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Sicilia en Primeur è uno di quegli eventi legati al mondo del vino che aspetti sempre con ansia.
 - Perchè si trascorrono un po' di giorni in Sicilia (e gli effetti benefici sono scientificamente dimostrabili).
 - Perché l'ospitalità dei siciliani è famosa nel mondo: come essere ancora nel

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ventre della mamma.
 – Perché fai un pieno di luce che può bastare per 4 mesi invernali
 – Perché si assaggiano vini che raccontano micro-mondi raccolti in un macro-mondo che poi non è altro che l’Isola

 

Questa organizzata da Assovini Sicilia è da sempre una kermesse itinerante che per il 2012 ha fatto tappa sull‘Etna. 200 vini in degustazione di 28 aziende che hanno offerto il panorama variegato dell’antica Enotria: dall’entroterra palermitano ai vigneti del trapanese, dalle terre sicane al centro Sicilia, dalla zona di Vittoria alla costa orientale nei pressi di Noto. E poi i vini di “Iddu” , del vulcano più grande d’Europa che stanno tirando la volata in Italia e all’estero. Il 2012 ha inaugurato la nuova presidenza di Assovini, passata da Diego Planeta a Antonio Rallo; i passi in avanti – non sempre da tutti condivisi – della nascente Doc Sicilia e il progetto inerente la Valorizzazione dei Vitigni Autoctoni Siciliani, un capillare studio portato avanti dal professore Attilio Scienza e varato dall’Assessorato Agricoltura della Regione Siciliana. Ma questo è anche l’anno della crisi economica più dura che si trascina dietro i segni meno del 2011 e che corre ai ripari da un 2013  che promette ancora stagnazione.

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La risposta della Sicilia enologica è compatta: puntare sull’estero e conquistare i mercati del nuovo mondo. Al contempo bisogna continuare a investire
sulle proprie aziende, sia come attività produttive che come canali di ricezione. Da un’indagine effettuata dall’associazione emergono alcuni dati significativi:
 –  Il 44% delle aziende conduce un’attività di sperimentazione in vigna, spesso con l’obiettivo di valorizzare i vitigni autoctoni siciliani.
 –  Il 39% degli intervistati produce vino da uva biologica e un ulteriore 33% si dice disposto a farlo in futuro
 – Parallelamente il 94% delle aziende ha installato, o ha intenzione di installare, impianti per la produzione di energia pulita e/o risparmio energetico, mentre il 44% ha ristrutturato la cantina secondo i criteri della bioarchitettura.
 – Il 39% delle aziende ha una struttura ricettiva e il 33% ha in progetto di realizzarne una nel futuro. Il
totale delle cantine intervistate è attrezzata per attività di degustazione e il 72% lo è anche per attività di ristorazione.
 – Il 58% del fatturato complessivo 2011 delle aziende è stato realizzato all’estero. Le aziende esportano in media in 24 paesi e in base ai risultati del questionario, i mercati che più apprezzano i vini siciliani sono: USA, Canada, Nord Europa, Germania, UK, Svizzera, Giappone, Russia. Tra i paesi emergenti, i più recettivi sono: Brasile, Cina, Est Europa, Messico e Sud America, India, Indonesia, Sud Corea, Hong Kong, Singapore.

 

Parola d’ordine, dunque, export. Senza dimenticare la sperimentazione e l’ammodernamento delle aziende secondo i principi ecosostenibili. I produttori intervistati offrono un quadro esaustivo delle strategie intraprese per resistere ai contraccolpi della crisi. Tutti patiscono, soprattutto sul mercato domestico, e sanno che il futuro del vino siciliano parlerà molte lingue straniere. La preoccupazione c’è, ma nessuno di loro risparmia un sorriso e un po’ di prudente ottimismo. 

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26/04/2012

Francesca Ciancio