C'è fermento sull'Isola. Dai primi tre anni della Doc unica alle grandi fusioni cooperative, ecco come si presenta il mondo vitivinicolo siciliano all'appuntamento con le anteprime

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I tre anni della Doc Sicilia

L’estate scorsa in base ai trend rilevati, le previsioni più ottimistiche stimavano che entro la fine del 2015 le bottiglie etichettate con la Doc Sicilia sarebbero state 28 milioni. In realtà si sono rivelate di meno, anche se più di 24 milioni, difficilmente si possono definire un insuccesso. La tendenza, ormai in atto dal 2012 cioè da quando è entrata in vigore la Doc Sicilia, è che le Denominazioni di origine siciliane (21) e le Igt (4), nel 2015 continuano a crescere in barba a tutti quei gufi preconizzatori di vari disastri per il vino siciliano, che puntualmente non si sono verificati: le D.o. hanno superato i 358.000 hl così come le Igt hanno raggiunto 1.350.000 hl. In definitiva in appena tre anni si è fatto molto, specialmente in rapporto al recente passato, quando l’imbottigliamento, e il ricorso alla denominazione di origine, era assai scarso. Non solo. Ora l’85% del vino Doc Sicilia è imbottigliato nella regione mentre l’Igt è salito al 50%, recuperando almeno una parte dello storico gap – l’imbottigliamento in altre regioni dei vini siciliani – che in passato ha sfruttato, senza pagare nessun dazio, l’immagine della regione, dei vini e in particolare del nome Nero d’Avola.

Siamo soddisfatti del lavoro che stiamo svolgendo” ci dice Antonio Rallo, presidente del Consorzio Doc Sicilia “perché l’impatto è positivo sia sul sistema vinicolo siciliano, sia sulle denominazioni. Nel giro di 3 anni ci impegneremo a fare un ulteriore salto in avanti con investimenti sempre più corposi, a partire dagli Usa dove continueremo il nostro impegno”. Anche il prezzo dello sfuso tiene. Ora non resta che mettere a punto un sistema di rilevamento dell’export siciliano più preciso e puntuale (come abbiamo scritto qui LINK) in grado di registrare i passi in avanti che si stanno facendo anche in questo ambito.

 

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Nuovi gruppi

Buone notizie anche sul fronte del mondo cooperativo che nell’isola rappresenta la struttura portante della produzione. Infatti le Cantine Europa di Petrosino (fondate nel 1962) e i Produttori Vinicoli Riuniti di Mazara del Vallo (fondati nel 1952) hanno deciso di fondersi dando vita a un nuovo gruppo con oltre 2100 associati, in rappresentanza di più di 6.000 ettari di vigneto, una produzione di circa 600 mila ettolitri di vino – di cui il 15% confezionato – e un fatturato di 25 milioni di euro. Leonardo Nicotra, marketing manager del Gruppo Cantine Europa, spiega che “la fusione non vede nessun soccombente perché c’è coincidenza di interessi e ci sono delle opportunità di sviluppo: l’obbiettivo è di accorciare le distanze con il mercato. I patrimoni di uve e di varietà delle due cantine si integrano bene, limitando così il rischio di abbandono dei vigneti e contribuendo ad arricchire il confezionato. Il nostro” continua Nicotra“sarà un sistema flessibile, basato sul rapporto qualità, prezzo, quantità, con offerte di vini dai diversi caratteri e dalle diverse complessità”.

