Dalla Lombardia all'Umbria, con un occhio alla Francia. La storia della cantina Decugnano dei Barbi, Tre Bicchieri con l'Orvieto Classico 2016.

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A Decugnano si fa vino da centinaia di anni. E tracce di questa storia si possono rinvenire nella grotta etrusca tufacea in cui riposano soprattutto le bottiglie Metodo Classico prodotte dalla famiglia Barbi, bresciani trapiantati in Umbria all’inizio degli anni ’70, come ci racconta Enzo Barbi. L’azienda, che unisce il loro nome a quello della zona, conta 32 ettari di vigneto, oltre 100mila bottiglie (principalmente Orvieto) e la capacità di unire fedeltà a territorio di appartenenza e voglia di sperimentare. Ne sono testimonianza proprio il Metodo Classico, nato in tempi in cui fare bollicine in zone senza una grande tradizione spumantistica non era così frequente, e il loro muffato.

I terreni, di origine marina, ricchi di materiale fossile e conchiglie, sono tutti raccontati nei loro vini, tra cui il Rosso, il Metodo Classico (una bollicina rifermentata in bottiglia, ottenuta grazie a un lungo affinamento sui lieviti), una muffa nobile. Ma sul gradino più alto del podio c’è l’Orvieto Il Bianco. L’annata 2016 regala profumi di fiori bianchi, camomilla, agrumi e non manca un cenno di erbette aromatiche, la bocca è fresca, elegante e dallo sviluppo verticale.

 

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Cosa ha spinto una famiglia del nord ad acquistare una tenuta nel cuore dell’Italia? E perché la scelta di Orvieto?

Si può dire che ci ha portati qui mio nonno: aveva una cantina a Brescia tra fine anni ’60 e inizio anni ’70, comprava in giro per l’Italia vino che poi imbottigliava con il suo marchio. Acquistava molto Orvieto. Poi mio padre ha iniziato a seguirlo, ma voleva fare qualcosa di più: voleva a tutti i costi fare vino a partire dalla vigna. Convinse mio nonno a investire in un po’ di terra. Dato che per molto tempo stavano a Orvieto decisero che era il posto ideale per costruire la loro azienda. Arrivati a Decugnano si innamorarono di questo posto. Era il 1973.

 

Parliamo della denominazione Orvieto: come sta andando?

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Negli ultimi anni assistiamo a una riscoperta della denominazione Orvieto, in linea con la riscoperta generale delle denominazioni storiche, in Italia e fuori. L’Orvieto è una delle più famose: per molto tempo il vino bianco italiano è stato l’Orvieto, e il fatto che mio nonno lo acquistasse negli anni ’60 ne è la conferma, significa che era molto apprezzato. Nel tempo ci sono stati alti e bassi, nei momenti più bui è stato identificato con un vino anonimo, di scarso spessore e scarsa qualità. Insomma un vino da poco. Ma le cose stanno cambiando, anche perché negli ultimi 10 anni nella denominazione si stanno facendo importanti passi avanti, e questo viene percepito all’esterno.

 

Di quali cambiamenti parla?

Su tutto il nostro territorio si sta portando avanti un discorso sulla qualità, e in modo sempre più deciso; è il momento della sperimentazione, dalla selezione clonale alla vinificazione. Il Consorzio è una bella squadra, giovane, con le idee chiare, che vuole puntare sulla qualità ed è disposto ad accettare la sfida di fare ogni anno un prodotto migliore. E poi tanti operatori del settore si stanno accorgendo del potenziale dell’Orvieto, che non viene più percepito solo come un vino da consumo immediato. Oggi sappiamo che, se fatto bene, dà il suo meglio dopo qualche anno.

 

Decugnano dei Barbi vanta due primati: il primo Metodo Classico umbro e il primo vino da muffa nobile. Come sono nati questi due vini?

Il Metodo Classico è una sperimentazione dei primi anni dell’azienda. Era il 1978 quando mio padre provò a spumantizzare l’Orvieto. Da bresciano era molto influenzato da quel che si stava facendo in Franciacorta in quel momento. Iniziò con il trebbiano, cui aggiunse, dopo qualche prova, lo chardonnay. Nel 2009 ha introdotto il pinot nero e tolto il trebbiano. È stato il secondo vino dell’azienda dopo l’Orvieto Classico. Ci siamo molto affezionati.

 

Come è ora il vostro Metodo Classico?

Oggi è pinot nero e chardonnay. Produciamo circa 10mila bottiglie l’anno, tutte millesimate. È un prodotto del cuore per noi, anche se non siamo in una zona da bollicine.

 

Per la muffa nobile, invece?

Mio padre si accorse che c’era una botrytis cinerea molto consistente sui nostri vigneti, e dato che pochi anni prima aveva visitato Sauternes e decise di provare. Nel 1981 ci fu moltissima muffa nobile nei vigneti, e lui decise di uscire sul mercato con il suo vino. Lo chiamò Pourriture Noble. Che in francese significa, appunto, muffa nobile. Pensò che così chi conosceva questo tipo di vini sapeva già cosa avrebbe bevuto, chi non lo conosceva non sarebbe stato impressionato dalla parola “muffa”, al contrario, vedendo un nome francese avrebbe potuto pensare, semplicemente, a un buon vino.

 

Come va il mercato dei vini umbri all’estero?

Per fortuna sempre piuttosto bene, c’è molto desiderio di Italia e di tutto ciò che è italiano, soprattutto moda, design e agroalimentare. Dunque partiamo da una posizione molto favorevole, in generale. Certo, non non è sempre facile comunicare il territorio. Ma l’Orvieto è molto conosciuto, ha una lunga storia di esportazione: è stato uno dei primi vini bianchi italiani conosciuti al mondo. Mentre il marchio umbro è più recente, e bisogna ancora comunicarlo e farlo conoscere di più. Insomma: dubito che a Pechino o a Hong Kong sappiano dov’è Orvieto.

 

A proposito di export, quali sono le piazze di riferimento? E quali sono i vini più richiesti?

Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, dove ci chiedono soprattutto Orvieto Classico e Rosso Umbria. Produciamo circa 100mila bottiglie l’anno e, per fortuna, non ci sono problemi di vendita, anzi, spesso abbiamo il problema opposto: che non abbiamo abbastanza prodotto.

 

Facciamo il punto sulla vendemmia 2017

Vendemmia tra le più difficili che abbiamo vissuto, con un nettissimo calo di produzione: in media intorno al 50%, in alcuni casi anche di più. Il caldo e la siccità hanno colpito in maniera decisa, abbiamo un terreno molto sabbioso, un ambiente difficile per le viti e in annate del genere soffrono ancora di più.

 

Decugnano dei Barbi | Orvieto | Località Fossatello, 50 | tel. 0763 308255| http://www.decugnanodeibarbi.com/

 

a cura di Antonella De Santis e William Pregentelli