Dopo un anno di lavoro il Forum per la Sostenibilità del Vino italiano pubblica il suo primo Rapporto. E procede a tappe spedite verso l’Expo 2015.
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Gestire il lavoro del trattore in vigna attraverso il computer che permette di ridurre percorsi e consumi di manodopera e di carburante, oltre alle emissioni; lavorare sulle piante grazie al monitoraggio satellitare che limita sprechi e permette trattamenti dove servono. Sono solo due delle possibili implicazioni operative tese a rendere più sostenibile la viticoltura: sostenibilità che – si sa – è un parametro da declinare. Innanzitutto, un’azienda per essere sostenibile deve essere, prima di tutto, un’azienda: deve fare impresa ed essere competitiva sul mercato. Deve operare in maniera etica, e operare per il miglioramento sociale. E, ovviamente, deve essere rispettosa dell’ambiente, con particolare attenzione all’emissione di gas a effetto serra, al consumo di acqua e al suo inquinamento diretto o indiretto, e al mantenimento della biodiversità nell’ecosistema.

Per meglio capire, ci aiuta riprendere i casi concreti di sostenibilità vitivinicola cui accennavamo e che ci portano direttamente all’interno del Primo Rapporto sulla Sostenibilità, mappatura iniziale di un movimento che proponeuna visione ad ampio raggio dell’impresa all’interno della società e dell’ecosistema abbracciando istanze sia sociali sia economiche sia ancora ambientali.Il Rapporto – presentato al mondo del vino italiano il 25 ottobre durante la premiazione dell’edizione 2015 di Vini d’Italia del Gambero Rosso, e che il 10 novembre sarà presentato a New York alla stampa e agli operatori statunitensi – è il frutto di un cammino articolato che ha chiamato in causa 37 esperti della comunità tecnico-scientifica sul tema vino-sostenibilità: due gruppi di lavoro hanno tracciato un percorso di approfondimento e ricerca sul sistema, con indagini conoscitive che hanno coinvolto oltre 1.000 aziende vitivinicole – scelte tra quelle presenti nel database della Guida del Gambero da cui sono stati raccolti dati e da cui sono partiti i questionari mirati – e 15 programmi nazionali per lo sviluppo sostenibile del vino.

Le linee guide di questa promessa generazionale? Innanzitutto innovazione ed efficienza dei processi. Partiamo dalla gestione in vigna: “Intanto, viticoltura di precisione: il 60% dei trattamenti al momento si disperdono nell’aria e arrivano lì dove non servono. Pensiamo quanto possano essere utili le informazioni dettagliate sulle condizioni del vigneto, sulla bagnatura fogliare o la micro zonazione grazie alle immagini di un satellite o alle riprese effettuate da un elicottero o da un drone” racconta Michele Manelli, il produttore di Salcheto (Montepulciano) premio speciale per la sostenibilità in Viticoltura sull’edizione 2014 di Vini d’Italia. È lui, titolare della prima azienda vinicola off grid in Italia e in Europa, uno dei principali sostenitori del Rapporto. “Il tema forte rimane quello dell’efficienza energetica: ridurre gli sprechi, valutare la propria situazione energetica, ricerca di efficienza passiva delle architetture per ottimizzare spazi e sistemi di climatizzazione”. Pensiamo alla cantina di ultima generazione di Antinori a Bargino, o a quelle di Salcheto e Lageder. E si può recuperare energia valorizzando di fonti rinnovabili dal processo produttivo come scarti di potatura e vinacce. E poi, ancora, il packaging. Se ne parla tanto, ma sono ancora pochissime le bottiglie leggere in commercio. “L’aspetto del vetro è importante: non è vero che bottiglia pesante uguale grande vino. Poteva avere senso qualche tempo fa per i vini a lungo invecchiamento, ma ormai è superata e impatta molto sull’ambiente. Senza dimenticare l’approvvigionamento di materie prime locali e quindi del trasporto a monte” spiega Michele. Ma sostenibilità vuol dire anche trasparenza verso il consumatore, quindi trasparenza sull’uso di additivi: un aspetto culturale che richiede la partecipazione attiva del consumatore. “Una sfida per uscire dalla sterile polemica solfiti-non solfiti, un patto con il consumatore per creare un valore aggiunto”.

