Dopo il crollo del rublo, quali scenari si profilano sul fronte russo? Le analisi più pessimistiche prevedono in meno di tre mesi il dimezzamento delle importazioni. E già alcuni distributori hanno sospeso le forniture alle catene di vendita al dettaglio.

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IL 2014 IN RUSSIA
L’annus horribilis l’abbiamo sepolto, con estrema gioia, qualche giorno fa. Un anno in cui, in Russia, è successo tutto e di più: sanzioni, controsanzioni e, quasi non bastasse, una crisi che ha portato al crollo del rublo. Quanto indotta o voluta non spetta a noi giudicare, che ci occupiamo del mercato alimentare, ma comunque sia il risultato è una martellata nei “gioielli”, come dicono qui. Le previsioni? Sono fosche, non solo per il cambio del rublo sull’euro, ma per l’incertezza del momento: salirà ancora? Si stabilizzerà? Oppure riconquisterà posizioni perdute? I mercati non hanno bisogno di ipotesi, ma di certezze, qualunque esse siano. Il mercato del vino per ora regge, complici anche le feste di fine d’anno, e i maggiori importatori hanno scommesso sull’ottimismo, lasciando i prezzi al cambio di 55-60 sull’euro. Ma nessuno ormai crede che la moneta nazionale si possa rafforzare (infatti ad oggi veleggiamo sui 70 rubli/€) e i listini nuovi del 2015 si stanno preparando con aumenti del 30-50%. Ovviamente si naviga a vista, perché nessuno può prevedere quello che sarà domani: compri oggi per oggi, ma contratti per forniture li chiudi solo in valuta, e nessuno vuol ovviamente correre questo rischio.

IL PREZZO DEL VINO IMPORTATO
In una recentissima intervista al quotidiano russo Izvestia, Svetlana Arsenashvili direttrice di Vintage M (importatrice di vini pregiati, champagne e liquori), ha descritto la dinamica dei prezzi del vino importato in Russia: “Partiamo del costo a noi di una bottiglia di vino europeo che costa franco produttore, per esempio, 5 euro. Dopo il trasporto, il pagamento delle tasse doganali (20% del valore delle merci in euro al cambio attuale), costi di magazzinaggio, etichettatura e connessi, siamo già a 10 euro. Questo senza considerare il ricarico di un negozio o delle catene di supermercati della vendita al dettaglio. All’inizio di quest’anno, 10 euro per noi equivalevano a 450-460 rubli, mentre ora sono pari a circa 750 rubli. A mio avviso, l’aumento del 30% (vale a dire lo scenario più ottimistico) è possibile solo se il potere d’acquisto della popolazione cadrà pesantemente e i distributori assieme alle catene dei supermercati saranno costretti, a loro scapito, a ridurre i margini d’utile.

LE PREVISIONI PER I PROSSIMI MESI
Ritengo comunque che sia molto improbabile per i russi rinunciare agli alcolici di importazione, anche se potrebbero ridurne il consumo” continua Svetlana Arsenashvili e fa una previsione da qui ai prossimi mesi: “Per il vino di alto livello non ci saranno grandissimi problemi. Per quanto riguardo il vino ordinario, il consumatore si limiterà a comprare una bottiglia, ogni tanto”.
Più pessimista il direttore del Centro di ricerca dei mercati federale e regionali degli alcolici (TSIFRRA), Vadim Drobiz, che è convinto che nel primo trimestre di questo anno, quasi un terzo delle imprese di distribuzione che lavorano con i vini e gli alcolici importati, usciranno dal mercato e le importazioni saranno dimezzate. Drobiz ritiene che l’unica cosa positiva dell’aumento significativo dei prezzi degli alcoolici d’importazione, e la conseguente riduzione dei volumi delle loro forniture sul mercato russo, sarà un ulteriore incentivo per i distributori russi di aumentare il volume di acquisti dai produttori russi, in particolare da quelli che saranno in grado di aumentare la produzione. Risponde una nota azienda russa, la Abrau-Durso (famosa soprattutto per i vini spumanti) che ha riferito che già c’è’ la richiesta da parte dei distributori di aumentare i volumi delle forniture, ma la fabbrica non può produrre tanto da poter sostituire le importazioni sempre più costose ed evanescenti. “Siamo di fronte a un aumento massiccio della domanda per i nostri vini, già dall’inizio del III trimestre. Cerchiamo di soddisfare la crescente domanda, quindi la giornata di lavoro per i nostri rappresentanti regionali finisce quasi sempre dopo la mezzanotte!”
Nel frattempo, la scorsa settimana è stato riferito che un certo numero di grossi importatori di alcoolici ha temporaneamente sospeso le forniture alle catene di vendita al dettaglio, a causa dell’incertezza con il tasso di cambio del rublo nei confronti dell’euro e del dollaro. Secondo TSIFRRA in Russia ogni anno vengono importati più di 300 milioni di bottiglie di vino, 60 milioni di bottiglie di champagne e spumante, 40-45 milioni di bottiglie di cognac, e più di 50 milioni di bottiglie di whisky, gin, rum ed altri alcoolici. Ma viste le ultime notizie, lo scenario potrebbe drasticamente cambiare.
 

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a cura di Gianguido Breddo

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 15 gennaio.
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