Scompare il professor Scienza, l'uomo di Expo. Si indaga nel Vigneto da Vinci: storia e mistero nel nuovo giallo di Giovanni Negri

23 Gen 2015, 16:57 | a cura di
L'intervista allo scrittore-vigneron più famoso d'Italia in occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo vitivinicolo. Un giallo tutto da bere sullo sfondo di una Milano in febbrile attesa della sua Esposizione Universale. Che, secondo lo scrittore, sarà solo un karaoke di buonismo.

Mancano meno di due settimane all'Expo e il professor Scienza, l'uomo che dovrebbe inaugurare il grande evento di Milano, è scomparso: rapito o forse ucciso. È massimo allarme: i giornali titolano a tutta pagina “Attilio Scienza, scomparsa enigmatica, costernazione nella comunità accademica, caos nel comitato di Expo 2015”. E adesso che figura farà l'Italia agli occhi del mondo in un momento così delicato della sua storia?
Bene, fermiamoci qua. Ci avete creduto? Niente paura, se ogni riferimento a fatti o persone non è puramente casuale, il resto è frutto dell'immaginazione dello scrittore-vigneron Giovanni Negri che, con “Il Vigneto Da Vinci”, appena uscito in libreria, arriva alla sua settima fatica eno-letteraria e ritrova uno dei suoi personaggi più amati: il commissario Cosulich, già protagonista del Sangue di Montalcino e di Prendete e Bevetene tutti.
Il nuovo romanzo è un giallo Expo che “avverrà” tra due mesi e in cui coesistono scoperte scientifiche da brevettare, misteri della genetica, odi accademici, speculatori dell'alimentare, movimenti ecologisti d'assalto. Non manca nulla, insomma per ritrovare un po' il nostro tempo, sullo sfondo di una Milano tutta da bere, con i suoi Pan del Toni, la sua cutelèta e le sue chiese. “Attento che questa città parte dalla cotoletta, ma arriva alle Cinque giornate” dice ad un certo punto uno dei figuranti del libro. E qui, su questo impianto attualissimo, si va ad innestare l'elemento storico che è, poi, la chiave di volta dell'intera vicenda: Leonardo Da Vinci. Quali sono i veri motivi che portarono il genio fiorentino a Milano? Perché cominciò ad interessarsi ai vigneti al punto da farsene intestare uno proprio nel centro della città? E adesso, che fine ha fatto quella vigna di cui per tanti anni si persero le tracce?

Partiamo proprio dall'ultima domanda che ci riporta direttamente al titolo del libro: il vigneto Da Vinci. Esiste davvero, cosa ne è stato e soprattutto cosa ne sarà?

Esiste eccome, e si trova proprio al centro di Milano, a due passi da Corso Magenta e dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove Leonardo dipinse il suo capolavoro, l'Ultima Cena. Ludovico il Moro fece di tutto per avere l'artista fiorentino alla sua corte, ma per dargli la cittadinanza doveva necessariamente intestargli una proprietà. E pare fu lo stesso Leonardo a chiedergli un vigneto. Perché proprio quello? Oggi la tenuta è della famiglia Atellani, ma la vigna che esisteva fino al 1926 è andata distrutta. Loro hanno conservato la proprietà, ma come potrebbe fare un parente con un cimelio famiglia, come “un ricordo di zio Leonardo”, per intenderci, ma non c'è dietro nessuna iniziativa statale. Poi il comune, accorgendosi di questo grande tesoro ha incaricato il professor Scienza, in collaborazione con l'Università di Milano, di studiare quali vitigni vi fossero impiantati e di reimpiantarli.

E cosa ha scoperto fino ad ora?

Che le varietà presenti erano tre: Pignolo, Malvasia di Candia e... la terza rimane un mistero.

Il giallo si infittisce. Qualcosa mi dice che c'entra anche con il giallo su cui si troverà ad indagare il nostro commissario Cosulich e per cui il povero Scienza rischia di lasciarci le penne. Ma a proposito, che ne pensa il professore di questo ruolo che gli hai affibbiato?

Si è molto divertito a leggere, ne abbiamo parlato anche a lungo. In fondo è stato lui a raccontarmi della vigna di Leonardo.

Sì, ma a un certo punto lo paragoni anche ad un San Bernardo. Cito testualmente: “Non fosse stato un illustre professore, l'espressione pareva quella di un cagnone, un San Bernardo di fronte ad una valanga inattesa”. Non avrai esagerato un po'?

Se è per questo faccio anche di peggio. Sai come viene denominata l'indagine sulla sua scomparsa? Operazione Bianconiglio! E conoscendo il professore, non c'è altro da aggiungere. A parte queste licenze che mi son concesso, credo davvero che Scienza sia un uomo di scienza...con la s minuscola. Ho scelto lui perché, in questo mondo del vino così frammentato e litigioso, rappresenta un punto di riferimento, culturale e scientifico.

