Il Road Show del Gambero Rosso atterra per la prima volta a Città del Messico. Ed è subito successo per i vini italiani. Giro di interviste a chi ha investito nel made in Italy e adesso prova a capire e superare un vecchio paradosso: perché il Paese che per primo ha fatto viticoltura nelle Americhe, oggi beve soprattutto birra?
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Il 23 aprile per la prima volta il Top Italian Wines del Gambero Rosso ha organizzato un evento in Messico. È stata la penultima tappa della settima edizione, la 2013/14. I sessanta produttori italiani presenti hanno accolto oltre 800 operatori del settore e appassionati nel seicentesco palazzo dell’Academia Nacional des Bellas Artes San Carlo, in calle Academia, a pochi passi da Zócalo, la Piazza della Costituzione, il cuore della città e la terza piazza più grande del mondo. Un flusso ininterrotto di visitatori ha potuto apprezzare oltre 200 grandi vini italiani, parlare con produttori e importatori. Il Messico oggi è una delle economie rampanti del mondo, ma i suoi consumi di vino sono ancora bassissimi: si aggirano su 0,50 litri procapite l’anno.

“Ma stanno crescendo, i consumatori stanno esplodendo la passione per il vino, soprattutto nella fascia 25-35 anni”, racconta Marcos Flores, sommelier e direttore generale della Gemaric, una società di consulenza e formazione degli operatori del settore vino. Il vino spagnolo, per un fattore storico e culturale, è il più venduto, ma – subito dopo quello cileno – è il vino italiano con le sue mille particolarità e diversità quello preferito dai messicani. E mentre sempre più aziende vinicole nascono in Messico, soprattutto nella zone della Baja California, i messicani riscoprono il gusto del vino. “Qui si beve soprattutto birra” ci dice Thomas Kiefer, il titolare del celebre La Enotk, nel modaiolo quartiere di Polanco “ma il vino è in crescita, fa parte di un gusto sofisticato, del lifestyle che ai giovani professionisti piace moltissimo. Da qui la mia scommessa, un locale dedicato al grande vino e alla gastronomia italiana, con l’apporto fondamentale di Luca Gardini e la consulenza gastronomica di Salvatore Tassa, che è spesso da noi per curare il menù”.

Nel corso dell’evento un buffet di sapori italiani è stato realizzato dagli chef de l’Osteria del Becco, altro celebre gruppo di ristoranti che parla italiano e vanta una sterminata carta dei vini esclusivamente made in Italy. “È un paradosso per il Paese che per primo ha fatto viticoltura nelle Americhe”ci dice Juan Carlos Chávez Fernández della Gini, società di distribuzione del vino “qui le viti sono arrivate con Cortès, e qui c’è la più antica casa vinicola delle due Americhe, Casa Madero, fondata ne 1597… Fino all’editto di Carlo II nel 1699 si produceva e si esportava moltissimo vino in tutto il mondo, ma per tutelare la produzione spagnola il sovrano ne vietò la produzione in Messico. Da allora è stata una storia alterna, con alti e bassi. Ma oggi i messicani stanno tornando sulla scena, e con determinazione”. “Vogliamo produrre e consumare ottimi vini” continua Roberto Curiel di Terra&Mondo, altro importante distributore, alla fine di uno dei due affollatissimi seminari degustazione tenuti dal Gambero Rosso, che aggiunge: “i tempi sono maturi. Ed eventi come questo sono fondamentali. Bisogna formare e informare una nuova generazione di appassionati”.

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a cura di Marco Sabellico

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 30 aprile.
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