Viaggio alla scoperta di una delle regioni più piccole della Spagna, la Rioja. Terra di uve tempranillo, garnacha, graciano e mazuelo. Terra di vini di carattere. Abbiamo visitato tre aziende: Viñedos Ruiz Jiménez, Dinastìa Vivanco, Gómez Cruzado. Ecco le nostre degustazioni.
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Inizia nella Rioja Baja il nostro viaggio alla scoperta di una delle regioni più piccole della Spagna, la Rioja appunto. Piccola, ma di assoluto valore enologico. Qui le tracce di piante da vite risalgono ai Fenici e ai Celtiberi e proprio qui, oggi, vengono coltivate varietà di uve tra le più caratteristiche di Spagnahf: tempranillo, garnacha, graciano e mazuelo. Soprattutto rosso quindi, e con un carattere particolare che ritroviamo in tutta la produzione della zona, segno evidente di una direzione ben precisa scelta e percorsa consapevolmente. Abbiamo girato l’intera regione della Rioja per conoscere aziende, stili di vinificazione, tradizioni, e l’indole di vini che vantano una personalità tutta giocata su tonalità acide, snelle, vegetali, sanguigne.

Ma andiamo con ordine. Nella parte bassa della regione abbiamo visitato l’azienda Viñedos Ruiz Jiménez, una cooperativa che riunisce circa 900 soci: una distesa di vigne ad alberello che si sviluppano in un clima mediterraneo. Le varietà coltivate qui sono soprattutto garnacha – parente stretta della nostra uva cannonau – e tempranillo, uve che danno vita a vini onesti, figli di un clima caldo e di viticoltura biologica, con gusto deciso e corpo ben definito. Abbiamo assaggiato il Valcaliente Rosato, colore intenso, carnoso al palato e tutt’altro che dolce. Prevale una piacevolezza legata al frutto integro e appena asprigno, davvero un bel rosato. È stata poi la volta del Valcaliente Crianza (classificazione che si dà ad un vino invecchiato almeno due anni di cui perlomeno uno in rovere) a base di tempranillo e graciano. Rosso corposo, grasso, un vino dalla struttura imponente che potrebbe far pensare a tratti all’austerità di un Amarone, ma anche a un tannino da Montepulciano d’Abruzzo. Nonostante questo corpo, scorre bene, fluido, con una nota acida che invita al riassaggio. Da non trascurare il fatto che, trattandosi di vini di cooperativa, il costo è molto ridotto, a fronte di una buonissima qualità. Forse non i vini più caratteristici della zona, ma sicuramente ben fatti e rappresentativi, in parte, di uno stile che iniziamo a delineare in questo viaggio nella Rioja.

Con la seconda azienda visitata, iniziamo a parlare di grandi nomi: Dinastìa Vivanco. Siamo nella parte alta della regione, a Briones, dove sorge sia la cantina che il Museo de la Cultura del Vino, un monumento all’enologia mondiale declinato in tutte le sue componenti e fortemente voluto dalla Fundación Dinastía Vivanco. Ci sono vecchi torchi, botti, anfore antiche e provenienti da ogni parte del globo. Video-educational ci raccontano come viene effettuata la scelta del legno per le botti, come vengono lavorate, ma a colpire più di tutte è la sezione artistica dove fanno bella mostra dipinti, manoscritti, bassorilievi, statue. Tutto dedicato al vino. L’azienda racconta un pezzo di storia del vino di questa regione e quindi della Spagna. Alla cantina si accede attraverso un ascensore trasparente che sorge nel mezzo delle vigne, con un bell’impatto scenografico. Tutto è sotterraneo, moderno, lineare e funzionale alla maturazione di prodotti ben studiati per avere equilibrio ed espressività gustativa. A colpirci è stato il Dinastìa Vivanco Reserva 2007: 90% tempranillo, piccolo saldo di graciano, giovanissimo al palato, scattante, fresco, ritmato e setoso. Profumi speziati, di foglia di tabacco, liquirizia, frutti di bosco emergono nitidamente al naso. Ci lascia stupiti l’acidità di questo vino – una caratteristica cercata e spesso centrata nei rossi di questa regione – a rendere l’assaggio diverso, particolare, inusuale per chi è abituato al tannino e al corpo di rossi invecchiati. Inizia a prendere forma la silhouettedi una categoria di vini tutti giocati su queste note, tutt’altro che armoniche, ma assolutamente affascinanti.

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L’ultima tappa enologica del nostro tour è Gómez Cruzado, sempre nella zona nord della Rioja. Un’azienda dalla storia affascinante, soprattutto per la sua circolarità: nata nel 1886 per volontà di un imprenditore messicano – a quanto sembra discendente di Montezuma – nel corso degli anni perde il suo legame con il Messico e la gestione passa attraverso tante mani; infine, nel 2001, la proprietà torna ad essere messicana, chiudendo idealmente il cerchio. Gómez Cruzado è stata la prima azienda spagnola a cercare un approccio enologico vicino a quello francese, puntando alla produzione di “vinos finos”: vini più eleganti e sottili, per esempio con una fermentazione al chiuso che elimina i raspi. Pur non avendo vigneti propri, l’azienda dispone di uve selezionate da viticoltori della zona che seguono precise indicazioni dell’enologo, una garanzia di varietà e qualità. Abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare molti prodotti dell’azienda, tutti marcatamente caratteristici. Il Crianza Haro Rioja 2009, rosso da sole uve tempranillo, ha un naso intenso, molto incentrato su note terziarie e mature, si sviluppa su uno spartito che passa dal vegetale e fruttato sino alle note animali e di torrefazione. Risulta acido, molto verticale, sapido. È l’acidità a colpire davvero, peculiarità che permette a questi rossi di avere una discreta longevità, ma più di tutto li rende gradevoli da bere, con l’acido a sovrastare la tannicità, evitando così di stancare troppo il palato. Il Reserva 2007 è sempre un 100% tempranillo: rosso vivo, ricco di frutta, ciocciolata e cuoio che emerge in seconda battuta. Ha un palato ampio, una bocca gradevole e un’acidità presente, ma ben dosata. Gustoso e morbido, corpo leggero ed elegante, questo Reserva dimostra un nerbo vitale e scattante che invita al riassaggio; probabilmente il vino che abbiamo preferito in questa degustazione. Passiamo all’Honorable 2007: ancora tempranillo in purezza, intenso e austero, si sviluppa tutto su toni acidi al centro del palato. Un rosso che deve respirare e ossigenare per esprimersi al meglio, ma che pian piano si rivela uno scrigno di concentrazione e tensione che sfocia in un equilibrio rotondo.Il finale è elegante, croccante. Concludiamo la degustazione con un assaggio emozionante: Viña Andrea Gran Reserva 2001. Rosso dai toni animali nitidissimi, affascinanti, al naso sembra ben più anziano di quel che invece si rivela al palato. Acido e vegetale rimangono intatti, dimostrandoci come questa caratterizzazione sia davvero ben gestita. Emerge un gusto dolce, è ampio e si distende su tutto il palato e si dimostra freschissimo, giovane, vibrante. Il bicchiere vuoto, tra cuoio e foglia di tabacco, ci riporta alla vera età di questo vino, ma ci racconta di un’eleganza da rimarcare soprattutto alla luce della sua vitalità intrinseca. Un’impostazione, potremmo dire, paradigmatica dello stile di una regione, del carattere della Rioja.

Viñedos Ruiz Jiménez www.vinedosruizjimenez.es
Dinastìa Vivanco.www.dinastiavivanco.com
Gómez Cruzado www.gomezcruzado.com

a cura di Alessio Noè

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