Scoprire Vini Veri in 8 assaggi. Dalla fiera internazionale dei vini naturali di Cerea, ecco le scelte di quattro degustatori di vino.

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Vini Veri 2016

“Il vino naturale è un bene comune”. Questo il tema centrale della tredicesima edizione di Vini Veri (ve ne avevamo parlato qui), la manifestazione di Cerea, alle porte di Verona, dedicata ai piccoli artigiani provenienti da tutta Europa. Pratiche enologiche tradizionali e rispetto dell’ambiente sono le linee guida operative i questo gruppo di produttori. L’attenzione dell’edizione 2016 è ricaduta sulla petizione contro il glifosato lanciata da Giacomina Maltempi su change.org per abolire il rinnovo all’autorizzazione del suo utilizzo in Europa. Il glifosato, lo ricordiamo, è una molecola per produzioni di erbicidi, tra tutti il celebre Roundup della Monsanto, tra i più utilizzati a livello mondiale. È stata inserita nella lista dei possibili cancerogeni dall’IARC (International Agency for Research on Cancer). Il 13 aprile il Parlamento europeo ha approvato la richiesta di prorogare l’utilizzo del glifosato per altri 7 anni, per il solo uso professionale, eliminandolo per i prodotti fai-da-te. L’ultima parola spetta alla Commissione che si pronuncerà sul tema a maggio. Intanto, riprendiamo a parlare di vino, e di degustazioni in Veneto.Erano 126 i produttori presenti a Cerea: ecco gli assaggi che ci hanno colpito di più.

 

Le scelte di Pierpalo Rastelli

Barbaresco Montestefano 2012 – Teobaldo Rivella

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Naso da Barbaresco e bocca da Barolo” si usa dire per indicare l’inusuale energia tannica che caratterizza il Montestefano di Teobaldo Rivella. Il 2012, invece, si svela come un vino dalle proporzioni aggraziate, slanciato ma non esile, ben gestito nella fittezza fenolica grazie al concorso di un millesimo meno ricco di forza e calore alcolico. Il naso è un preciso ricamo floreale con punte di amarena appena accennate, ammantato di una veste di foggia aromatica classica che trasmette eleganza e fiera appartenenza barbareschese.

 

Bramaterra 2013 – Colombera & Garella

La rinascita dei “Baroli del Nord Piemonte” ha ridato lustro a denominazioni dimenticate, stimolando un serio ragionamento qualitativo sull’uva nebbiolo al di fuori delle Langhe. Nuovi ispirati interpreti hanno preso il coraggio per proporre la loro idea di terroir. Una delle etichette più riuscite è il Bramaterra 13 di Colombera & Garella: naso intimo e suggestivo tra rosa appassita, lievi echi ferrosi e più aperti, guizzanti tratti speziati; bocca di spettacolare traino gustativo, saporita eppur mai inutilmente esuberante, dal tannino cesellato. Il finale conferma quello che già sembrava chiaro alla prima snasata: siamo al cospetto di un vino che ha una personalità fuori dal comune. Concorre, come attrice non protagonista, il 5% di uva vespolina.

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Le scelte di Stefania Annese

Vino Bianco Ana Cuvée ’10 – Valter Mlečnik

Mlečnik è un artigiano della vigna dal 1983 presso Bukovica, Vipavska Dolina. In area goriziana coltiva chardonnay, rebula, friulano, pinela e merlot, regalando una gamma di etichette per lo più di stampo bianchista. Ana è una Cuvée di chardonnay, tocai, malvasia, ribolla e pinella. La macerazione prolungata sulle bucce dona al vino un intenso colore giallo dorato e una personalità imponente. Al naso è un’esplosione di profumi: cenni di frutta candita, toni speziati e note di erbe aromatiche si susseguono in un intrigante bouquet. Carnoso per presenza gustativa, impone all’attacco morbido il suo spiccato nerbo acido. Si alternano freschezza e complessità e un tannino deciso, ma non invadente.

