“Paesaggio rurale storico”. Quali conseguenze per la viticoltura?

22 Gen 2016, 09:30 | a cura di Andrea Gabbrielli

L'iscrizione del Prosecco Superiore e del Soave nel Registro dei Paesaggi Rurali apre un nuovo capitolo: quali saranno gli effetti sui territori e sulla loro tutela? Facciamo il punto con i consorzi e con il coordinatore del gruppo di lavoro sul paesaggio al Mipaaf.

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I territori collinari delle Docg Prosecco Superiore e Soave, sono entrati a far parte del “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali”. Le iscrizioni, alle quali si aggiunge anche quella del Parco rurale del paesaggio appenninico di Moscheta nel Mugello, riguardano le aree che “che pur continuando il loro processo evolutivo, conservano evidenti testimonianze della loro origine e della loro storia, mantenendo un ruolo nella società e nell’economia”. (art. 4 del DM n°17070 del 19/11/2012).

 

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore

Questi riconoscimenti segnano un importante novità nell’approccio al paesaggio e ai fenomeni che lo riguardano. Infatti, il ruolo dell’uomo non viene più visto come elemento turbativo o di degrado dell’ecosistema, per esempio con la pratica di colture intensive, ma diventa l’attore principale della salvaguardia della biodiversità e della conservazione del paesaggio stesso. Basti pensare nel caso del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, la vulnerabilità non solo delle Rive, cioè di quei vigneti in forte pendenza e ben soleggiati, ma in generale dell’area, è elevata e richiede un lavoro continuo per mantenere la morfologia attuale tra le parti boscate, i prati e le superfici vitate. “Dal confronto tra foto d’epoca e foto odierne” dice Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio “si nota subito come nel corso degli anni non ci siano stati che pochi e parziali adattamenti al paesaggio. Nella viticoltura specializzata, poi, si usa storicamente la stessa tecnica di impianto e anche l’urbanizzazione ha avuto un impatto assai ridotto”.

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Soave

Come del resto succede anche nel Soave. Infatti, nell’area definita “classica”, sono stati individuati 1700 ettari di vigneti collinari, con la presenza di elementi di edilizia storica, capitelli votivi, forme di allevamento tradizionale come la pergola, muretti a secco e vigneti di oltre 100 anni tuttora in produzione, che contribuiscono alla storicità del paesaggio, tanto che dal 1955 ad oggi si è mantenuto invariato l’uso del 68% del suolo del Soave. “L’iscrizione al Registro per noi è un grande risultato” spiega Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di tutela “in questo modo la denominazione del Soave viene riconosciuta a livello nazionale come comprensorio vitato storico. Questo riconoscimento, oltretutto, pone le basi per un nuovo approccio soprattutto da parte del legislatore per una ridefinizione degli strumenti di sostegno per la viticoltura in areali tanto particolari quanto estremi”.

 

Il registro dei Paesaggi Rurali

La candidatura del siti a “paesaggio rurale storico” comporta la realizzazione di studi e di analisi approfonditi sulla matrice paesaggistica, sugli usi del suolo e su tutti quanti gli aspetti che compongono il mosaico paesaggistico. Nel caso specifico del Prosecco Superiore Docg sono stati rilevati e cartografati gli usi del suolo del 1960 e quelli del 2007. Sono state, in tal modo, rilevate per entrambi gli anni, le classi d’uso del suolo: aree adibite a prato, seminativi, zone boscate, aree urbanizzate, vigneti, idrografia. L’individuazione di questi usi del suolo ha permesso la creazione di un “geodatabase”, secondo cui il 59% della superficie totale risulta essere sostanzialmente invariata. Innocente Nardi, presidente del Consorzio del Prosecco Superiore, sostiene che “L’iscrizione al Registro del nostro paesaggio rurale è un valore aggiunto al nostro territorio e alla nostra denominazione”.

