L'oro di Bosa secondo Emidio Oggianu

16 Gen 2012, 17:23 | a cura di Gambero Rosso
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Una giornata trascorsa tra le vigne di Malvasia di Bosa. In compagnia del viticoltore Emidio Oggianu, della sua vigna e delle sue bottiglie.

 

La strada panoramica che da Bosa Marina porta a Por

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to Alabe difficilmente lascia indifferenti: le zone collinari e le loro vallate offrono un continuo di vigneti e campagne, intervallati qua e la da muretti a secco, qualche fico d’india e la macchia mediterranea che, oltre il verde, riesce a profumare un ambiente già ricco di sentori marini e iodati. Il panorama è quello della costa occidentale sarda. Una costa fatta da scogliere a picco sul mare interrotte da alcuni tratti sabbiosi. Il mare è di colore blu scuro. Difficile vedere le tonalità più chiare. La sua profondità non dà spazio agli azzurri dei fondali più bassi.

 

È in questo contesto che ci accoglie Emidio Oggianu nel suo vigneto in Località Badde Nuraghe. È una giornata invernale, piuttosto fredda per queste zone, e il piacere arriva dal tepore di un timido sole che nelle ore centrali della giornata riesce a dare un po’ di conforto specie perché spicca in un cielo azzurro e terso.

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“Durante la bella stagione stiamo sempre qui, io e la mia famiglia. In inverno vengo comunque tutti i giorni al vigneto, ma nei mesi più freddi abitiamo in paese.” Il vigneto è proprio davanti casa. Un ettaro di terra interamente impiantato con la Malvasia di Bosa. Una parte Emidio la ricevette in eredità dal padre, un'altra parte la acquistò più in là convinto che l’unica cosa che ci avrebbe piantato sarebbe stata la malvasia. Così fu.

 

“Alla fine io sono solo un capo stazione in pensione - ci dice Oggianu - non sono né un viticoltore di professione, tanto meno un enologo, ma penso che un vino unico come la Malvasia di Bosa abbia bisogno di tutte le cure possibili per evitare che un patrimonio enologico di questa entità rischi l’estinzione.” La convinzione con cui Emidio Oggianu pronuncia queste parole è la stessa che esprime quando parla di una sua idea di Malvasia di Bosa che lo ha portato ad essere l’unica voce fuori dal coro in un sistema che chiedeva il cambiamento del disciplinare a favore della messa in commercio di una Malvasia più dolce e beverina, da mettere in commercio a prescindere dall’invecchiamento obbligatorio di due anni.

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Non possiamo che essere d’accordo con lui. Per noi la vera Malvasia di Bosa è quella invecchiata, il vero vino da meditazione che solo il tempo riesce a conservare offrendoci un prodotto affascinante e straordinario.

 

Entrando nella cantina al di sotto dell’abitazione vediamo le piccole botti di rovere e di castagno che conservano le ultime annate. La 2008 è quella che sta per essere imbottigliata e poi gli ultimi millesimi fino ad arrivare al 2011. È orgoglioso Emidio nel farci assaggiare l’annata 2007, quella che arriva dopo quel millesimo 2006 che gli è valso i Tre Bicchieri della Guida Vini d'Italia del Gambero Rosso. Ancora troppo giovane per lui - siamo d’accordo anche noi - ma non c’è dubbio che la sua gioventù è garanzia per un futuro da grandissimo vino. I profumi sono ancora primari, si sente il frutto dolce, di albicocca e pesca, poi pan di Spagna, frutta secca, dattero e un accenno salmastro. La bocca non è del tutto secca, il fondo leggermente zuccherino riesce a bilanciare bene un sorso freschissimo e di grande sapidità. Il finale, profondissimo, non fa altro che marcare a pieno le sensazione già percepite.

 

Le ore passano in fretta, ma è sempre un piacere parlare di vigne, territori e vini. C’è ancora spazio per un’altra bottiglia che Emidio cerca di stappare senza farci vedere il millesimo impresso in etichetta. Metterci il naso dentro è emozione pura: difficile snocciolare tutti i sentori che si presentano al nostro olfatto. Più che di profumi sarebbe meglio parlare di sensazioni: quelle del sole estivo che appassisce le uve e le carica di zuccheri; quelle di erbe aromatiche che circondano i vigneti in diverse zone qui intorno; quelle affumicate e salmastre che sembra arrivino dal sottosuolo e dal mare che si infrange sugli scogli.

 

Non ci resta che assaggiare e rimanere ammaliati da un sapore sapido e avvolgente, caldo e balsamico. Un palato perfettamente armonico che ci mette in difficoltà nel tentare di capire che annata abbiamo davanti. Dopo qualche minuto l’olfatto offre ancora diverse percezioni. Si torna sulle sensazioni fruttate, quasi a comunicare un’annata tutto sommato giovane. Con orgoglio Emidio ci dice che è un 2001. Un millesimo che lui ama particolarmente. Non possiamo che essere d’accordo con lui. “A me piace molto, anche se magari non è un vino perfetto. È un vino che trasmette un territorio ed è per questo che a me piace. Se non è perfetto, pazienza… d’altronde io sono solo un capo stazione in pensione…”

Azienda Vitivinicola Emidio Oggianu

Magomadas loc. Badde Nuraghe (OR) Sardegna
Tel +39 0785 373345, cell. +39 339 3877179
email [email protected]

 

Giuseppe Carrus

16 Gennaio 2012

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