Non solo tecnologia. Nella Repubblica di Cina cresce l'attenzione per il vino: nel 2014 le importazioni dall'Italia sono cresciute del +19%, grazie soprattutto alle nuove generazioni. Ecco com'è andata la prima volta del Gambero Rosso a Taipei.
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Non ancora un mercato consolidato, non certo un mercato maturo, ma un mercato dal grande potenziale. Taiwan fa parte di quelle nuove aree dove per il vino è opportuno provare a scommettere e investire. Verso quest’isola a 180 chilometri a est dalle coste cinesi, l’Italia sta inviando sempre più prodotti. Nel 2014, il fatturato complessivo tra vini e mosti è passato dai 7 agli 8,5 milioni di euro, con quantitativi in aumento del 19%. Un trend che è proseguito anche nei primi due mesi del 2015: tra gennaio e febbraio l’aumento in valore è stato pari al 40% rispetto allo stesso bimestre del 2014.

Il primo appuntamento con i vini italiani

Per intercettare questa domanda crescente di vino italiano, il Top Italian Wines Roadshow del Gambero ha toccato per la prima volta la Repubblica di Cina, con un evento di successo a Taipei, capitale taiwanese. Per otto ore, nei saloni dello Shangri-La Far Eastern Plaza Hotel, oltre 400 invitati si sono avvicendati ai banchi di degustazione, e hanno avuto la possibilità di interloquire con gli oltre sessanta produttori italiani presenti. Un evento storico per il Paese: si tratta di una delle economie più ricche del sudest asiatico, ma quello dell’11 maggio è stato il primo evento che abbia portato il vino italiano alla ribalta in questo mercato, dove domina la Francia che detiene circa il 40% delle quote, seguita da Spagna (14%) e Cile (12%).

L’espansione del mercato del vino a Taiwan

L’Italia è tra i primi cinque fornitori. Quello del vino, nell’isola un tempo nota come Formosa (è stata colonia portoghese e olandese nel XVII secolo), è un mercato in veloce espansione, con tassi di crescita costanti negli ultimi sei anni e un fatturato di superiore a 250 milioni di dollari nel 2014, che potrebbero arrivare a 300 milioni entro il 2017, secondo le previsioni di Vinexpo/Iwsr.“Stiamo recuperando terreno su competitor come Stati Uniti, Australia e Cile, che fino a poco tempo fa ci precedevano per quantità di vino importato” ci racconta Donato Scioscioli, rappresentante del governo italiano nella RDC (l’Italia, come molti altri Paesi, non riconosce ufficialmente Taiwan e non ha ambasciata), e ci stiamo avviando a diventare la seconda realtà, anche per fatturato, dell’import enologico”.

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Le nuove generazioni: cultura e potere di acquisto

Il pubblico taiwanese ha cultura e capacità di spesa: l’industria elettronica taiwanese conta alcuni dei più importanti marchi del mondo nel settore dei computer (Asus e Acer) e della telefonia mobile (HTC), e soprattutto le giovani generazioni, che sono figlie del boom economico degli ultimi trent’anni e che in molti casi si son formate all’estero, oggi inseguono uno stile di vita sofisticato ispirato all’Occidente. Dal punto di vista dei consumi di alcol, il Paese è uno dei più forti consumatori di whisky di alta qualità nel mondo, secondo al solo Giappone, e ne produce di ottimo. Ma anche il vino comincia a ritagliarsi un proprio spazio, con i consumi in rapida ascesa. Per il 90%, secondo un recente studio di Vinexpo/Iwsr, le preferenze vanno ai vini rossi. “I giovani amano il vino” dice Kim Lee, manager della Vinoza Import “frequentano corsi e amano scegliere tra le etichette di tutto il mondo. Spesso hanno vissuto anni all’estero, e amano la cucina italiana, quella francese e quella giapponese. Taipei con i suoi tre milioni di abitanti (Taiwan ne conta 23 milioni; ndr) ha una scena gastronomica vivacissima e un numero incredibile di ristoranti di livello, dove la carta dei vini è d’obbligo”.

Il ruolo dell’Italia del vino

La presenza dei produttori e della stampa specializzata italiana è importantissima in questa fase” ci racconta Hsiang-Ping Chu, direttore della Taiwan Sommelier Association, che ha collaborato al successo dei nostri affollatissimi seminari durante l’evento “la comunicazione sul vino è dominata dalle testate anglosassoni, ma la stampa locale e i sommelier stanno scoprendo il fascino sottile e complesso dei grandi vini italiani, basati sui vitigni autoctoni. E sono sempre più i taiwanesi che si accostano al cibo e al vino italiano. Vanno informati e sostenuti. La Guida dei Vini è uno strumento importantissimo in questo senso”. Anche per Paolo Bisol della Ruggeri i consumatori taiwanesi sono “interlocutori motivati e competenti che sanno degustare e apprezzare la qualità. Ecco perché è il momento giusto per investire su questo mercato”.

Un mercato aperto a vino e liquori

Non si beve solo vino a Taiwan (21 milioni di bottiglie consumate nel 2012, +38% sul 2008%). Anche il consumo di spirits è cresciuto del 23% tra 2008 e 2012, a circa 2,1 milioni di casse da 9 litri. Secondo stime Vinexpo/Iwsr, tra 2013 e 2017 il trend è in crescita ma solo del 3,2%. I taiwanesi bevono soprattutto whisky (70% dei consumi complessivi), poi cognac e armagnac (11%) e vodka. Tornando ai vini, è da notare come risulti in aumento il consumo di prodotti di fascia alta. Al punto che alcuni osservatori considerano questo mercato molto più maturo e aperto rispetto ad altre zone asiatiche.

a cura di Marco Sabellico

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Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 21 maggio
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