Il Simei compie cinquant'anni: dal 12 al 16 novembre il meglio delle tecnologie da cantina si ritroverà a Milano. Ecco tutte le novità di questa edizione e le anticipazione sugli strumenti di ultima generazione che saranno premiati al Salone.
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Cinquant’anni e sentirne la metà. Sì, perché il Salone Internazionale Macchine per Enologia e Imbottigliamento, organizzato dall’Unione Italiana Vini con cadenza biennale, quest’anno giunge alla sua 25esima edizione. Dal 12 al 16 novembre alla Fiera Milano di Rho, in contemporanea alla nona edizione di Enovitis (il Salone Internazionale delle Tecniche per la Viticoltura e l’Olivicoltura), si ritroveranno tutte le novità tecnologiche del mondo vitivinicolo e non solo.

Era 1963 quando venne allestita la prima edizione sul modello del Salon d’Embouteillage di Parigi. Tenuto conto che oggi nel mondo si consumano oltre sei miliardi di ettolitri di bevande di ogni genere, si capisce come il comparto necessiti di attrezzature e di macchine sempre più avanzate per migliorare la qualità e contenere i costi di produzione. Così cinquant’anni dopo Simei è diventato un punto di riferimento a livello internazionale, mentre l’Italia è ormai leader del settore: secondo l’Uiv, superata la contrazione del 2009 l’export di macchine e attrezzatura per il lavoro in cantina ha ripreso a correre, e il 2012 si è chiuso con un valore esportato di 1,9 miliardi di euro, +18% sull’ultimo biennio. L’Unione Italiana Vini calcola che si hanno otto probabilità su dieci di entrare in una qualunque cantina nel mondo e di trovare macchinari italiani.Alla luce di queste dovute premesse, cosa aspettarsi dall’edizione di Simei 2013? Saranno 600 (70 in più rispetto al 2011) gli espositori provenienti da 25 paesi, con quasi 50 mila visitatori attesi. Focus di quest’anno? La sostenibilità di filiera, un asset imprescindibile in particolare per il comparto del vino, dalle tecnologie di produzione al prodotto finito. Tra gli appuntamenti che girano intorno al tema della sostenibilità, il Convegno internazionale Sustainable Viticulture and Wine Production: steps ahead toward a global and local cross-fertilization, con l’apertura affidata al presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale Paolo De Castro. Sul fronte nuove tecnologie, basta dare un’occhiata ai vincitori dell‘Innovation Challenge Simei-Enovitis, quest’anno dedicato a Lucio Mastroberardino, presidente di Uiv scomparso prematuramente pochi mesi fa e fautore del concorso: 23 strumenti di ultima generazione che saranno premiati nel giorno dell’inaugurazione del Salone. Ce n’è per tutte le esigenze: dai tappi off-grid, alle botti di precisioni, dalle campane rotative ai sistemi di attivazioni dei lieviti. Tutti accomunati dall’alta tecnologia. Tre Bicchieri li ha visti in anteprima per capire verso dove va il mondo, e soprattutto l’Italia, eno-tech.

A partire da EVO 1000, il dosatore di precisione di C02 brevettato dalla Parsec srl di Firenze. Occhio, perché l’azienda, nata 16 anni fa e leader nel campo della micro-ossigenazione e dei sistemi di controllo per la cantina, ha una sede anche a Bordeaux e vende le sue tecnologie da cantine anche e soprattutto ai francesi. Ma vediamo di cosa si tratta. Lo spiega al Gambero Rosso l’ingegnere Giuseppe Floridia, uno dei soci del gruppo: “Normalmente per aggiungere o togliere Co2 si usa lo strippaggio, un sistema che, però, utilizzando importanti quantità di azoto porta via, insieme ai gas in eccesso, gli aromi del vino. Il nostro strumento, invece, riesce a trovare il giusto equilibrio per iniettare azoto senza strippare altro, tenendo conto di elementi come la temperatura e la pressione. L’innovazione sta nella precisione del dosaggio e nella modalità meccanica dell’erogazione: tutto si fa in linea, invece di riempire e svuotare serbatoi da controllare volta pervolta. Così viene definita la soglia massima di dissoluzione evitando sovradosaggi di prodotto”. Lo strumento, già in vendita (va dai 12 ai 20 mila euro) è stato scelto da molte cantine sia italiane, sia estere, arrivando fino in Bolivia, a supporto dei dati diffusi dall’Uiv sulle tecnologie italiane che fanno da padrone nelle cantine del mondo.

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Stesso discorso vale per lo storico Gruppo Bertolaso, che dal 1880 progetta, costruisce e installa di macchine ed impianti per l’imbottigliamento di vini e bevande.
Con sede principale a Zimelli (Verona), il gruppo esporta l’85% dei suoi propri prodotti in tutto il mondo: da quasi dieci anni anche in Cina. L’ultimo arrivato, premiato al Simei, è il “Sistema Integrato di gestione bottiglie”: “L’esigenza di sempre maggiore flessibilità da parte delle aziende” ci spiega Cristina Bertolasoci ha portato a questo brevetto: si tratta di una soluzione integrata per automatizzare gli impianti di imbottigliamento, con l’obiettivo di renderli più versatili e di annullare i tempi morti di cambio formato. Con l’adozione di queste innovazioni, che si sviluppa in tutti i moduli del sistema di sciacquatura riempimento e tappatura, vengono introdotti tutti quei miglioramenti che permettono di lavorare bottiglie di dimensioni e capacità differenti, senza la necessità di sostituire parti o attrezzature personalizzate secondo la forma e la tipologia del recipiente stesso”. Parole d’ordine, quindi, flessibilità, rapidità e economicità. Tutti i componenti degli impianti sono, come consuetudine dell’attività del Gruppo Bertolaso, disegnati e costruiti a misura delle esigenze del singolo cliente, e saranno disponibili dal 2014.

Dall’imbottigliamento alla tappatura il passo è breve ed obbligatorio. E il Simei dimostra grande attenzione per il settore, sia delle chiusure tradizionali, sia di quelle alternative. Tra i premiati c’è Amorin Cork Italia (gruppo italiano che fa capo al colosso dei tappi di sughero portoghese) con il suo Helix, la prima chiusura in sughero che si svita e riavvita, combinando un tappo in sughero dal design ergonomico e una bottiglia in vetro con una filettatura interna. E poi c’è Nomacorc (azienda statunitense leader del tappo sintetico con due miliardi di chiusure ogni anno e 100 milioni di dollari di fatturato) che propone, invece, la linea Select Bio, particolarmente attraente per le cantine biologiche e biodinamiche. “Si tratta di chiusure realizzate con materiali rinnovabili derivati dalla canna da zucchero che gestiscono in maniera ottimale l’ingresso dell’ossigeno” spiega Olav Aagaard, direttore ricerca di Nomacorc “la novità è che producono zero emissione di carbonio grazie al riciclo totale”. Il portafoglio completo sarà disponibile in commercio per la stagione di imbottigliamento 2014.

a cura di Loredana Sottile

Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 7 novembre. Abbonati anche tu se sei interessato ai temi legali, istituzionali, economici attorno al vino. E’ gratis, basta cliccare qui.

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