Peroni sarà giapponese? La bionda italiana pronta a passare ancora di mano. L'offerta di Asahi

11 Gen 2016, 15:30 | a cura di Livia Montagnoli

La birra nata in Italia nel 1846 era stata acquistata nel 2003 da SabMiller. Ma presto, per favorire la fusione storica tra l'azienda sudafricana a An InBev potrebbe finire al gruppo giapponese Asahi, che mette sul piatto un'offerta invitante: 3,12 miliardi di euro. 

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Il risiko della birra. Un gioco di incastri

Si parla di un'offerta che supera i 3 miliardi di euro. Perché i giapponesi, pur di mettere le mani sulla birra Peroni, sono pronti a tutto. In realtà al tavolo delle trattative l'azienda giapponese Asahi Group Holdings incontrerà il colosso internazionale SabMiller, che nel 2003 aveva acquistato la bionda prodotta in Italia dal 1846 (quando Francesco Peroni fondò l'azienda a Vigevano). Il resto è storia più recente, quando lo scorso ottobre il gruppo sudafricano, secondo produttore di birra al mondo, accettava l'offerta di acquisto (90 miliardi di euro) lanciata dagli anglo-belgi di An InBev (i più potenti sul mercato), portando in dote Foster, Peroni, Nastro Azzurro e Pilsner Urquell. Dalla fusione tra i due colossi nascerebbe una realtà da più di 250 miliardi di capitalizzazione, segnando un'operazione storica nel settore della birra industriale.

Peroni è in vendita. E piace al Giappone

Ma la necessità di svicolare alle leggi antitrust (solo così l'operazione andrebbe in porto) ha portato An InBev a mettere in vendita proprio il marchio Peroni, che - insieme a Groschl - rappresenta un mercato appetibile per potenziali acquirenti in virtù delle piccole dimensioni e del suo radicamento sul mercato nazionale. E infatti all'inizio di gennaio la proposta d'acquisto ha ricevuto un'offerta che sarà difficile rifiutare. Il gruppo giapponese ha messo sul tavolo 3,12 miliardi di euro, anche se i numeri non sono ancora stati ufficializzati. Alla cifra da capogiro corrisponderebbe anche il passaggio di proprietà del brand olandese Groschl. Così la fusione tra Sabmiller e An InBev otterrebbe il via libera dall'Ue, mentre i giapponesi di Asahi conquisterebbero un avamposto sul mercato europeo, per restare in campo con i grandi produttori. Non a caso, se l'affare dovesse concludersi, si tratterebbe del più generoso (e oneroso) acquisto oltreoceano di un produttore di birre giapponese.

E la birra che ricorda agli italiani il boom economico degli anni Sessanta, quella cara all'immaginario collettivo grazie all'efficace strategia di comunicazione che ha attraversato gli ultimi decenni, è pronta a passare nuovamente di mano. Mentre continua a espandere la sua presenza all'estero: oggi oltre un milione di ettolitri sono venduti oltreconfine.

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