Si è da poco conclusa in Lussemburgo la XXII sessione plenaria dell'Assemblea delle regioni viticole europee. Tra i temi più caldi il libero scambio con gli Stati Uniti che non smette di suscitare polemiche: ne abbiamo parlato con il segretario generale Dominique Janin.
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L’Arev, l’Assemblea delle regioni viticole europee, che ha confermato per il terzo mandato consecutivo il presidente Jean-Paul Bachy, ha lanciato l’ennesimo grido di allarme sull’andamento del negoziato Ue-Usa sul libero scambio. In ballo molte questioni tra cui sia il rispetto delle nostre indicazioni geografiche, sia delle pratiche enologiche riconosciute dall’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del Vino). Infatti gli Usa, che nel 2001 hanno creato un’organizzazione alternativa, il World wine trade group (Wwtg), non hanno voluto legarsi alle norme stabilite ed osservate dai 45 Stati membri dell’Oiv e ne chiedono, di fatto, il superamento. L’Arev, di cui fanno parte 75 regioni viticole di tutti gli aderenti alla Ue (l’Italia è rappresentata da Friuli, Piemonte, Sicilia, Alto Adige, Trentino e Veneto), invita la Commissione Ue a condizionare la trattativa alla rinuncia definitiva da parte americana dell’impiego delle 17 Indicazioni Geografiche considerate semi-generiche (come Borgogna, Chablis, Champagne, Chianti, Malaga, ecc.), così come all’uso dei termini tradizionali (château, clos, late bottled vintage, ecc.). Inoltre l’Arev “rifiuta categoricamente” altri due aspetti dei negoziati transatlantici: “la tutela degli investitori stranieri” e il “Regolamento dei contenziosi da parte di un tribunale eccezionale” in sostituzione del Dispute Settlement Body dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. In sostanza a essere in gioco èla credibilità dell’Europa e il mantenimento della sua influenza sui regolamenti, sulle norme e gli standard internazionali, figurando di fatto, se passassero le tesi ultraliberiste, una perdita di sovranità in cui il diritto dei privati prevarrebbe su quello degli Stati. Sui lavori dell’Arev, il Gambero Rosso ha intervistato il segretario generale Dominique Janin. Ecco cosa ci ha risposto.

Uno dei temi centrali della XXII sessione plenaria dell’Arev, appena terminata, è stata la trattativa di libero scambio tra la Ue e gli Usa. Quali novità ci sono e quali sono i rischi a cui andiamo incontro?
Il rischio principale è che l’agricoltura e la viticoltura diventino ancora una volta la variabile per aggiustare le questioni nell’ambito dei negoziati che sono soprattutto a beneficio dei prodotti industriali e dei servizi. Bisogna tenere sempre presente che il trattato Alena (Usa, Canada e Messico) ha avuto come conseguenza il crollo delle piccole e medie imprese messicane. Dobbiamo anche renderci conto che gli Stati Uniti cercano di stabilire accordi di libero scambio transpacifici (Ttp) con tutti i Paesi asiatici, eccetto la Cina: un’esclusione che non mancherà di provocare ritorsioni commerciali o di regolamenti Ma il rischio per l’Europa è anche di perdere la sua “anima” nell’ambito del grande mercato transatlantico (con la competizione tra dollaro ed euro), mentre non ha ancora iniziato a consolidare il proprio mercato interno.

Il fronte di discussione con gli Usa è piuttosto ampio. Si va dal riconoscimento del “biologico” alle pratiche enologiche e ai domini internet di “vino”, alle indicazioni geografiche. Su quali temi l’Arev sarebbe disponibile a trattare?
È bene sapere che tutti gli argomenti discussi sono gli stessi che non sono stati trattati o che sono stati trattati male in occasione dagli accordi bilaterali Ue-Usa, negoziati dal commissario Marianna Fischer Boel nel 2005. La protezione delle indicazioni geografiche semigeneriche e le menzioni tradizionali – collegata al problema con l’Icann (Internet corporation for assigned names and numbers)per i domini internet sulle parole .wine, .vin, ecc. – e le pratiche enologiche, per noi, non sono negoziabili.

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In questo contesto quale ruolo può giocare l’Oiv?
Gli Stati Uniti quando non sono in grado di imporre i propri interessi al resto del mondo, cessano ogni forma di cooperazione multilaterale in favore degli accordi bilaterali: hanno abbandonato l’Oiv proprio per preservare le loro pratiche enologiche più lassiste. In questo settore, la Ue ha scelto l’Oiv come riferimento, in modo che il consenso multilaterale dei 45 Stati membri non sia trascurabile. Anche riguardo alla questione Icann, l’Oiv deplora l’atteggiamento degli Stati Uniti.

Qual è il bilancio di questi anni di attività dell’Arev? È riuscita a incidere sui meccanismi decisionali di Bruxelles?
Arev, insieme con le altre associazioni, è riuscita a far abbandonare la totale liberalizzazione dell’impianto dei vigneti nel 2016, che avrebbe portato conseguenze nefaste in Europa – dal punto di vista sociale, ambientale e paesaggistico – nella direzione della industrializzazione della viticoltura a scapito delle piccole e medie aziende agricole. Siamo fieri di aver fatto evolvere le posizioni del Commissario Ciolos nel senso di mantenere un regolamento che consenta lo sviluppo dei vigneti. Arev è anche riuscita a contrastare la decisione della Commissione di autorizzare “il rosato come misto di vino bianco / rosso”, che sarebbe stata una eresia voluta dalle grandi multinazionali del commercio. Sempre Arev lavora a stretto contatto su tutti i temi (accise, etichettatura, ecc.) con il Parlamento Europeo e il suo Intergruppo viticoltura che svolge un ruolo importante per la procedura di co-decisione, introdotto dal Trattato di Lisbona.

Arev: http://www.arev.org/it

a cura di Andrea Gabbrielli

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Questo articolo è uscito sul nostro settimanale Tre Bicchieri del 15 maggio.
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