Il nuovo documento consultivo stilato da Inail, Iss, Ministero della Salute e Aifa tiene conto della circolazione delle varianti del virus per suggerire nuove misure di prevenzione e contenimento del contagio. Una potrebbe costringere i ristoranti a ripensare nuovamente tutto.
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Ci risiamo. Un anno fa, in vista della riapertura dei ristoranti a seguito del primo lockdown, sulle misure e gli accorgimenti necessari per ripartire in sicurezza si spendevano tante parole. Congetture, desiderata, dubbi, recriminazioni, nell’incertezza di quello che sarebbe stato. Ormai da mesi, quel pacchetto di misure anti-Covid è diventato abitudine, a partire dal distanziamento minimo tra tavoli e commensali al ristorante, fissato nella misura di un metro. Allora, come oggi, le raccomandazioni dell’Inail, dell’Iss, del ministero della Salute e dell’Aifa si sono rivelate fondamentali per stabilire una linea di condotta ratificata dalla legge. Anche se poi le Regioni hanno considerato le indicazioni Inail come tali: prendendo alcune cose e tralasciandone altre, a partire dal famoso regolamento dell’Emilia Romagna, che poi venne adottato in tutta Italia.

Le raccomandazioni di Iss e Inail per contenere le varianti

E a un anno di distanza, mentre l’Italia della ristorazione vive quello che, a tutti gli effetti, è il suo secondo lockdown, le forze deputate a valutare l’attuale situazione di rischio e le contromisure necessarie stilano un nuovo documento orientativo, contenente “Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in tema di varianti e vaccinazione”. A fare la differenza, per quel che potrebbe riguardare la permanenza al tavolo di un ristorante quando le attività potranno riaprire (non prima del 6 aprile), è proprio la circolazione di varianti più contagiose, ormai ampiamente diffuse in Italia. Infatti, si legge nel rapporto, sebbene possa essere confermata la distanza minima interpersonale di un metro quando si indossa la mascherina, gli esperti ritengono opportuno aumentarla “fino a due metri, laddove possibile e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo“.

Tavoli distanti due metri al ristorante

Un parere che – ricordiamolo – ha solo titolo consultivo, ma potrebbe complicare non poco la gestione dei coperti in sala, con le attività di ristorazione chiamate ad aumentare il distanziamento tra tavoli fino a due metri, se le indicazioni fossero accolte dal governo (per non parlare dell’eventualità che la distanza di due metri sia imposta anche ai commensali riuniti intorno a uno stesso tavolo, se non conviventi).

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Distanze tra i tavoli. Iniziare a ragionarci e organizzarsi

Prematuro, al momento, allarmarsi, anche in considerazione del fatto che già un anno fa, come detto, tra le prime raccomandazioni dell’Inail e dell’Iss era balenata l’ipotesi di imporre un distanziamento di due metri al ristorante, poi non recepita. Certo, però, non è sbagliato iniziare a considerare l’eventualità di dover affrontare un ulteriore ostacolo sulla via del ritorno alla normalità, almeno nei primi mesi di limbo, dopo la riapertura, auspicando che nel frattempo la vaccinazione proceda speditamente. Anche se, ribadisce il documento, il vaccino non sarà un liberi tutti: ognuno, “anche se ha completato il ciclo vaccinale, per proteggere se stesso, i colleghi, nonché i contatti in ambito familiare e comunitario, dovrà continuare a mantenere le stesse misure di prevenzione, protezione e precauzione valide per i soggetti non vaccinati, in particolare osservare il distanziamento fisico (laddove possibile), indossare un’appropriata protezione respiratoria, igienizzarsi o lavarsi le mani secondo procedure consolidate”.

Una strada per tamponare almeno parzialmente il problema? Lo abbiamo ribadito con insistenza: puntare, ancor di più, sulla somministrazione all’aperto. Lì qualsiasi rischio si riduce radicalmente e allo stesso modo qualsiasi prescrizione si attenua necessariamente.