Un'innovativa pratica agricola si sta diffondendo sempre di più nelle province di Milano, Lodi e Bergamo: è l'auto-raccolta, sistema che offre ai consumatori la possibilità di cogliere da soli i frutti che desiderano acquistare direttamente dal campo.

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L’auto-raccolta

Ho piantato 700 ciliegi, soprattutto duroni, ma anche 20 peschi, 20 susini, varie piante di more e lamponi, poi 100 piantine di mirtilli. Ho anche delle arnie. Insieme ai compagni dell’agraria faremo miele di acacia e millefiori”. A raccontare di questo progetto è il giovane Marco Mizzi, 26enne di Montanaso (Lodi) appassionato di agricoltura che ha deciso di recuperare circa un ettaro e mezzo di terreno incolto per vivere dei frutti della terra. Lasciando ai consumatori la possibilità di scegliere e raccogliere autonomamente quelli che preferiscono. Si chiama ‘pick your own’ ed è una nuova pratica di auto-raccolta nata nel Regno Unito e diffusasi da qualche anno a questa parte anche nel Nord Italia. Il sistema è semplice: i clienti si recano nell’azienda agricola, selezionano i prodotti disponibili su consiglio dei proprietari, e li colgono direttamente dall’albero o dall’orto. Una tecnica così innovativa e originale non poteva che coinvolgere il pubblico più giovane, stimolando i ragazzi appassionati a sviluppare una mentalità imprenditoriale. Quando ha incominciato ad avviare il frutteto, Marco aveva solo 23 anni e si era iscritto alla Facoltà di agraria a Milano. “In terza elementare già dicevo che volevo fare il fiorista. Invece sono arrivato a coltivare la frutta con il metodo della lotta integrata. È difficile trovare qualcuno che lo faccia. Più avanti, magari, arriverò al biologico puro, ma prima devo imparare”. Oggi ha un’attività ben rodata: “A chi si presenta al mio campo consegno dei cestini da un chilo, spiego come raccogliere e indico quali sono i filari già maturi”.

La formazione del consumatore

Ma Marco non è il solo ad aver scommesso su questo nuovo modello di impresa. Nelle province di Milano, Lodi e Bergamo, diversi agricoltori stanno sperimentando questo metodo. A Valbrembo, in provincia di Bergamo, è il 28enne Matteo Locatelli a metterlo in pratica: “Abbiamo un totale di circa 8600 piante da frutto e diamo la possibilità ai nostri clienti di cogliere direttamente dai rami ciliegie e pesche”. Cestini da 1, 2 o 5 chili per un prezzo che si aggira attorno ai 4 euro al chilo. Ma c’è anche la possibilità di comprare cestini già confezionati con frutta selezionata a 5 euro al chilo. Un sistema di vendita innovativo che contribuisce anche alla formazione del consumatore: raccogliendo da sé i frutti, il cliente si trova costretto a doversi confrontare direttamente con il produttore per uno scambio continuo di informazioni. In questo modo, viene a conoscenza dei tempi di maturazione dei prodotti e dei metodi di raccolta, e soprattutto può osservare sul campo quanto è complesso e arduo il lavoro agricolo. A questo proposito, Matteo fa anche lezioni ai bambini,“per insegnare loro la cultura dei cibi sani e genuini e il rispetto per la natura”.

Ma come funziona l’auto-raccolta? “C’è chi arriva da casa già con le proprie borse, mentre a chi ne è sprovvisto diamo noi delle cassette”, spiegaGiuliano Fumagalli, 52 anni, di Oreno di Vimercate. Per comunicare al meglio i prodotti e i tempi di raccolta, poi,“all’entrata si trova un cartello dove scrivo cosa su può raccogliere in quel determinato giorno”. E il prezzo? “Un euro al chilo indifferentemente da quali ortaggi abbia colto”.

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I vantaggi e il successo

Diversi i vantaggi di questo sistema, primo fra tutti “il fatto di non avere costi di manodopera”. Una riduzione notevole dei costi fissi: Giuliano ha infatti smesso di fare pubblicità, “ho un’ampia clientela molto fidelizzata”, tanto da arrivare ad accogliere circa 200 clienti ogni sabato. Perché quella dell’auto-raccolta è una pratica che coinvolge un pubblico variegato, dalle famiglie con bambini agli appassionati, dagli addetti ai lavori ai consumatori comuni che vogliono sentirsi parte della filiera produttiva. “Quella della raccolta fai da te”, spiega Sofia Montorfano, 36 anni, di San Damiano di Cantù (Como), “più che un’idea è stata una richiesta specifica dei nostri clienti abituali, alla quale siamo voluti andare incontro”.

E i fiori…

Ma non solo frutta e verdura. A Cornaredo, in provincia di Milano, due giovani olandesi, Edwin Koeman e Nitsuhe Wolanios, hanno portato in Italia il primo giardino di tulipani, dove i consumatori possono entrare e cogliere personalmente quelli che preferiscono. Coltivazione a regime biologico, “niente antiparassitari” per un terreno di circa un ettaro, che Edwin è riuscito a preparare grazie alla collaborazione di alcuni agricoltori Coldiretti della zona.

a cura di Michela Becchi