Ma a parte Scienza, nel libro si ritrovano anche altre figure del mondo reale, conosciuti nell'ambiente enologico?

Qualcun altro c'è, come ad esempio Luca Maroni, ma direi, più che altro, che è descritta un'ampia giungla di personaggi verosimili: il tycoon russo che traffica Ogm, la nobildonna decaduta e proprietaria terriera, l'archeologa del vino, la ricercatrice senza scrupoli, il signor no Ogm, no Expo, no Tav, che pontifica ogni giorno su ogni infamia che il Moloch chiamato Progresso sarebbe pronto a immolare pur di garantire profitti. E poi c'è la'ndragheta interessata per altri motivi a mettere le mani sul vigneto Da Vinci. In alcuni passi credo di essere stato drammaticamente profetico, anche se avrei preferito non esserlo, visto che c'è di mezzo un appuntamento importante come Expo.

Torniamo al titolo del romanzo: Il vigneto da Vinci sembrerebbe - ma proprio alla lontana - ammiccare al best seller di Dan Brown, Il Codice Da Vinci. Non dire che non ci hai pensato...

Ci ho pensato sì. Ma la verità è che la figura di Leonardo mi ha sempre affascinato, poi ho scoperto che le più accreditate teorie di marketing sostengono che usare il suo nome in copertina abbia un appel del 30% in più. Ma questa è un'altra storia. Lo sapeva sicuramente anche il bravo Dan Brown, ma se la sua, è una storia romanzata, la mia prende forma dalla realtà: esisteva davvero questo vigneto, si stanno studiando le varietà coltivate e ci si sta chiedendo perché Leonardo potesse interessarsi nel XV secolo alla coltivazione della vite.

E quale sarebbe la risposta?

La mia risposta è che è impossibile che il genio che vide il parallelismo tra cicli lunari e cicli femminili, tra il battito dell'Universo e il battito dell'uomo, non abbia visto la relazione tra il cambiamento climatico che stava attraversando la sua epoca e le due specie che più di tutte ne erano la testimonianza, l'ulivo e la vite. Tanto che non a caso scelse proprio i vitigni più resistenti. A lui probabilmente del vino non interessava granché, ma capì che conteneva, in qualche modo, il segreto della vita stessa e del mondo. E oggi, che siamo all'apice di un altro cambiamento climatico, i suoi studi non possono che essere di immensa attualità.

Dopo questa indagine, il commissario Cosulich tornerà ad indagare sugli intrighi color sangue del mondo del vino?

Lui continuerà a farlo, ma questo è il mio ultimo giallo enologico. Non significa che non scriverò più (a Natale arriverà in libreria un romanzo contemporaneo ambientato nel quartiere romano di Monteverde; ndr.), ma relativamente al vino ho già affrontato tutte le tematiche possibili: religione, storia, clima, Expo. Le indagini si sposteranno, quindi, su altri aspetti della gastronomia. E poi sto pensando ad un libro sugli algoritmi. Ormai sono loro che ci governano e determinano.

Sarà allora un algoritmo a determinare anche il successo o meno di Expo 2015?

Credo che quello lo determineranno soprattutto gli uomini. Non voglio fare previsioni, ma mi limito a dire che Parigi per l'Expo del 1889 costruì la Torre Eiffel e inaugurò il sistema delle classificazioni dei vini, in base alla scala dei Cru. A Londra fu costruito il Crystal Palace, a Bruxelles l'Atomiun. E in Italia? L'Italia si è perfino dimenticata di Leonardo: francesi o americani vi avrebbero costruito tutto un Expo attorno, con tanto di cartelloni a sventolare sulla città e vini a scorrere nei calici rinascimentali, per lo più sapendo che a Milano esiste ancora il suo vigneto. Sì, io vi ho scritto un libro e Confagricoltura vi farà degli eventi nel periodo dell'esposizione, ma sarebbe dovuto essere il sistema Paese a fare molto di più, non i privati. Invece ci toccherà perderci nell'universalismo buonista. Tutto e niente. Faremo il giardino della biodiversità per portarvi i bambini, ma intanto chi lo spiega a quei bambini chi siamo, perché esistiamo e dove andiamo. Temo che sarà un enorme karaoke inneggiante alla biodiversità e al volemose bene,per poi finire tutti a mangiare hamburger da Eataly. Non vedo Torre Eiffel insomma. Ma chissà, magari ci stupiranno con effetti speciali.

Sperando che tra questi non rientri anche il rapimento del professor Scienza...

Mi auguro di non essere profetico a tal punto. Ma magari, proprio ad Expo, il professore ci rivelerà il nome del terzo vitigno di Leonardo. Chissà...

 

a cura di Loredana Sottile

Il Vigneto da Vinci | Giovanni Negri | piemme | pag. 322 euro 14,90

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