Versi di vini. Marina Ivanovna Cvetaeva e Rainer Maria Rilke

10 Set 2016, 14:33 | a cura di Giuseppe Brandone

Ci spostiamo nell'Europa centrale per conoscere i versi di due grandi poeti del Novecento che raccontano un mondo in profondo cambiamento. In entrambi, l'uva e il vino sono snodi cardine nella visione del mondo.

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Marina Ivanovna Cvetaeva

Marina Ivanovna Cvetaeva nacque a Mosca nel 1892, studiò nella sua città natale e alla Sorbona di Parigi. Lasciò la Russia nel 1922, per stabilirsi a Praga. Tornata in patria all’inizio della seconda guerra mondiale, si tolse la vita il 31 agosto del 1941. Tra le voci più originali della poesia russa del XX secolo, è una dei massimi esponenti del simbolismo del suo paese.

 

Ai miei versi scritti così presto

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Ai miei versi scritti così presto,

che nemmeno sapevo d’esser poeta,

scaturiti come zampilli di fontana,

come scintille di razzi.

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Irrompenti come piccoli demoni

nel sacrario dove stanno sogno e incenso,

ai miei versi di giovinezza e di morte,

versi che nessuno ha mai letto!

Sparsi fra la polvere dei magazzini,

dove nessuno mai li prese né li prenderà,

per i miei versi, come per i pregiati vini,

verrà pure il loro turno!

 

 

Rilke

Rainer Maria Rilke

Di origine boema, Rilke (1875 - 1926) è uno dei più importanti poeti europei della prima metà del novecento. Viaggiò molto e fece studi irregolari, per lo sviluppo della sua personalità - non solo artistica - furono fondamentali il soggiorno a Firenze dove compose il Diario Fiorentino,in Russia e a Parigi. Nel suo peregrinare si circondò sempre di scrittori, poeti e scultori (Rodin, Hòlderlin, Cèsanne e altri). Nel 1911 a Duino, vicino a Trieste, ospite di una famiglia nobile compose le Elegie duinesi.

 

 

Notte d’autunno

Pesante d’olezzi sul folto

del parco, la Notte si adagia.

Le stelle, tacendo,

rimiran la pallida luna:

barchetta d’argento,

che sogna l’approdo

per entro le chiome dei tigli.

Richioccola lungi una fiaba

dimenticata da tempo,

la garrula fonte, sommessa.

Un tonfo leggiero di pomi

sull’erba che immobile sta.

Dal poggio vicino,

la brezza notturna, spirando,

mi reca sovr’ali di azzurra

falena, traverso le querce,

un greve sentore

di fervidi mosti recenti.

 

a cura di Giuseppe Brandone

 

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