Quale vino per la Sicilia? Riflessioni dopo Sicilia en primeur. Vol. 1

31 Mag 2014, 08:30 | a cura di Andrea Gabbrielli
Terminato il grande appuntamento con i vini siciliani della vendemmia 2013 e le nuove annate delle 35 aziende presenti alla rassegna Sicilia en primeur, quest'anno tenutasi a Vulcano, facciamo il punto della situazione. Come vanno i vini siciliani e come è andata la manifestazione? Ecco la prima puntata.
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Sarà difficile trovare una location tanto suggestiva come l’isola di Vulcano per Sicilia en primeur (Sep) dell’anno prossimo. I vini della vendemmia 2013 e soprattutto le nuove annate delle 35 aziende Assovini che hanno partecipato alla manifestazione, hanno avuto come sfondo un panorama assolutamente unico: Stromboli, Lipari, Alicudi e Filicudi.
La diversità del continente viticolo Sicilia, è fatta non solo di vini diversi ma anche di territori ricchi di storia e di paesaggi straordinari come quello delle Eolie a cui era dedicato l’approfondimento intitolato Dalle piccole isole nuovi messaggi e stimoli per la viticoltura siciliana. Un approfondimento, però, più dedicato al passato – l’origine vulcanica dell’arcipelago, i greci, i fenici, ecc. – che non al presente. Il ritorno della vite in tante isole dove era scomparsa, la nascita di nuove aziende, la creazione di nuovi vini, sia bianchi che rossi, tutte dimostrazioni di grande vitalità, sono argomenti rimasti ai margini pur avendo contribuito non poco a far vivere la Sicilia come una fucina di novità dei processi e dei prodotti, di questi ultimi anni.

Oggi l’isola ha un’identità sempre più marcata che la pone tra le regioni italiane di riferimento dove c’è sempre meno spazio per i vitigni internazionali e sempre più per le uve autoctone e c’è un’attenzione crescente verso la sostenibilità - il 28% dei vigneti sono biologici rispetto al 10% della Toscana – tanto che, alcune aziende, hanno dato vita a progetti specifici di sostenibilità come Sostain. Un punto debole continua ad essere l’export che con circa 100 mln di euro è ancora poco performante rispetto alle potenzialità del settore. Il Consorzio Doc Sicilia, grazie anche all’operatività dovuta all“erga omnes” recentemente acquisito, potrà utilizzare i fondi UE per la promozione nei paesi terzi e nel mercato interno, dando una spinta all’intero settore.

L’Etna in grande spolvero sia per i bianchi che per i rossi mentre l’area si conferma come una delle realtà più dinamiche della regione. A fronte del recupero di vecchi vigneti da cui si ottengono vini di altissima levatura, le piccole quantità e la dimensione ridotte delle proprietà e delle aziende, non sempre favoriscono la diffusione dei vini. Si sente la mancanza di forme associative finalizzate alla commercializzazione, in grado di ovviare alle difficoltà. Impressionante la progressione nella crescita del numero delle aziende che hanno superato le 70 unità.

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Il caso Grillo: grazie alle ricerche di Giacomo Ansaldi, tecnico del Centro per l’innovazione della filiera vitivinicola, il vitigno grillo, uno dei più famosi autoctoni siciliani, ha anche una data di nascita, il 1874. Infatti, in quell’anno, il barone Antonino Mendola, agronomo e ampelografo di vaglia internazionale, incrociò catarratto comune e zibibbo “per ottenere un ibrido colle virtù miste dell’uno e dell’altro progenitore, per potere fabbricare un Marsala più aromatico”. Il grillo inizialmente diffuso nelle provincia soprattutto di Trapani e poi di Palermo, è stato il principale vitigno, che insieme al catarratto, caratterizzano il Marsala. Negli ultimi dieci anni, dopo il crollo del Marsala, è stato sempre più spesso vinificato in purezza per produrre un vino tranquillo. È curioso che con il Grillo si stia ripetendo la stessa storia del Nero d’Avola. Quest’ultimo trent’anni fa si poteva trovare solo nei dintorni di Pachino e in generale in alcuni areali della parte orientale della Sicilia. Per esempio nel trapanese era sconosciuto mentre oggi è una delle principali varietà rosse presenti. Oggi tocca il Grillo fare il percorso inverso, dal trapanese e palermitano in tutta il resto della Sicilia. Naturalmente, dal punto di vista organolettico si tratta di grillo spesso molto diversi l'uno dall’altro. D’altra parte a suoli e climi differenti, corrispondono vini diversi.

a cura di Andrea Gabbrielli

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