Sostenibilità, cambiamenti climatici, pratiche enologiche. La neo presidente dell'Oiv, la Onu del vino, illustra al Gambero Rosso i temi più caldi del dibattito vitivinicolo mondiale. E l'organizzazione interna per intervenire

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L’Organizzazione internazionale della vigna e del vino – Oiv

Dallo scorso luglio Monika Christmann, classe 1959, enologa e direttore dell’Istituto di Enologia all’Università degli studi di Geisenheim, è la nuova presidente dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv). Il suo compito è di rappresentare gli interessi dei 46 Stati associati – non a caso è conosciuta anche come l’Onu del vino – nel campo della vite, del vino, delle bevande a base di vino, dell’uva da tavola, dell’uva passa e di tutti gli altri prodotti della viticoltura del mondo. L’Oiv è un organismo intergovernativo di tipo tecnico e scientifico che indica agli Stati membri provvedimenti che tengano conto delle necessità dei produttori, dei consumatori e degli attori della filiera vitivinicola; assiste le altre organizzazioni internazionali, intergovernative e non governative, quando trattano di materie viticole; contribuisce sia all’armonizzazione internazionale delle pratiche e delle norme esistenti e all’elaborazione di nuove norme internazionali. La storia dell’Oiv si può far iniziare nel 1874 quando dopo il disastro della fillossera i vignaioli di Francia, Italia, Svizzera, Austria e Germania, si riunirono in occasione di un congresso a Montpellier per trovare un modo di combattere contro il temibile insetto. Invece, l’attuale fisionomia dell’Oiv si deve al 2001 quando con l’accordo dei Paesi membri si istituisce l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino. I documenti ufficiali adottati dall’Assemblea Generale sono le “risoluzioni”. Le proposte di risoluzioni di carattere generale, scientifico, tecnico, economico e giuridico sono esaminate dagli Stati membri e dagli Osservatori, secondo una procedura per fasi e vengono adottate nella loro forma definitiva con il consenso di tutti gli Stati membri.

 

La sostenibilità sta sempre più diventando uno dei temi di confronto/dibattito in tutto il mondo. A suo giudizio quale peso dovrebbe avere nell’ambito Oiv?

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Siamo consapevoli dell’importanza della sostenibilità, in quanto è uno dei temi prioritari nel nostro piano strategico. A questo proposito è assolutamente necessario definire linee guida per ciascun settore della vitivinicoltura come viticoltura, enologia e mercati che hanno necessità e condizioni diverse.

 

I cambiamenti climatici in atto stanno modificando il vino. Il contenuto alcolico medio è cresciuto e anche lo stile dei prodotti tradizionali sta cambiando. A quale futuro ci dobbiamo preparare e che contributo può dare l’Oiv?

Da anni stiamo lavorando in diversi campi per gestire questa grande sfida. Al fine di definire le strategie è essenziale creare un data base che raccoglie e descrive tutti i fenomeni che derivano dai cambiamenti climatici e quindi sviluppare le possibili soluzioni, da aggiornare con regolarità. Questo, naturalmente, comprende il settore vitivinicolo, nonché le strategie enologiche (nuove pratiche vitivinicole, aggiustamento di acidi e alcool, ecc).

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Andiamo alla politica internazionale. Molti Paesi sono preoccupati per l’andamento delle trattative Ttip. Il rischio per il vino è la messa in discussione del sistema delle denominazioni di origine e anche di molti standard decisi proprio in ambito Oiv. Lei cosa ne pensa?

L’Oiv è un’organizzazione scientifica e tecnica. Le discussioni Ttip sono condotte in un altro contesto. I lavoro della nostra Organizzazione è definire norme e pratiche per promuovere la qualità, la diversità, ma anche l’identità e l’autenticità del vino.

 

Spostiamoci sugli aspetti tecnici. Si ha l’impressione che nell’ambito delle pratiche enologiche vengano autorizzate o regolamentate sostanze e trattamenti in contrasto con quella dimensione agricola che il prodotto vinicolo dovrebbe avere. Da parte dei consumatori c’è una richiesta di vini il più possibile ‘naturali’. Qual è la sua opinione in proposito?

È vero che i consumatori sono sempre più sensibili a questi problemi. Tutti i vini sono ‘naturali’ come lo sono i prodotti agricoli. Ma ogni volta che ci sono delle sfide si reagisce a questi problemi con le migliori tecniche disponibili. Negli ultimi anni la tendenza va verso nuovi trattamenti fisici che hanno il grande vantaggio di rimuovere selettivamente i componenti indesiderati su un mosto o un vino, senza lasciare residui critici. Questo è ciò che la maggior parte dei consumatori realmente vuole: un vino di buona qualità, senza alcuna traccia di componenti indesiderati. L’Oiv, da questo punto di vista, è molto attenta nel bilanciare innovazione e tradizione.

 

L’Oiv è come l’Onu del vino mondiale ma nonostante svolga quest’importante funzione, le sue decisioni/risoluzioni, specialmente quelle che riguardano più direttamente i consumatori, sono scarsamente pubblicizzate. Perché non comunicate di più le vostre attività?

L’Oiv ha un sito web (www.oiv.int) molto ricco di informazioni dove tutte le comunicazioni e, in particolare le risoluzioni adottate, vengono pubblicate. Abbiamo anche iniziato a pubblicare i risultati delle nostre esperienza collettive. Ciò significa che di tanto in tanto informiamo le persone interessate tramite il nostro sito web su argomenti specifici su cui abbiamo accumulato le informazioni dei nostri esperti. Questo ci permette di reagire più rapidamente alle questioni importanti, senza adottare una risoluzione. Naturalmente informiamo il pubblico che questo potrebbe non riflettere l’opinione dell’Oiv e dei suoi Stati membri.

 

Nel piano strategico OIV 2015-2019 è previsto di dare dinamicità ai sistemi di scambio delle informazioni dell’Organizzazione e le analisi, in particolare le statistiche. Cosa vi proponete in concreto di fare?

Uno degli obiettivi del nostro piano strategico è quello di migliorare le nostre statistiche al fine di analizzare le tendenze principali, di essere in grado di concentrarsi su fattori e tematiche specifiche (ad esempio vini spumanti nel 2014, vini rosati nel 2015) e di costruire anche una migliore presentazione. Allo stesso tempo le statistiche per l’Oiv sono ‘il’ riferimento e lavoriamo sodo per mantenere la qualità di questi dati.

 

Come pensa che l’OIV si sia evoluta negli ultimi anni e cosa bisogna fare per renderla sempre più funzionale alle necessità dei Paesi aderenti?

L’Oiv è un processo dinamico di sviluppo. Adesso abbiamo nuovi Stati membri (ad esempio India, Azerbaigian, Armenia) e allo stesso tempo abbiamo modernizzato l’organizzazione in termini di efficienza, procedure interne, gruppi di lavoro, ecc. Lavoriamo con più di mille esperti in tutto il mondo nei diversi campi. In particolare lo sviluppo del piano strategico ci dà una forte road map che tiene conto delle nuove sfide che abbiamo di fronte. Questo è una scelta condivisa da tutti gli Stati membri. Personalmente sono molto fiduciosa per il futuro.

 

a cura di Andrea Gabbrielli

ha collaborato Veronika Crecelius

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri dell’8 ottobre

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