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Un ciuffo biondo cenere e un fisico da modello, Marco Simonit ha tenuto banco come una rock star tra i tavoli della Valtellina, a Vinitaly 2012. Più che un rocker, però, Simonit si presenta come il dottor House delle viti. "Dobbiamo ridare forma alla vascola

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rizzazione delle viti, dobbiamo allungare la loro vita e farle stare meglio… Si sono abbandonate le vecchie metodiche di potatura per seguire le mode internazionali. Così in Valtellina si lavora ormai tutto col guyot e si è completamente abbandonato il capovolto valtellinese…”.

 

Marco, insieme al suo socio Paolo Sirch – e a diciassette collaboratori tutti con camicia a quadri e look da stunt man tra cinema e serial, tutti simpaticissimi, appassionati e carichi di entusiasmo – stanno rivoluzionando il paesaggio e la vita delle vigne in Europa. In Valtellina stanno recuperando il capovolto (“ma non applicato con pedissequità filologica: piccole iniezioni di vecchia tecnica nell’ attuale situazione”) e il progetto voluto dal Consorzio che andrà avanti ancora per qualche anno, punta ad allungare e di molto la vita media delle piante (attualmente intorno ai 20 anni) e la loro capacità di difendersi. “È come curare le vene, il sistema cardiocircolatorio – fa Simonit – la pianta deve respirare, tirar fuori rami, deve avere una vita piena. E ogni vitigno, ogni terroir ha i suoi ritmi, il suo respiro…”.

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Abbiamo assaggiato il Valtellina Sup. Dirupi 2009, Nebbiolo di Pierpaolo Di Franco e Davide Fasolini, viticoltori in Ponte in Valtellina. Ha vinto il premio Next Wine, il vino del futuro. Un vino elegante, sottile e di carattere, come i terrazzamenti di montagna che ospitano quelle viti. Per ora, i potatori partiti dal Friuli sono al lavoro in Francia a Bordeaux, in Austria, in Spagna, ma anche in Australia… E magari, nel giro di pochi anni, insieme all’operazione dei Vigneri di Salvo Foti alle pendici dell’Etna…

 

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Stefano Polacchi

28/03/2012