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L’auspicio” aggiunge il presidente del Consorzio del Soave, Arturo Stocchetti è che nell’immediato futuro si possano mettere a disposizione dei viticoltori di collina, opportunità di finanziamento specifiche per questi territori in modo di preservarli”. I riconoscimenti, da questo punto di vista, sono particolarmente importanti, perché mettono in evidenza i territori collinari più disagiati e con forme e modalità di allevamento tradizionali, che presentano dei costi, di lavorazione e di mantenimento, molto più elevati rispetto agli altri. L’unica arma per combattere l’abbandono dei territori è proprio riconoscere la diversità dei paesaggi rurali di interesse storico, premiando i viticoltori ed evidenziando che la strada sino ad ora perseguita con sacrificio, sinora non sempre adeguatamente riconosciuta, alla fine paga.

 

Gli altri siti sotto osservazione

Tra i compiti dell’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale, oltre al censimento dei paesaggi, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali ritenute di particolare valore, la promozione di ricerche, la salvaguardia, la gestione e la pianificazione, anche al fine di preservare le diversità bio-culturali del paesaggio stesso. Inoltre si occupa dell’elaborazione di principi generali e di linee guida per la tutela e valorizzazione del paesaggio rurale con particolare riferimento agli interventi previsti dalla politica agricola comune. Attualmente sono sotto osservazione le Cinque Terre, la Media Dora Baltea (Valle d'Aosta), le Langhe, la Valtellina, Santa Maddalena in Alto Adige, Rosazzo in Friuli, Fonzaso in Veneto, Lamole in Toscana, le viti maritate dei Campi Flegrei, i vigneti del Vulture, la Costa Viola, Pantelleria e il Mandrolisai in Sardegna.

 

L’intervista: Mauro Agnoletti e il gruppo di lavoro sul paesaggio del Mipaaf

Mauro Agnoletti, professore associato presso il dipartimento di gestione dei sistemi agricoli alimentari e forestali (Gesaaf) dell'Università di Firenze, è esperto scientifico del Consiglio d'Europa, Fao, Unesco, Iufro, Cbd. Lo abbiamo interpellato nella veste di coordinatore del gruppo di lavoro sul paesaggio al Ministero delle politiche agricole e forestali.

 

Quali sono le caratteristiche dei paesaggi rurali storici?

Sono paesaggi presenti da lungo tempo, anche molti secoli, le cui caratteristiche si sono stabilizzate o evolvono molto lentamente. Sono legati all’impiego di pratiche tradizionali, e ordinamenti colturali rappresentativi dell’identità storica dei luoghi, anche in termini di sistemazioni del terreno, architettura degli impianti e tecniche di allevamento. Non fanno riferimento ad aspetti naturalistici, ma esprimono una biodiversità definita come “bioculturale”, secondo la dichiarazione redatta dalla Convenzione per la diversità biologica e dall’Unesco per il paesaggio rurale europeo.

 

Qual è il senso di questi inserimenti e cosa si intende per nucleo storico?

Il termine è stato recentemente utilizzato per alcuni siti viticoli per chiarire la diversità esistente fra le generiche zone di produzione, quali Doc o Docg, e le porzioni di territorio che mostrano persistenza storica e integrità della struttura del paesaggio dal punto di vista topografico e delle pratiche utilizzate.

 

Qual è il ruolo dell'Osservatorio nazionale del Paesaggio rurale?

Le indagini, svolte per l’introduzione del paesaggio nel Piano nazionale di sviluppo rurale 2007-13, hanno mostrato la mancanza di strategie volte a valorizzare il paesaggio rurale dal punto di vista economico e strumenti adeguati alla conservazione. Le forme di tutela esistenti, al contrario, spesso degradano il paesaggio, favorendo abbandono e industrializzazione. L’Osservatorio vuole invertire questa tendenza. Oltre al Registro, sono già state realizzate modifiche normative, quali lo svincolo dei territori riforestati per abbandono, consentendo il restauro del paesaggio storici.

 

Come e cosa bisogna fare per entrare nel Registro?

È necessario inviare una scheda di segnalazione all’Osservatorio e in caso di risposta favorevole procedere alla redazione del dossier di candidatura.

 

 

Info: http://landscapeunifi.it/it/osservatorio-nazionale-del-paesaggio-rurale

 

 

a cura di Andrea Gabbrielli

 

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 14 gennaio

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