Note a margine di Vignaioli Naturali a Roma

4 Mar 2014, 16:48 | a cura di Lorenzo Ruggeri

Assaggi, appunti e riflessioni. Ecco cosa rimane nella memoria e nei sensi a qualche giorno da Vignaioli Naturali, manifestazione che ha riunito nelle sale dell'Excelsior di Roma una folta schiera di vini naturali, artigianali, tradizionali o inconsueti, comunque personali. Vini vicini al territorio e a chi li produce.

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Quale è stato l’elemento di rottura più forte del sistema enologico italiano nell’ultimi decennio? Chi ha messo al centro dell’agenda il tema ambientale, l’accento sull’apporto alimentare del vino? Da dove è partita la richiesta a un approccio più immediato e meno ingessato al vino? Ci pensavamo mentre giravamo tra i banchi di Vignaioli Naturali, manifestazione organizzata a Roma da Tiziano Gallo. La prima volta era il 2009. C’è chi tira fuori un Montepulciano dell’83, chi nasconde sottobanco campioni di botte, etichette disegnate alla buona, vignaioli alle prime uscite. Un mondo di artigiani. Riprendiamo i nostri appunti, li ripuliamo ed eccoli qui.

Bottiglie da vuotare in meno di 5 minuti

Schioppettino 2012 - Marco Sara
Un vino divertente. Divertente proprio perché funziona come un sorriso: rende più leggero, se vuoi più spensierato, chi lo beve. Colore particolarmente scarico, sorso agile, timbro speziato delicato e beva centratissima. Tutto semplice, lineare e ben fatto.

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Il Cinque 2012 - Podere Le Boncie
Anche qui la scelta cade sul secondo di casa Morganti, sangiovese con saldo di mammolo e colorino. Carattere autunnale, frutto scuro ma anche una vivacità notevole. Uno di quei rossi che vorresti trovare in un’osteria, un po’ rustico, con tannini che si fanno sentire e acidità scalciante. Non è ancora arrivato il primo piatto e mezza bottiglia è già andata per comprendere il vino.

Montepulciano Cerasuolo Le Cince 2012 - De Fermo
Che bel bere. Un rosato che ha ritmo e tensione, la fragranza di un chicco di melograno appena colto, il tocco floreale, ma anche un palato ricco di sapore. Poi, l’allungo finale: mette in mostra un riflesso di razza. Goloso, gastronomico. Tra i migliori rosati assaggiati negli ultimi anni.

Conservare in luogo fresco e asciutto

Emidio Pepe - Trebbiano d’Abruzzo 2010
Nervoso. Il Trebbiano 2010 di Emidio Pepe è un vino dall’energia travolgente. Ha spinta, sapore, toni di polvere da sparo, poi ancora iodati, ma soprattutto quel cambio di passo al palato che viene voglia di seguire e rinseguire ripetendo l’assaggio. Oltre allo sprint un’ampiezza aromatica straordinaria. Di lunga, lunga vita.

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Ar.Pe.Pe - Valtellina Sup. Sassella Ultimi Raggi 2006
Il Rosso di Valtellina 2011 sarebbe andato di diritto nella nostra prima classificazione: bevibilità mostruosa e anche pericolsa. Abbiamo avuto la forza di andare oltre. I vigneti sono i più alti di casa Pellizzati, quota 600, questo è l’unico vino con parziale appassimento su pianta. C’è tecnica e precisione, ha concentrazione ma anche tanto slancio e naturalezza al sorso. E quel fondo di erbe secche amare che ci accompagna lungo tutto il sorso. Bissiamo.

Pinot Nero 2009 - Dalzocchio
Un Pinot Nero molto originale, con un profilo che unisce tensione gustativa, ma anche pienezza, un frutto avvolgente e sfondo di erbe aromatiche. Lungo e reattivo, sul finale le labbra sanno di sale. Incantevole. A primo impatto sembra invece meno riuscita la versione 2010, più esile e con tannini un filo verdi.

Surprise, surprise

La Desirée 2008 Renaud Guettier (Domaine La Grapperie)
Loira. Alla cieca avremmo detto Jura. Parliamo di uno Chenin Blanc, di stile ossidativo, che matura per ben cinque anni sui propri lieviti in barrique esauste. L’attacco non è facile, con note lattiche piuttosto marcate che poi evolvono verso toni di frutta candita e ancora sensazioni iodate. Al sorso dà l’idea di un vino tridimensionale, ogni goccia regala tantissimo sapore ed energia: un vino travolgente. Sogniamo il gorgonzola al cucchiaio di Valzana qualche metro più in là nella sala. Lo raggiungiamo e poi, sì, siamo felici.

Limen 2008 - Giuliano Micheletti
Ecco il Riesling Renano di Giuliano Micheletti, simpatico vitivinicoltore biodinamico con un vigneto sulla collina di Trento e uno a Drena, verso il Garda. Per un totale di ben 3 ettari vitati. Il suo Riesling Renano 2008 – primo imbottigliamento nel 2006 – è in forma smagliante: acidità schioccante per un vino solido e delicatamente agrumato. Viene davvero voglia di portarlo in tavola.

Fontorfio - Pecorino Cossineo 2011 e Rosato 2012
È il nostro esordio con questa piccola cantina di Cossignano (Ascoli Piceno) fondata nel 2005. Solo due ettari; ciò che ci ha colpito in particolare è la politica dei prezzi onestissima apportata a una batteria di buon livello. Gradevole e saporito il Pecorino Cossineo 2011, e poi un delizioso Rosato 2012, montepulciano e sangiovese, dal colore particolarmente tenue: ha una sapidità e una tensione davvero non comune. Appena 600 bottiglie prodotte.

Random
Abbiamo annotato una sfilza di metodo classico di carattere firmati Casa Caterina (in particolare il Brut 2001 da uve pinot nero), le conferme di Bonaccorsi, Bonavita e un Faro 2011 che potrebbe essere usato come GPS per chi volesse recarsi in loco. Poi, la progressione infinita della Ribolla Gialla 2008 di Franco Terpin e il Rosato 2010 di Massavecchia che spiazza. Merita qualche minuto di attesa nel bicchiere: ha un doppio volto, naso reticente e bocca davvero succosa e vitale. C’è chi poi sembra inarrivabile nella sua tipologia, parliamo di Beaufort e il suo Demi-Sec.

a cura di Lorenzo Ruggeri

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