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Pittore, avvocato, viticoltore. La sua passione? Gli asini.

 

Lavorare nel vino ti porta a conoscere storie e personaggi veri, siano essi vignaioli, integralisti o artisti, tos

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canacci come nel caso di Lorenzo Massart, proprietario dell’azienda Poggiotondo. Di giorno avvocato, di notte pittore, viticoltore a tempo pieno. A Firenze il suo studio è un ufficio, una galleria d’arte e allo stesso tempo un punto degustazione. “La mia segretaria è anche un abile sommelier”.

 

Dove trovi tempo ed energie?

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“E’ molto semplice: mi divertono da morire le cose che faccio. Godo nello scrivere un atto, mi realizzo nel dipingere, ma soprattutto devo sempre battere il mio interlocutore, sia esso pittore, avvocato o enologo.

 

Senza pensarci troppo: cosa ti piace del vino?

“Il vino ha il sapore di chi lo fa. Se non si sente niente vuol dire che il produttore non ha nulla da dire.  I vini devono avere personalità, che può piacere o meno,  ma devono individualizzarsi. Io ho cambiato tre enologi, ma il vino è rimasto sempre uguale. E’ il mio modo di concepire a prevalere su tut to. 

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In degustazione ci è piaciuto il Chianti Le Rancole 2006: bel frutto rosso fragrante, sensazioni di mentuccia; palato ricco di grinta, profondità; finale terroso, ematico. Un vino di carattere.

Per me la Toscana è sangiovese. Ci sono produttori che hanno il timore di presentare ai loro clienti il sangiovese, per questo molte volte ricorrono a vitigni di altro tipo. Molti Chianti non mi piacciono, sono senza terroir, soffrono l’internazionalizzazione. Le Rancole è il nome del nucleo centrale dell’azienda Poggiotondo. Siamo nel Casentino, l’ultimo avamposto del Chianti; ho quattro ettari di vigna e  Le Rancole (vinificato in vasche di cemento e affinato in botte) e quello che esprime al meglio il carattere del luogo.

 

Vino naturale: se ne sta parlando tanto negli ultimi mesi?

E’ una moda, le aziende che lavorano seriamente l’hanno sempre fatto; hanno sempre coltivato tenendo ben presente un discorso biologico, senza interventi intensivi. Anch’io uso solo lieviti indigeni e potrei uscire come biologico o biodinamico, ma non voglio iscrivermi da nessuna parte.

 

Che cos’è Vivi La Vendemmia?

Una volta c’era la festa della battitura del grano, noi vogliamo festeggiare la vendemmia e apriamo la nostra cantina durante quei giorni. Gli ospiti mangiano con noi, seguono insieme a  noi tutte le fasi produttive. Imparano tanto; io imparo tanto da loro. Per partecipare basta scriverci in azienda ([email protected]) a partire da Settembre.

 

E che mi dici delle tue 600 bottiglie di Vin Santo del Chianti? Non ti sembra che l’intera tipologia sia in declino a livelli di consumo?

Non sono tante le aziende che fanno il Vin Santo seriamente, ma non è certo semplice: per le mie 600 bottiglie utilizzo  6/7 ettolitri di mosto. C’è un problema legato alla ristorazione in Toscana. Al consumatore medio a fine pasto viene offerto sempre il Passito di Pantelleria e raramente c’è la volontà di comunicare il prodotto.

 

So che hai un rapporto speciale con gli asini.

Prima che avvocato, pittore o viticoltore, sono un grande appassionato di asini. Mi chiamano spesso per consulenze, da piccolo volevo un pony, ma ho ricevuto in dono un asino sardo. Chiamo i miei asini ragliando, me li coccolo. E’ necessario conoscerli alla perfezione, a volte mi trovo a dare lezioni sugli asini; un avvocato che insegna ai contadini: strano, no? Dimenticavo, l’asino non è animale ciuco e presuntuoso come il cavallo, quanto intelligente, riflessivo. E di una dolcezza infinita.

 

 

Chiudiamo con i tuoi viaggi. Hai fatto due giri del mondo, quali sono i luoghi che ti hanno colpito per fascino e carattere?

Non potevo sposare una donna che non avesse fatto il giro del mondo, così la luna di miele si è trasformata in un viaggio globale. Amo il Sudamerica e in particolare il Brasile perché la gente ha una marcia in più.  Condivido appieno il pensiero di un grande poeta brasiliano, Vinicius de Moraes: <<la vita è l’arte dell’incontro>>. Mi sono sempre mosso con (i soliti due) grandi amici e attraverso questi viaggi ho creato, con loro, rapporti indissolubili. Ricordo molto poco l’Africa e ritengo l’Australia un paese senza anima (e senza anima non ha senso vivere). Sono andato fuori tema?.. per me è un classico.

 

 

Intervista di Lorenzo Ruggeri

03/02/2012