Positive le stime dell'Osservatorio del vino sui consumi di Natale e Capodanno. L'estero (+24%) premia gli spumanti di qualità. Si berrà soprattutto Prosecco, ma c'è dinamismo anche tra le altre Doc e Docg, dalla Franciacorta al Trento Doc. 

Pubblicità

La buona annata delle bollicine italiane

Bollicine italiane in decisa crescita per queste festività. L’Osservatorio del vino stima in 62 milioni di bottiglie da 0,75 litri il consumo di spumanti italiani nel nostro territorio, in aumento del 10% sullo scorso anno; parallelamente, all’estero si prevede un consumo di 158 milioni di bottiglie, con un lusinghiero +20%; nello stesso periodo, l’Italia importerà quasi 3,5 milioni le bottiglie dall’estero. Un quadro nel complesso buono per questo segmento del vino made in Italy, in vista di uno dei periodi più attesi dell’anno dal punto di vista commerciale. A guardare poi la produzione, se saranno confermate le tendenze registrate tra gennaio e settembre, il 2016 potrebbe chiudersi per la spumantistica nazionale a quota 625 milioni di bottiglie, ovvero 4,69 milioni di ettolitri e +18% di aumento sul 2015; allo stesso tempo, le esportazioni dovrebbero superare quota 450 milioni di bottiglie, pari a 3,4 milioni di ettolitri.

 

Il mercato degli spumanti Doc

La famiglia degli spumanti italiani rappresenta un record di biodiversità e ricchezza organolettica“, afferma il presidente di Uiv, Antonio Rallo, ricordando le 153 tipologie Doc, le 18 Docg e le 17 Igt che compongono la gamma delle bollicine italiane. Le vendite fuori confine sono trainate in particolare dagli spumanti Doc. Questa categoria, in particolare, cresce del 23% a volume e del 29% a valore, secondo le stime dell’Osservatorio su dati Ismea, con un’importante performance del Prosecco (+28% a volume e +38% a valore). Nel solo periodo gennaio-settembre, le esportazioni di vino italiano hanno superato i due milioni di ettolitri, con incrementi a due cifre nei dodici mesi (base annua): +21% a volume e +24% a valore. Confermato anche il dinamismo delle tipologie minori, che rappresentano comunque oltre il 20% della produzione italiana. Tra queste, per citarne alcune, Franciacorta, Trento Doc, Oltrepò Pavese. “I nostri spumanti” aggiunge Rallo “stanno conquistando nuovi consumatori, stimolano modalità e occasioni di consumo innovative e moderne, rivelandosi un eccellente apripista per gli altri vini di qualità del nostro Paese“.

Pubblicità

I dati sulle vendite estere sorridono in modo particolare agli spumanti di qualità. Quelli “comuni”, infatti, segnano un +7% in quantità ma perdono il 3% del valore rispetto allo scorso anno; gli spumanti “varietali” sono in flessione rispettivamente dell’1% e del 2%.

 

Export. Regno Unito e Usa in testa

I clienti principali delle bollicine italiane restano quelli anglosassoni: il Regno Unito, primo mercato di destinazione, che in nove mesi ha visto crescere i valori del 46%, a 236 milioni di euro, per un quantitativo pari a circa 700 mila ettolitri (+30%); seguito dagli Stati Uniti, dove l’export italiano vale oltre 185 milioni di euro (+31% sul 2015) e un incremento in quantità del 23%, a 465 mila ettolitri. Sul fronte europeo, la Francia ha importato tra gennaio e settembre 28 milioni di euro di spumanti italiani, aumentando le richieste del 75%, per una spesa cresciuta del 57%. Anche la Spagna mostra più interesse per le nostre bollicine con un aumento a valore del 71%. Spumanti italiani in terreno positivo anche sui canali tradizionali del mercato interno: nella grande distribuzione organizzata, le vendite risultano in aumento del 13% in quantità, per una spesa corrispettiva che sale del 15%.

 

Pubblicità

a cura di Gianluca Atzeni