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Ci sono tutti i cinque continenti all'Hong Kong Convention&Exhibition per la quarta edizione di Vinexpo Asia-Pacific, la grande appendice asiatica del più famoso (e storico) salone di Bordeaux, inaugurata oggi.

 

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E se già il 2010 aveva offerto grandi numeri (882 espositori per un pubblico di quasi 13mila visitatori), la tre giorni di quest’anno punta a segnare nuovi record: 1.050 espositori provenienti da 28 paesi per 14mila buyers soprattutto orientali.

 

A rappresentare l’Asia ci sono colossi cinesi come Grace Vineyard, Yantai Changyu Pioneer Wine e Dynasty Fine Wines e anche il gruppo di spirits Holy Grail International di Taiwan, ma il record di presenze lo segnano i produttori del Pacifico (un centinaio tra Australia e Nuova Zelanda) che non si erano mai visti così numerosi ad un appuntamento enologico internazionale.

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Oltre ai naturali dirimpettai c’è una buona rappresentanza anche da Stati Uniti (guidati dal Wine Institute of California e Napa Valley Vintners) e Sudafrica. E neppure il Vecchio Continente si fa trovare scoperto: per la Spagna ci sono Miguel Torres e Gonzalez-Byass, per la Germania Egon Muller Scharzhof e Henkell & Co, per la Grecia Sigalas e Katsaros.

 

Ma a giocare “in casa” è chiaramente la Francia che nel 2010 ha esportato 8,37 milioni di casse di vino in Cina, e 5,42 milioni in Giappone. Tra i produttori in fiera Rémy Cointreau, Maison Louis Latour, Baron Philippe de Rothschild, Georges Duboeuf. L’Italia dal canto suo schiera 54 produttori tutti pronti a strappare quote di mercato ai francesi.

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“Si tratta del più importante appuntamento enologico in Asia – risponde a Tre Bicchieri Francesco Zonin che  non si è mai perso un’edizione asiatica del Salone – Rispetto a Vinitaly, Vinexpo di Bordeaux e ProWein la diversificazione di profili è molto più alta e offre la possibilità di intercettare un pubblico che difficilmente si incontra in Europa come ristoratori, distributori e wine merchants locali”.

 

E quali sono le possibili strategie da mettere in atto per conquistarli? “Non siamo più negli anni ’80  quando bastava che il singolo produttore con valigetta al seguito andasse alla scoperta di nuovi mercati. Oggi, c’è bisogno di un approccio globale in cui non si va a proporre solo il vino della propria cantina , né solo il vino italiano,  ma il pacchetto Italia nella sua totalità.  E in questo, va da sé, i francesi sono molto più bravi di noi. In Asia manca ancora la conoscenza del nostro Paese come area geografica, culturale oltre che enogastronomica. Basta dire che non esiste un volo diretto Italia-Cina”.

 

Insomma la prima strategia da usare è accorciare le distanze per non restare fuori da un mercato
sicuramente promettente. Secondo gli ultimi dati rilasciati da Vinexpo, nei prossimi cinque anni in Oriente la crescita annua dei consumi toccherà il 5%, rispetto ad una media mondiale ferma all’1%. E in particolare Hong Kong sembra essere il volano di questo risultato: con una media di 5 litri di vino, il consumo pro capite di Hong Kong è il più alto in Asia; si beve in media il doppio di Giappone (2,4 litri pro-capite l’anno) e Singapore (2,2 litri all’anno) e 4 volte più della Cina (1,3 litri annui).

 

Loredana Sottile

29/05/2012