Non solo vino, a Sua Eccellenza Italia del Gambero Rosso (questo fine settimana alla Città del gusto di Roma) va di scena anche la grappa, il più noto distillato nazionale che adesso è in cerca dei suoi spazi. Dialogo e strategie comuni per far breccia nei mercati.
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Quando si parla di grappa non si può non notare la congiuntura difficile che sta interessando questo comparto. Basta guardare ai numeri di un settore che, negli ultimi cinque anni, ha visto calare le quantità annue prodotte, i consumi e, da ultimo, i valori delle esportazioni, passate dai 24,1 milioni di euro dei primi nove mesi del 2012 a 22,8 milioni dello stesso periodo del 2013 (dati Istat). “Un trend che per quanto riguarda l’Italia è irreversibile” dice il presidente di Assodistil, Antonio Emaldia cui si aggiunge un inaspettato calo delle esportazioni. Tuttavia, dai nostri associati non riscontro dei segnali completamente negativi. Anzi, molte aziende che negli anni passati non avevano prodotto grappe stanno iniziando a farlo, a cominciare da quelle monovitigno, con l’obiettivo di entrare sul mercato. E lo stanno facendo al di fuori dai meccanismi dei contributi europei. E questo è un dato positivo“. Una ricetta anticrisi, come nel settore vino, potrebbe essere rappresentata dalle esportazioni ma ancora “l’Italia soffre una dimensione di impresa che non è strutturata per conquistare i mercati stranieri. Penso al Giappone, agli Usa o all’Inghilterra, dove è forte la competizione con altri marchi“. È anche vero, come fa notare Maria Carla Bonollo (Bonollo distillerie), che le esportazioni “non rappresentano la parte preponderante del fatturato delle aziende italiane di settore. Di sicuro è un’impresa impossibile pensare di andare all’estero da soli e con prodotti di nicchia. Piuttosto, occorre studiare delle strategie comuni coinvolgendo i comparti dell’agroalimentare. Credo che il settore abbia le forze per reagire. C’è bisogno di un sistema che agisca all’unisono. E un’idea potrebbe essere quella di legare la grappa presentandola sui mercati stranieri assieme ai prodotti della filiera vino. Perché vino e grappa dovrebbero andare in simbiosi. E, in questo senso, c’è un mondo tutto da esplorare”.

La grappa italiana ha fatto un buon lavoro per migliorare l’aspetto qualitativo investendo in tecnologie, sempre nel solco della tradizione. “Fino a qualche decennio fa i prodotti non erano abbastanza buoni” osserva Jacopo Poli, contitolare assieme ai tre fratelli dell’omonima azienda familiare con un 40% di fatturato estero “mentre oggi il salto di qualità è stato fatto. Tuttavia, fuori confine soffriamo ancora questo retaggio negativo ed è difficile far passare il concetto che la grappa italiana è diventata un’ottima grappa. E per riuscire a fare breccia in questi mercati, a mio avviso, occorre semplificazione. Da un lato, concentrandoci su pochi aspetti fondamentali che caratterizzano il prodotto grappa e che andrebbero comunicati, senza tutte quelle differenziazioni territoriali che non fanno altro che creare confusione nella percezione del consumatore; dall’altro, sviluppando una strategia a lungo termine, come hanno fatto i produttori di whiskey o di cognac, che rimedi all’assenza di comunicazione, di marketing e alla conseguente bassa competitività”.

Uno di quelli all’estero ha lavorato ascoltando, di fatto, il gusto dei consumatori è il vulcanico Roberto Castagner, amministratore delegato dell’omonima distilleria (2 milioni di bottiglie), nata di recente ma capace di conquistare rapidamente fette di mercato, soprattutto in Russia: “Negli anni abbiamo sbagliato a portare le grappe all’estero senza tenere conto dei diversi gusti. Ecco perché dobbiamo capire se abbiamo la qualità adatta ai gusti dei consumatori stranieri. Ogni popolo ha il suo distillato e noi dobbiamo trovare quello che si adatta meglio. Ma per fare questo occorre metterci in rete, dialogare e porci degli obiettivi. Se oggi la grappa italiana si vende per il 20% all’estero noi dobbiamo puntare a una quota del 50% nel giro di cinque anni.

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Il settore sapra reagire nonostante l’aumento delle accise deciso dal governo. Gli strumenti ci sono” osserva Ottavio Cagiano, direttore generale di Federvini “a cominciare dall’obbligo di imbottigliamento in Italia della grappa dal 1 gennaio 2014: con questa identità consolidata i produttori avranno un elemento in più per far conoscere il prodotto all’estero“. Conclude il presidente dell’Istituto nazionale grappa, Elvio Bonollo: “In questi anni abbiamo creato le condizioni per tutelare il prodotto dalle contraffazioni e ora abbiamo le spalle coperte. Con un lavoro comune riusciremo a fare la giusta promozione all’estero. Il potenziale è enorme e io sono ottimista“.

a cura di Gianluca Atzeni

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 21 novembre 2013. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.