[caption id="attachment_90605" align="alignnone" width=""]http://med.gamberorosso.it/media/2012/04/305461_web.jpeg[/caption]

Ci sarà un altro balzo dei prezzi delle uve (e del vino) anche nella prossima campagna 2012? Oppure la crisi economica consiglierà prudenza? E le scorte in cantina funzioneranno ancora da ammortizzatore e calmieratore? Qualsiasi previsione non può che partire dall’analisi dello “storico”, d

Pubblicità

egli andamenti dell’ultima campagna .

 

E qui non si può non ricordare che già dalle prime contrattazioni di fine estate 2011 gli incrementi rispetto al 2010 si erano presentati a due cifre per tutti i segmenti e in particolare per i vini comuni. Anche sulle uve si erano registrati aumenti fino al  +50%: una crescita che è servita  a recuperare i ribassi degli anni precedenti e a coprire gli incrementi dei prezzi dei fattori  produttivi.

Pubblicità

 

Ma torniamo alle analisi e alle previsioni. Guardando l’indice  Ismea dei prezzi all’origine si vede che da agosto 2011 a maggio 2012 i listini del vino sono cresciuti  del 32%, trainati soprattutto dai vini comuni che hanno fatto un balzo del 40% rispetto ai primi dieci mesi della campagna scorsa. Più lenti i vini a denominazione che comunque hanno segnato un rotondo +14%.

 

Alla base di questi rialzi una produzione ben  al di sotto di quella dell’anno prima e una domanda estera particolarmente dinamica, come dimostrano i dati record del 2011. Mai prima di ora, infatti, gli scambi internazionali avevano sommato quasi 100 milioni di hl come totale delle esportazioni mondiali. Secondo elaborazioni Ismea su dati Gti i volumi hanno segnato una progressione importante (+7%), accompagnata da un +11% dei  corrispettivi in valore. Quindi, nonostante una delle peggiori crisi economiche, la domanda mondiale di vino non solo ha tenuto ma è addirittura aumentata. Fin qui l’analisi dei prezzi.

Pubblicità

 

Ma il resto del mercato? Che cosa accade alla domanda interna ed estera con questo scenario di prezzi alla produzione? L’export italiano, ripetiamolo, ha toccato il suo record nel 2011, con 23,5 milioni di hl. Ma già nei primi mesi del 2012 le richieste  hanno cominciato a rallentare, mentre in valore la progressione è continuata.

 

Ed è stato proprio lo sfuso, che è stato una locomotiva dell’export, a segnare il passo. Solo in volume però, perché i corrispettivi nel primo bimestre del 2012 sono aumentati dell’8%. Bene, invece, i confezionati, che crescono del 3% in quantità e del 5% in valore. Con un aumento del valore medio dell’export del 13% si evidenzia come gli aumenti alla produzione si stiano trasferendo, almeno in parte, al prezzo di cessione all’estero.

 

Sul fronte interno, invece, la musica è diversa. Dall’analisi  Ismea sui dati Symphony/IRI del primo trimestre 2012 appare un’ulteriore flessione dei volumi acquistati nel canale retail, -2% su base annua, a fronte di un aumento dei prezzi del 4%.

 

E’ pur vero che, vista la tempistica con cui si rinnovano i contratti della Gdo, questo potrebbe essere un aumento legato alle dinamiche in atto da tempo e bisognerà attendere qualche mese per vedere se le aziende vitivinicole saranno riuscite a imporre prezzi più elevati. E, se sì, quanto di tale aumento sarà scaricato sui prezzi al consumo.

 

Sarà interessante osservare l’insieme di strategie messe in atto dalle aziende per restare competitivi sui mercati internazionali, mercato che si segmentano e si evolvono (non si può vivere solo di Usa, Germania e Gran Bretagna). C’è poi tutta la partita dei consumi interni. Staremo a vedere. Soprattutto se i prezzi dovessero continuare a salire.

 

Tiziana Sarnari

14/06/2012