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Utilizzate proteine del latte (caseina) o albumina nei processi industriali di chiarificazione dei vostri vini? Non preoccupatevi: la pratica enologica è più che legittima, solo che ora dovete dirlo ai consumatori. Scrivendolo in etichetta.

 

Il Comitato tecnico di gestione vini dell'Ue ha dato il via libera, nei

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giorni scorsi, alle nuove norme sugli allergeni, albumina e caseina: norme che dovevano entrare in vigore fin dal 2009, ma che sono state rinviate fino ad oggi. E, in ogni caso, per evitare problemi con la commercializzazione dei vini già etichettati, la loro applicazione scatta solo a partire dalla vendemmia 2012 e per i vini etichettati dopo il 30 giugno 2012. Le etichette dovranno contenere la dicitura “contiene uova e derivati” e “contiene latte e derivati” e potranno essere accompagnate da specifici pittogrammi che però saranno facoltativi.

 

Per domani è atteso a Bruxelles il via libera definitivo del Comitato tecnico e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea. Dopo di che, accanto alla dizione “Contiene solfiti” ci dovrà essere quella sulle uova e/o il latte. In sostanza, dopo numerose proroghe al regolamento 607/2009 sull’etichettatura dei vini, si è arrivati finalmente al traguardo.

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In mezzo, ci sono stati tre anni di analisi e ricerche dell’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare che non ha escluso possibili effetti di albumina e caseina sulla salute dei consumatori.

“E’ un provvedimento ragionevole – commenta con il nostro quotidiano Tre Bicchieri il direttore di Federvini, Ottavio Cagiano De Azevedo – che, dopo la norma sui solfiti, completa un quadro che finora presentava dei vuoti normativi. D’ora in avanti, il consumatore avrà un’informazione più chiara sul vino che sta bevendo. Anche se l’applicazione della misura provocherà un certo aumento dei costi nelle fasi produttive di cantina”.

 

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Secondo il metodo codificato dall’Organizzazione internazionale della vite e del vino (Oiv), il limite di determinazione delle due sostanze nei vini è di 0,25 milligrammi per litro. Limite che è stato dimezzato a marzo scorso, quando era di 0,50 milligrammi. In cantina, quindi, gli enologi dovranno avere cura di predisporre specifiche analisi per stabilire l’eventuale presenza di residui di albumina e caseina nelle fasi finali, prima dell’imbottigliamento. In caso di residui superiori a 0,25mg/litro scatta l’obbligo di indicazione.

 

“Il metodo enzimatico Oiv – spiega l’enologo di Caviro, Giordano Zinzani – ci dà una misura quantitativa nel momento in cui si superano i limiti”. Un test come questo può costare dai 30 ai 50 euro chiarisce Zinzani. Come a dire: non sarà una tragedia per i produttori. Le verifiche saranno a carico degli enti di controllo: dall’Icqrf alle Asl, ai  Nas. Ad oggi, si stima che il 20-30% dei vini in commercio è chiarificato con le proteine albumina e caseina; albumina per i rossi, caseina per i bianchi.

 

Ma è facile prevedere che molti produttori, per evitare di utilizzare ulteriori diciture in etichetta che potrebbero generare allarme nei consumatori, preferiranno usare altre sostanze chiarificanti (e consentite) di origine minerale o gelatine a base di colla di pesce, per le quali non è previsto alcun obbligo di indicazione.

 

Gianluca Atzeni

21/06/2012