Ultimo step della nostra caccia ai vini eretici. Quelli che osano infrangere il tabù vitigno-territorio e lo fanno in virtù di un'ispirazione così decisa da essere vincente. Oggi vi presentiamo il Pinot Nero dal forte accento borgognotto di Masut da Rive e il Bordò (si, scritto proprio così) di Le Caniette.
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Ultimo appuntamento di un ciclo dedicato ai vini originali, eretici, o se preferite strani. Insomma quelli che sorprendono, e piacevolmente. Per quella lettura imprevista del vitigno o del territorio, o magari di tutti e due, per quello spirito autarchico e un po’ ribelle che varca i confini tradizionali in virtù di un’ispirazione ben fondata. Che, oggi, porta vini e vitigni di impronta francese al di sotto delle Alpi. Si tratta qui di Pinot Nero, che certo curioso non è, ma realizzato con un piglio così borgognotto da essere inserito d’ufficio nel gruppo degli strani. E poi il Bordò, che non è un’italianizzazione del Bordeaux, ma una versione nostrana della Grenache, allevata in terra ascolana. Ve li presentiamo qui: l’Isonzo Maurus 2011 di Masut da Rive e il Marche Rosso Cinabro 2010 prodotto da Le Caniette.

Masut da Rive.Isonzo Maurus 2011
(punteggio Vini d’Italia: 88)

Dice: ma ora è diventato strano pure il Pinot Nero? Il Masùt sarà mica l’unico? Risposta (e giustificazione, lo riconosco, molto snob): vero, il Pinot Nero da noi lo fa più d’uno. Ma trovarne uno (nostrano) che mi piaccia fino in fondo è così raro da confinare, anzi sovrapporsi, con lo strano. E quando è vero (e nel caso del Maurus lo è) ecco la spinta per inserirlo in questo pool di “diversi”, ciascuno a modo suo. Masùt, che Il Maurus lo produce, è un ramo di quel solido tronco che è la famiglia Gallo (Silvano, e ora i figli Fabrizio e Marco). Dalla cantina di Mariano del Friuli escono con regolarità bianchi e rossi di grande interesse. Questo borgognotto fuor di patria, però, è roba a parte. La vigna piantata per prima ora ha l’età (è del 1985) e il moodgiusti, per Fabrizio e Marco. E così è nato il Maurus 2011, selezione che va, secondo i produttori, oltre quanto fatto e provato finora. La vendemmia è ottobrina. Fermenta a 18-22 gradi, poi fa legno da 300 litri (fino a 18 mesi) e vetro. Spiega Fabrizio: “Ci sono volute tante vendemmie per capire cos’è il Pinot Nero, e la nostra passione per questo vino ci ha fatto andare avanti anche quando i risultati non erano quelli sperati. Ora col Maurus pensiamo d’aver trovato il modo giusto per esprimere nel vitigno la nostra personalità e la territorialità friulana. Ha la complessità, la struttura e la potenza dell’Isontino, mantenendo però la sua verticale eleganza. E per noi è solo il punto di partenza. Marco ed io abbiamo grandi progetti e solo il tempo ci darà ragione”. Nel frattempo, lavoro e rispetto. Così, dopo l’11 ci sarà un Maurus ’12; ma non il ’13, cassato perché non all’altezza. La qualità chiede sacrifici. È come dev’essere; sa di quel di cui deve sapere. È leggiadro ma sodo, e non pesante. Non ha tannini caricaturali per la varietà. Regala piccoli frutti aggraziati, ma anche spezia abbondante (in fondo sempre Sud del Nord siamo…), poi nuance appena tostate, e piccoli gomiti legnosi, figli di evidente gioventù. Ma nulla che obliteri o incapsuli gli aromi. La legge del Pinot Nero in fondo è semplice. Solo che, come per molte cose semplici (e regali) è complicatissima, e per pochi, la via per arrivare al cuore. Questo Masùt (circa 30 euro il prezzo) ce l’ha fatta. Ultima prova? Il Maurus lo distribuisce uno (Cuzziol) che di Pinot Noir “originari” (leggi borgognotti) in catalogo ne ha un tot, forieri di impietosi confronti. Se, con orgoglio, ne propone uno italiano, un motivo c’è…

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Le Caniette. Marche Rosso Cinabro 2010
(punteggio Vini d’Italia: 90)

La vigna come testimone della storia racconta il doppio passaggio dei francesi: prima seguendo l’omino col cappellone proporzionato alle sue ambizioni (smisurate), poi come guardiani dello Stato Pontificio (le Marche ne erano parte) e del suo confine. Con un lascito fatto anche di vitigni, più o meno noti, più o meno individuati, più o meno fortunati. Poi il break terribile della fillossera e quel che ne restò, come vigna franca o come semplice memoria. E oggi la confusione lessicale di una varietà detta spicciamente in argot locale “bordò”, ma che con Bordeaux ci azzecca poco, essendo a tutti gli effetti una nipotina della Grenache che abita in Francia, ma non le rive della Garonna, bensì (migratavi dalla Catalogna) il Rodano, la Linguadoca, la Provenza, il Roussillon; e che, sotto lo pseudonimo di Cannonau, vive in Sardegna, con la fortuna che si sa. Insomma: adatta a terreni fini, allenata a reggere la siccità, tendente forse al non granché acido, ma generosa d’aromi (sorprendenti, e ovviamente dipendenti da habitat e modi d’uso) eccola, ribattezzata Bordò (stavolta con la maiuscola) conquistare alcuni tra i più attenti e animosi produttori della Marca bassa: il Casolanetti del Kurni, per dire; e i Vagnoni delle Caniette, quelli che danno ai vini i nomi delle figlie (Gaia, Lucrezia, Veronica) o dei colori usati da grandi pittori (Morellone). Il nome scelto per la Grenache all’ascolana è Cinabro. Il primo tuffo è col 2009. La convinzione di aver fatto centro arriva subito. Il 2010 è un bis arciconvinto (il 2011 è in elevazione, ma deve attendere, e va atteso). Peccato che la produzione minima (e una spolverata di grandi ambizioni, va detto…) spinga molto in su il prezzo: unico fattore frenante per un vino specialissimo che si vorrebbe avere spesso in casa. Spezia a go-go. Mutevole, abbondante, capace di smarcarsi presto dal legno che pure inizialmente le incipria il naso. E poi prugna, dolce, abbondante. E, dolce anch’esso, cioccolato bianco, che va a ricongiungersi al filo di vaniglia ancora aleggiante nel bouquet. La bocca è tanta, ma non “troppa”. Non inutilmente pesante, insomma. E il colpo d’ala nel lungo finale è che il “centro” del vino non perde la via, non si “ammolla”, esorcizzando ogni stucchevolezza. Richiede incontri con cibi complessi e a loro volta dai molti profumi, questo vino. E (come detto) un po’ d’animo al momento della scelta: visto che vola sopra il livello dei 75 euro.

Masut da Rive | via Manzoni, 82 | Mariano del Friuli (GO) | tel. 0481.69200 | www.masutdarive.com
Le Caniette | c.da Canali, 23 | Ripatransone (AP) | tel. 0735.9200 | www.lecaniette.it

La Corsa | s.da del Prataccione, 19 | Orbetello (GR) | tel. 0564.880007 | www.lacorsawine.it
Siddura | loc. Siddura | Luogosanto (OT) | tel. 079.6513027 | www.siddura.com

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a cura di Antonio Paolini

Articolo uscito sul numero di Giugno 2014 del Gambero Rosso. Per abbonarti clicca qui

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