La nuova aggregazione, oltre a razionalizzare la presenza della cooperazione nella Sicilia occidentale, contribuirà ad accelerare altri possibili accorpamenti tra cantine dalle prospettive sempre più difficili e dai bilanci sempre più pesanti. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento, un polo produttivo e commerciale, aperto sui mercati. Certo, la nuova compagine produttiva di strada ne dovrà fare, ma intanto incassa il plauso del comparto. Ad iniziare dal presidente del Consorzio Doc Sicilia: “Vediamo con molto favore la fusione tra le Cantine Europa e Produttori di Mazara” ha commentato Rallo“e auspichiamo sia l’inizio di altri accorpamenti tra cantine in grado di costruire realtà sempre più grandi e in grado di assicurare reddito ai viticoltori”. Dello stesso parere anche Francesco Ferreri, presidente Assovini: “La fusione tra le due cantine è molto positiva specialmente nella prospettiva di affrontare i mercati in modo più incisivo”. Condivisione dell’operazione anche da parte di un collega come Giovanni Greco, presidente della cooperativa CVA di Canicattì, che osserva “Nel nostro settore fare massa critica è importante anche in funzione della commercializzazione però è necessario avere un programma e degli obiettivi precisi”.

Secondo gli ultimi dati la consistenza del vigneto siciliano si è stabilizzata sui 103.400 ettari oltretutto in presenza di un fenomeno quale l’impennata delle richieste di autorizzazione per nuovi impianti. Non resta da mettere a punto, come sostiene Alberto Aiello (Graci), componente del Cda di Assovini: “Lavoriamo in un grande territorio dove ognuno è complementare all’altro: le aziende piccole possono avvantaggiarsi del lavoro fatto dalle grandi che hanno aperto la strada ai nuovi mercati, mentre queste ultime possono fare leva sull’appeal legato alla dimensione locale e all’identità peculiare che le prime incarnano. Per noi la sfida per il futuro sarà passare da marchio di grande attrazione a classico dell’enologia mondiale”. È questo il contesto in cui si svolge l’edizione 2016 di Sicilia en primeur. Ma andiamo nello specifico di questa edizione.

 

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Sicilia en primeur 2016

Un’edizione da record” ci racconta Francesco Ferreri, presidente di Assovini, promotore della manifestazione “Infatti ci sono ben 52 aziende per complessivi 800 vini in degustazione suddivisi tra 20 Doc, 30 vitigni di cui 17 autoctoni. Attendiamo un centinaio di giornalisti, 70 stranieri da 20 paesi e 30 italiani”. Oltre all’assaggio dei vini della nuova annata, si parla molto di enoturismo, ormai una voce fondamentale nel bilancio delle aziende. “Negli ultimi 4-5 anni” continua Ferreri “l’incremento delle presenze è stato superiore al 40% con un effetto di destagionalizzazione molto positivo”. Non a caso gli 8 enotour proposti ai giornalisti, invitati a Sep, abbracciano tutta la Sicilia, comprese le destinazioni nelle piccole isole di Favignana e Pantelleria. Inoltre a breve entrerà in funzione il magazine telematico www.wineinsicily.it, una sorta di portale bilingue su quanto di meglio la Sicilia può offrire in termini di vino, cantine, ristoranti, alberghi, agriturismo, ospitalità in genere ma anche segnalazione di musei, monumenti, bellezze artistiche ed architettoniche e altro ancora, appositamente studiato per le necessità degli enoappassionati, ma anche dei turisti tout court. Non a caso a fare da scenario unico per la cena di gala/wine party è la Valle dei Templi ad Agrigento, mentre il cuore dell’evento e gli assaggi si svolgono a Sciacca, base della manifestazione. Alla ribalta la vendemmia 2015 da considerarsi come un’annata eccellente con aromi sviluppati e un perfetto equilibrio tra acidità e freschezza, risultato della maturazione ottimale delle uve. Quanto al clima di Sep, tra i produttori, subito dopo un Vinitaly molto performante, resta l’amara considerazione di Francesco Ferreri: Tra il Consorzio Doc Sicilia e Assovini ci sono eccellenti rapporti mentre resta difficile il rapporto con le istituzioni: in quattro anni sono cambiati quattro assessori. Dobbiamo necessariamente essere ottimisti e continuare a fare degli investimenti di lungo periodo”.

Siclia en Primeur | fino al 23 aprile 2016 | http://www.assovinisicilia.it/siciliaep16/

 

a cura di Andrea Gabbrielli

 

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 21 aprile

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