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I macro-indicatori ambientali sono tre: emissioni di gas, acqua e biodiversità. Cosa emerge dal Rapporto? Prima di tutto che il concetto di sostenibilità è ormai radicato nel mondo del vino italiano con un buon valore medio su tutti gli indicatori considerati: segno di una presa di coscienza ormai avviata nel settore. L’80% degli imprenditori intervistati attribuisce alla sostenibilità ambientale un’alta importanza. Chiara, poi, la tendenza a migliorare il rapporto qualità-prezzo. “C’è la percezione di un valore aggiunto da giocare sul fronte export e internazionalizzazione” commenta Michele.

La leva della sostenibilità sembra agire come driver di valore sia a livello di differenziazione dell’offerta che sulla strategia di risparmio dei costi; la percezione di un vantaggio economico ottenuto in primis da una migliore gestione delle risorse oltre che dall’efficienza del processo. A prima vista sembra che le imprese del vino più avanti sulla strada della sostenibilità siano quelle localizzate nel Sud e nelle Isole. Inoltre, le imprese coinvolte nel Rapporto, mostrano una fortissima propensione all’innovazione e hanno maggiori capacità di fare rete nei rapporti di filiera, nel trasferimento tecnologico e nella gestione della conoscenza. Le aziende direttamente interessate in specifici processi di sviluppo sostenibile rappresentano almeno un terzo del Pil del vino per un valore stimato di oltre 3 miliardi di euro di fatturato. Tutto bene? Sembra di sì, ma con un’avvertenza: “C’è il rischio, come per il primo movimento della sostenibilità negli USA degli anni ’90, di poggiare su un sistema di autovalutazione sterile. Noi adesso stiamo parlando di qualcosa di proattivo che deve portare un miglioramento concreto” chiude Michele. Gli indicatori messi in relazione spiegano meccanismi di causa-effetto e segnalano un percorso di accrescimento culturale di tutta la filiera del vino, mettendo insieme boutique winery e grandi imprese.

Di seguito i 10 punti  lavoro del Forum della Sostenibilità

1) Allineamento dei programmi nazionali sulle istanze e i parametri del Rapporto. Unione e fusione dei diversi programmi sulla sostenibilità per avere una identità più forte verso i consumatori e i mercati internazionali.
2) Elaborazione di un glossario specifico dell’approccio metodologico alla sostenibilità del vino.
3) Definizione dei requisiti minimi nazionali sia metodologici sia tecnologici prediligendo dati certi a stime ipotetiche.
4) Raccolta e condivisione delle pratiche di sostenibilità.
5) Semplificazione gestionale delle imprese.
6) Forte attenzione agli indicatori di sostenibilità sociale (in particolare al tema del paesaggio rurale e della salubrità del prodotto).
7) Stimolo di studi volti a correlare sempre meglio il rapporto costi-benefici della sostenibilità.
8) Approfondimento del tema dei “livelli di soglia” critici (qualità e dimensioni) che permettono alle singole imprese di raggiungere performance significative.
9) Calcolo dei gas serra (GHGAP) partendo dal protocollo Oiv.
10) RIcerca di una sintesi tra qualità e sostenibilità, economicità e rispetto dell’ambiente, prodotto e territorio coinvolgendo tutta la filiera del vino. 

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Per scaricare il repporto sulla sostenibilità www.vinosostenibile.org

a cura di Lorenzo Ruggeri

Articolo uscito sul numero di Novembre 2014 del Gambero Rosso. Per abbonarti clicca qui