La febbre dell'Amarone: anteprima 2008

30 Gen 2012, 19:01 | a cura di Gambero Rosso
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Cresce, in tutto. Nel suo indiscutibile fascino (a partire dal nome) e nelle vendite, pure nel coinvolgimento dei produttori. E crescono pure i casi d’imitazione. Perché l’Amarone della Valpolicella non è solo un vino, ma un sogno. Alla vigilia dell’Anteprima (una sessantina le aziende presenti nelle sal

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e tasting) non c'è produttore che non dichiari a Tre Bicchieri di essere orgoglioso dei vini che si preparano ad offrire in degustazione.

 

Forti di quasi 7 mila ettari di vigneti. Con circa 4 mila aziende viticole radicate nel territorio d’elezione, 272 di queste dotate pure di cantina e rete commerciale. Non solo. Le uve raccolte a settembre (Corvina e Rondinella in primis) vengono fatte appassire - proprio fino a questi giorni – in 412 fruttai, come sono chiamati i locali, ventilati, per concentrare nei chicchi tutte le potenzialità dell’Amarone.

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Exploit, si diceva. Negli ultimi dieci anni la produzione è più che raddoppiata, da 5 a 12 milioni di bottiglie. Per contro, è dimezzato l’imbottigliamento del classico Valpolicella, da 50 a 25 milioni.

 

Proprio per la crescente domanda di Amarone, per l'appunto. Emilio Pedron, Presidente del Consorzio Vini Valpolicella -  ex manager Gruppo Italiano Vini e ora amministratore delegato di uno dei produttori storici di Amarone, la Bertani di Verona, ceduta un paio di mesi fa al gruppo farmaceutico Angelini (per circa 60 milioni di euro)- domani presenterà una relazione dettagliata su come l’Amarone sia riuscito a riqualificare la sua denominazione e sulla costante richiesta dai mercati nordici, sia d’Europa che d’America. Al punto che il valore delle uve nell’ultimo decennio è salito da 60 ad oltre 100 milioni di euro, favorendo le quotazioni del vino, da 80 a 140 milioni di euro. Così le vendite hanno generato oltre 300 milioni di euro, 40 in più del 2000.

 

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Emilio Pedron, che sta lavorando all'integrazione tra Bertani e Angelini con l'obiettivo di creare un unico polo vinicolo, è molto soddisfatto del successo dell'Amarone, ma insiste: non bisogna abbassare la guardia. Urge intensificare la tutela, difendere questo gioiello dal pericolo delle contraffazioni. Una quarantina i casi accertati di falsi ‘Amarone’ in America e in Australia. “Noi abbiamo registrato i nostri marchi. Ma nonostante questo ci sono stati 40 casi di copiature. Una ventina i contenziosi internazionali che hanno dato ragione al Consorzio”, ripete Pedron a tutti i giornalisti arrivati a Verona per l'Anteprima. Ma è chiaro che la difesa del marchio è solo un aspetto della guerra competitiva sul mercato. Il futuro dell'Amarone si costruisce con ben altro. Pedron auspica un “serrato gioco di squadra tra i produttori”. Unità e confronto. “Se io fossi, per assurdo, unico titolare della Valpolicella… sarei tranquillo per altri cento anni.

 

Ma… certe scorciatoie, certe incomprensioni tra i produttori, rischiano di rovinare quanto finora ottenuto”. Non aggiunge altro, ma chi deve capire capisce. Nel mondo del vino si ragiona anche così. Sulla stessa sintonia anche Sandro Boscaini,  patron del Gruppo Masi, chiamato dagli americani ‘Mister Amarone’. Che dice: il nostro vino è moderno, col cuore antico. Racconta una storia ed è in linea con la nuova percezione del vino, quella dell’emozionalità. Il successo internazionale ha però spinto alcune frange a proporre vino a prezzi molto bassi. Sfruttando fama e facili vantaggi. Così si sfrutta il trend positivo per speculare. Danneggiando l’Amarone stesso.

 

La colpa? Di un certo provincialismo, secondo Boscaini; di coloro che non capiscono il fenomeno Amarone. Badano a far subito businnes, mettendo in crisi il  Sistema Valpolicella. Non a caso non si trova quasi più uva per il vino ‘normale’ ( produzione appunto dimezzata) creando scompensi nei prezzi  delle bottiglie e  confusione tra le tipologie. Una prova? All'Anteprima di domani mancheranno alcuni produttori storici. Questione di marketing e di strategie di comunicazione, fanno sapere. E poi si dice: facciamo sistema.

 

Nereo Pederzolli
27/01/2012

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