) attestandosi sui 59,2 milioni di bottiglie, corrispondenti al 90% del totale a denominazione. Sale il numero dei viticoltori, oggi a 2.921 unità, con 166 case spumantistiche a testa (+8,5% dal 2003 al 2010).

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“I dati più interessanti li fa segnare l'export – osserva Vettorello – con un tasso di crescita doppio rispetto al mercato Italia”. Infatti, negli ultimi otto anni, l’esportazione è cresciuta del 98,4% arrivando a 24,7 milioni di bottiglie. Primo mercato si conferma la Germania, con il 34,3%, seguita da Stati Uniti (+81,9% sul 2009) e Canada (+44,6%), che detengono complessivamente il 19% dell’export con 4,3 milioni di bottiglie. Un fenomeno a stelle e strisce, si direbbe, che la  rivista americana Wine Enthusiast premierà, il 30 gennaio prossimo, proclamando l'area del Prosecco a “regione enologica dell'anno”.

 

L'interesse per le bollicine è attestato anche dal numero dei visitatori delle cantine di Conegliano Valdobbiadene: nel 2010 si registra un +31% con circa 224.318 rispetto ai 171mila dell’anno precedente. Guardando, infine ai canali distributivi, si conferma  la Gdo che, raggiungendo un volume pari a 12,9 milioni di bottiglie, cresce in otto anni del 16,3%. In contrazione l’Ho.Re.Ca (-1,2% medio annuo) mentre risale a 1,51 milioni di bottiglie la vendita diretta, con un +12,2% del 2010 sul 2009. 

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Per il Consorzio guidato dal presidente Innocente Nardi si tratterà ora di lavorare sulla comunicazione delle differenze: “E' giusto che la Docg, che si lavora con tempi e costi molto superiori rispetto alla viticoltura di pianura, si distingua a partire dagli scaffali – spiega  – Per questo, il 2012 sarà l'anno in cui lavoreremo sulla cultura di prodotto. In pratica, dopo aver garantito la filiera dal vigneto allo scaffale, dobbiamo passare al consumatore e far sì che tutto il personale che lavora nella distribuzione sia in grado di proporre correttamente un Prosecco Docg, evitando confusioni e sovrapposizioni”.

 

Un tema, questo, che si lega a doppio filo a quello dei prezzi di vendita, la “nota dolente” per il Conegliano Valdobbiadene: “Non si riesce a trasferire sulle bottiglie il prezzo giusto per una viticoltura come la nostra”, sottolinea Vettorello ricordando che la raccolta delle uve glera avviene a mano e su territori collinari molto ripidi. Ma il 2012 sarà anche l'anno in cui il Consorzio intensificherà i controlli a tutela del marchio.

 

Due le linee d'azione: in Europa, si cercherà di ridurre il fenomeno dell'italian sounding, soprattutto in Germania e Austria, grazie al lavoro degli avvocati che inizieranno una serie di cause civili contro i contraffattori. Nel resto del mondo, dopo la recente tutela ottenuta negli Usa, sono Australia e Nuova Zelanda a preoccupare i produttori.  “Troppi – conclude Vettorello – i fenomeni di imitazione favoriti da una legislazione locale che non impedisce le frodi. Il nostro è un prodotto d'eccellenza, simbolo del made in Italy che l'Unione europea deve tutelare in ogni angolo del mondo”.

Gianluca Atzeni
16/12/2011

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