 

Vitovska T ’12 – Vodopivec

Anteprima per la Vitovska di Vodopivec, lo specialista del vitigno allevato nella zona del Carso. Paolo Vodopivec presenta l’annata 2012 declinata in quattro etichette presentate al pubblico di Cerea. La versione 2012 di T cresce e si affina in anfora con opportuni travasi che ne accrescono le sue peculiarità aromatiche. Dalle tonalità dorate sprigiona aromi di bergamotto, buccia d’arancia, note fragranti di tè e una spiccata vena di mandorla tostata. Grande corpo e carattere e una freschezza e una mineralità che non solo regalano persistenza ma anche un sorso gustoso e accattivante.

 

Le scelte di William Pregentelli

Ruggine 2011 – Clara Marcelli

Emanuele e Daniele Colletta hanno deciso di sposare il progetto di Marco Casolanetti sul bordò, vitigno riscoperto da qualche anno nel meridione delle Marche e oggi vinificato da una compatta schiera di vignaioli, che ne fanno la loro chicca aziendale. Clone di grenache, i vini che ne risultano esprimono al meglio il carattere mediterraneo del vitigno e di certo non fa difetto il Ruggine 2011, alla sua prima uscita. L’etichetta guarda alla Borgogna, ma la bocca è più dalle parti del Rodano; fiori rossi e lavanda al naso con un impatto quasi pungente, poi ciliegia fresca su un sottofondo più scuro, quasi umido e terragno. In bocca vive di eleganza con un tannino fitto e composto, con qualche nota ematica – si chiama sempre Ruggine! – che ogni tanto sfugge al controllo e incuriosisce e invita ancora a bere. Quando poi nel finale si scorge anche un po’ di pepe, il bicchiere, purtroppo, è già vuoto.

 

Trebbien 2014 – Valter Mattoni

Quest’anno Valter Mattoni ha presentato una versione di Trebbien che compete con i migliori trebbiano nazionali. La Roccia, come viene chiamato Valter (basta incontrarlo per scoprire il perché) ha dribblato tutti i problemi dell’annata fredda, consegnando un vino solare, nonostante le piogge e le basse temperature. Spontaneo e allegro come al solito – ogni tanto butta là una battuta in dialetto castoranese – ma serissimo quando si parla di vino, Mattoni ci ha raccontato che in questo Trebbien, nuova bottiglia non più trasparente e veste grafica rinnovata, ha messo anche una piccola percentuale di vino affinato in una barrique vecchia. A scanso di equivoci, il legno non marca il naso, quindi né cipria, né belletti; rimane il vino che conosciamo, verace e non ruffiano, ma con i tratti rustici leggermente addolciti e resi meno spigolosi. Naso fresco che porta sulle colline marchigiane appena mietute, bocca ricca, saporita, sapida. Très bien.

 

Le scelte di Lorenzo Ruggeri

Oriento 2013 – Massa Vecchia

Di bianchi macerati, caricaturali e vistosi, ne abbiamo assaggiati parecchi. Questo lo annoveriamo tra le perle, un Vermentino di straordinaria forza espressiva, solare e mediterraneo. Da Massa Marittima, un bianco che profuma di pesca, matura e succosa, di scorza d’agrume e camomilla. La bocca è piena, contrastata e scattante, con un finale salino incalzante e continuato. Sapore appagante e prolungato: è giovanissimo ma ci sono tutti gli elementi per una scoppiettante e lunga evoluzione in bottiglia. Restando nel grossetano, spostandoci in mare aperto, sottotono l’Ansonaco 2014 dell’azienda Altura sull’isola del Giglio, marcato da un’impronta amara prevaricante sugli umori dell’annata.

 

Vino Rosato Ancestrale 2014 – Colombaia

Da una vigna di 40 anni a Colle Val D’Elsa: una manciata di filari, nemmeno un ettaro nel complesso. È un Sangiovese rifermentato in bottiglia senza aggiunta di solfiti. Attacco brioso, con note di pane fresco, anice e una nota di cantina che ricorda quelli dei culatelli fatti come si deve. Presa si sapore immediata e di grande impatto e naturalezza, con un frutto rosso pimpante e fragrante, una verve acida incontrollata e una sfumatura di pepe finale smaliziata. Beva golosa: un vino che mette fame. Ci abbiamo messo sopra una fetta di salame e abbiamo gioito un bel po’.

 

a cura di Stefania Annese, William Pregentelli, Pierpaolo Rastelli, Lorenzo Ruggeri

 

 

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