Viticoltura eroica, la chiamano, per la difficoltà di coltivare terreni impervi, come quelli a picco sul mare dell’isola del Giglio. Qui, 4 anni fa, nasceva il progetto di Pier Paolo Giglioni: produrre il vino più costoso d’Italia. Solo 600 bottiglie l’anno, da destinare a fondi di investimento. 

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Perseo&Medusa. L’idea

Non sono poche le regioni vinicole d’Italia che vantano l’appellativo di viticoltura eroica. La qualità che condividono si deve alla tenacia dell’uomo che ha saputo strappare terre difficili e impervie all’abbandono, addomesticando una natura selvaggia ai limiti dell’inospitale per valorizzare le peculiarità di terroir vocati. È così che sull’isola del Giglio, al largo della costa Toscana, un pugno di viticoltori ha ricavato sui pendii scoscesi raggiunti dalla brezza del Tirreno una serie di terrazzamenti, oggi ridisegnati da filari di vite ordinati. E al mito di Perseo che lotta con Medusa – l’uomo che con tenacia si oppone all’imbattibilità della natura divina, e vince, entrando nell’Olimpo degli eroi – si è ispirato Pier Paolo Giglioni quando ha scelto di avviare la sua attività in un piccolo fazzoletto di terra a picco sul mare. Una produzione di nicchia, da vitigno autoctono Ansonica vinificato in purezza, e raccolto a mano secondo l’antica tradizione del Giglio (del resto l’utilizzo di mezzi meccanici è reso impossibile dalle caratteristiche del terreno), con la collaborazione di due produttori locali, Giovanni e Simone Rossi de La Fontuccia.

Nessun sostegno chimico in vigna, ma solo il giusto mix tra salsedine e siccità, gli opposti che si completano. Poi un passaggio in acciaio e 24 mesi di affinamento in bottiglia, per una produzione che non supera le 600 unità all’anno. E infatti il segmento di mercato cui aspira Perseo&Medusa è quello della bottiglia da investimento: ogni confezione contiene due bottiglie, una da bere, l’altra da collezione. Ma c’è di più: solo una parte è destinata alla clientela privata, mentre il canale privilegiato è quello dell’hedge fund, il mondo della finanza. Con l’idea di presentare ai potenziali investitori un prodotto made in Italy che celebra artigianalità, design e stile, proponendo il vino più costoso mai offerto sul mercato.

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Il vino più costoso d’Italia

Un progetto ambizioso, dunque, che proprio nei giorni scorsi – a 4 anni dall’idea dell’imprenditore di Montepulciano, arrivata mentre Giglioni passeggiava su un sentiero che da Castello porta a Capel Rosso, come ha raccontato lui stesso – ha prodotto i primi risultati importanti. All’asta organizzata per coinvolgere 600 wine club di tutto il mondo collegati in streaming, una delle bottiglie della prima vendemmia 2014 è stata aggiudicata a un investitore di Shangai per 330mila euro (di fatto l’offerta più alta mai avanzata per un vino italiano, e tra le più alte somme mai spese per un bianco nel mondo). Ma le offerte di rilievo erano fioccate da molti compratori internazionali, da Hong Kong a Miami, a Dubai, in un appassionato gioco al rialzo, che ha finito col premiare la Cina. E intanto Giglioni tratta con Jp Morgan e Morgan Stanley, celebri gestori finanziari, per piazzare il 50% della produzione in un fondo di investimento. Mentre proprio in occasione dell’asta, la bottiglia numero 1 è stata donata al Comune dell’Isola del Giglio, cui andrà anche il 10% del fatturato, tramite una fondazione nata per tutelare le tradizioni e le produzioni dell’isola. Sempre, e soprattutto, con un occhio di riguardo al profitto, perché la passione non esclude la voglia di produrre guadagno e contribuire alla fama dell’isola (e della viticoltura italiana) nel mondo.

 

www.perseoemedusa.com

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a cura di Livia Montagnoli