Raccolta a -15, ma vendite a +5%. Aumentano gli enoturisti nel sud del Piemonte e altri sono attesi per Expo. Intanto i Consorzi si preparano ad accogliere buyer e operatori italiani e internazionali sul modello Borgogna.
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Segno meno sulla produzione, ma segno più sulle vendite. In sintesi, il 2014 per i vini di Langhe e Roero può essere raccontato in questo modo. Il cuore vinicolo del Piemonte soffre certamente la difficile congiuntura climatica, riducendo del 15% la produzione (a 402.986 hl; con punte di -40%), ma vive sonni tranquilli alla luce dei risultati sui mercati, che segnano una crescita media delle vendite del 5 per cento.

I DATI
Partendo dalla denominazione più blasonata, il Barolo, che perde sì l’8% in vendemmia ma prosegue il suo trend in ascesa con 12 milioni di imbottigliato nel 2014 (+4%) e una produzione di vino per l’annata 2014 che è stimata in oltre 13,5 milioni di bottiglie; stabile il Barbaresco a 4,3 milioni di bottiglie, con un -7% di uva raccolta; forte diminuzione in vendemmia per Dogliani (-43%) e Diano d’Alba (-25%) ma vendite in positivo: “Non registriamo casi di sofferenze sul mercato” dice Pietro Ratti, presidente del Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani: “Il momento è buono soprattutto per il Barolo, che imbottiglia e vende l’intera produzione“. Sul fronte Roero, che con il proprio consorzio viaggia da quasi un anno separatamente (ma in parallelo) rispetto a Barolo e Barbaresco, i dati positivi arrivano dall’Arneis, che ha venduto 5,2 milioni di bottiglie, con una crescita del 6,5% sul 2013 (anche qui vendemmia in calo del 9,8%). “Il nostro bianco per metà è venduto in Italia, ma abbiamo appena lanciato un piano di promozione negli Usa“sottolinea il numero uno del Consorzio, Francesco Monchierodove i sondaggi dicono che l’Arneis è molto noto ed è percepito come prodotto di qualità, così come il nostro rosso (450 mila bottiglie; ndr.)esportato per l’80%. L’obiettivo è, da un lato, l’incremento delle vendite estere, senza dimenticare l’altra metà italiana, per la quale si lavora a una campagna di comunicazione“.

GRANDI LANGHE
L’attesa vetrina per interloquire direttamente coi buyer stranieri sul territorio è Grandi Langhe (18-20 marzo, dalle 10 alle 18), manifestazione biennale, alla seconda edizione, riservata agli operatori di settore (il grande pubblico per ora non è contemplato), strategicamente posizionata tra due macro eventi come il Prowein e il Vinitaly. Circa 200 cantine prenderanno parte all’evento dal taglio commerciale (non è un’anteprima) che, sul modello di Les grands jours de Bourgogne (anch’esso biennale, il prossimo è nel 2016), porterà buyer, distributori, operatori specializzati e giornalisti a degustare i vini direttamente nei territori d’origine. I produttori possono presentare le annate che desiderano ma soltanto alcune denominazioni: Barolo, Barbaresco, Diano d’Alba, Dogliani e Roero. E gli assaggi sono calendarizzati in luoghi e giorni ben precisi.Nel 2013, sono stati 238 i visitatori (44% esteri), tutti professionisti di settore, 18 i Paesi rappresentati, 230 gli espositori, 600 i vini presentati. “Vuole essere ponte ideale tra le due fiere” dice Ratti “guarda al modello della Borgogna e vuole favorire la conoscenza approfondita degli stili e delle zone produttive. Vogliamo far sì che i nostri importatori possano scegliere tra più vini della stessa denominazione in base alla provenienza territoriale, così come descritto dalle nostre menzioni geografiche aggiuntive“. Arriveranno in molti soprattutto dagli Stati Uniti, che rappresentano da sempre uno dei mercati principali dei vini langaroli.Intanto prosegue il lavoro del Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, che organizza Grandi Langhe Docg, per valorizzare le 181 menzioni geografiche aggiuntive del Barolo e le 66 del Barbaresco. “Dopo il lancio del novembre scorso, a breve presenteremo la ‘app’ negli Stati Uniti“, dice il direttore Andrea Ferrero. E per far sì che i vini con menzione possano distinguersi ulteriormente sotto il profilo qualitativo, i soci saranno chiamati a discutere una proposta di diminuzione delle rese (da 80 a 76 quintali per ettaro). Il quesito che sta dietro è semplice: come differenziare una menzione da Barolo e Barbaresco base?

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EFFETTO UNESCO
Abbiamo notato un incremento di visitatori nel periodo autunnale e credo che il riconoscimento Unesco alle nostre colline abbia avuto il suo effetto. È chiaro” prosegue Ratti “che bisognerà vedere se questo trend diverrà strutturale. Di sicuro, il marchio Unesco rappresenta una sorta di sigillo di garanzia nei confronti di chi è interessato a fare acquisti in queste zone“. Non solo vini, quindi, ma terreni e cantine. “In vendita, tuttavia, c’è poco” osserva il presidente del Consorzio “ma la richiesta anche di semplici informazioni è aumentata. Siamo in una fase favorevole e di grande attenzione, soprattutto da parte statunitense“. “Di sicuro, si nota un aumento del turismo anche in periodi solitamente meno affollati come i mesi estivi” sottolinea Monchiero ricordando che “da cinque anni si parla di Unesco e, come spesso accade in Borsa, quando una notizia è ufficializzata i mercati l’hanno già assorbita“.

TURISMO
Ogni anno, secondo l’Osservatorio turistico regionale, si registrano sul territorio circa 700 mila presenze, per oltre 60% straniere: “Il numero è addirittura sottostimato” rileva Luigi Barbero, presidente dell’Ente turismo Alba, Bra, Langhe e Roero “oggi contiamo 1.500 attività legate al mondo del turismo, 684 che fanno solo ospitalità, con oltre 12 mila posti letto complessivi. Una crescita importante, se si pensa che dieci anni fa il dato era più che dimezzato“. Innegabile il ruolo strategico che il vino riveste nell’attrarre soprattutto gli stranieri: “È una delle chiavi di questo momento magico che stiamo attraversando. Nel tempo, le cantine hanno promosso il proprio vino e allo stesso tempo il territorio“. L’Ente, che ha il suo quartier generale ad Alba, sede della fiera del Tartufo, ha creato uno sportello ad hoc per enoturisti, con oltre 300 cantine collegate in rete: “Anno dopo anno notiamo una crescita più alta degli stranieri rispetto agli italiani. Soprattutto dai bacini storici di Svizzera, Liechtenstein e Germania c’è una progressione dei Paesi Scandinavi, soprattutto in estate, di Usa e Regno Unito. Ogni turista nelle Langhe e nel Roero spende quasi 200 euro al giorno: è la media più alta di tutto il Piemonte“. Il nodo da risolvere resta, tuttavia, quello dei trasporti: “È uno dei nostri punti deboli” nota Barbero “che speriamo di risolvere con iniziative che, ovviamente, devono coinvolgere le istituzioni“. Ma già in vista di Expo, è pronto il Barolo Express, iniziativa gestita dal Consorzio turistico Langhe Monferrato e Roero, presieduto da Ferruccio Ribezzo. In sostanza, un bus-navetta che a partire dal mese di aprile accompagnerà a Milano i turisti che alloggiano nelle Langhe.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 19 febbraio
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